La Nuova Ferrara

Tutte le associazioni di Casa della Patria contestano il Comune 

Tutte le associazioni di Casa della Patria contestano il Comune 

Ieri a Ferrara si è tenuto un nuovo incontro del Comitato «Il Museo del Risorgimento qui perde valore: vada altrove»

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Il nodo è sempre quello: cosa ne facciamo del Museo del Risorgimento e della Resistenza? Lo spostamento alla Casa della Patria “Pico Cavalieri” ha sollevato tante proteste, in primis per lo stesso Museo, che perde il fascino della collocazione al Palazzo dei Diamanti per finire in una struttura non consona per spazi, senza parlare delle 13 associazioni che perderebbero la loro storica sede, donata con tanto di lascito ufficiale dalla famiglia di Cavalieri.
Dopo la notizia improvvisa della decisione dell’amministrazione di spostare il Museo per i lavori di allargamento dei Diamanti, le associazioni combattentistiche sono insorte ottenendo - a fatica - un incontro con il sindaco Tagliani. Ma l’esito non è stato dei migliori, la soluzione prospettata non soddisfa nessuno, con una drastica riduzione degli spazi per le associazioni, metà delle quali costrette ad andarsene. Così ieri pomeriggio c’è stato un nuovo incontro del Comitato delle associazioni.
«Numerose sono state, nel corso dell’ultimo mese, le voci della cultura ferrarese che si sono levate a difesa della integrità della Casa della Patria “Pico Cavalieri” e delle associazioni combattentistiche, d’arma, patriottiche, partigiane e storico culturali che vi trovano la sede da diversi anni. Altrettante numerose - spiegano i rappresentanti delle associazioni in un comunicato - sono state le iniziative culturali, organizzate sia nella Casa della Patria, che hanno manifestato la vitalità, ormai consolidata, delle organizzazioni suddette e la ferma volontà di mantenere saldi i valori patriottici, della memoria e del ricordo di coloro che hanno sacrificato la vita per la libertà e la democrazia nazionale. Per questi motivi stupisce e addolora la volontà dell’amministrazione comunale di non voler tenere nella debita considerazione le suddette sssociazioni, che hanno la propria sede presso il Palazzo Cavalieri, alcune delle quali – dopo il terremoto - hanno trovato una sede provvisoria altrove e che esprimono ora la volontà di rientrare. Non tutte le 13 associazioni sono state considerate nel prospetto di minima presentato dal sindaco nell’incontro con il Comitato delle associazioni, che comunque è apparso insufficiente e non supportato da un’attenta ed approfondita analisi storica -scientifica».
La necessità di intervenire viene riconosciuta da parte di tutti: «Siamo convinti della necessità dei lavori di ristrutturazione dell’edificio, ma non si comprendono le ragioni per cui al suo interno debba trovare spazio anche il Museo del Risorgimento e della Resistenza. L’importanza di questa istituzione è fuori discussione sia per la valenza simbolica che per l’intensa attività svolta. Si tenga, inoltre, presente che moltissimi archivi e materiali – oggi nei magazzini del Museo -, al momento attuale non trovano lo spazio adeguato per la loro esposizione e valorizzazione e non lo troverebbero certamente negli spazi individuati all’interno di Casa della Patria. Motivo per cui si ritiene opportuna l’individuazione di una sede ad hoc, possibilmente collocata in una zona centrale della città, maggiormente fruibile. E se si ribadisce con forza la volontà delle nostre associazioni a difendere sia i valori fondanti le rispettive mission che il contesto logistico (così come riconosciuto dagli atti notarili e dalle delibere dell’assemblea comunale), diamo pure la disponibilità ad una elaborazione progettuale condivisa che, nel rispetto degli assetti consolidati nel corso del tempo, possa valorizzare in modo significativo e nelle opportune sedi, il grande patrimonio culturale e materiale espresso dal Museo suddetto e dalle stesse associazioni. Perché la Casa della Patria “Pico Cavalieri” è il luogo della Memoria e del Ricordo di tutti».
Da notare che al Comitato aderise anche l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano di Ferrara, che ha sede proprio all’interno del Museo.
Insomma, volontà condivisa da tutte le entità coinvolte, disponibilità al dialogo ma fermezza nelle proprie posizioni. La palla passa nuovamente all’amministrazione: adesso che cosa succederà? (d.b.)

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