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Torna Blow Up, l’omaggio di Cannes ad Antonioni 

Torna Blow Up, l’omaggio di Cannes ad Antonioni 

A cinquant’anni dalla vittoria della Palma d’Oro il film del cineasta ferrarese torna in una nuova edizione restaurata dalla Cineteca di Bologna

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Blow Up cinquant’anni dopo. Era il 1967 quando il film di Michelangelo Antonioni vinse la Palma d’Oro al festival del cinema di Cannes e oggi quella pellicola, che nel corso degli anni è diventata una vera e propria pietra miliare del cinema, torna alla kermesse francese in versione restaurata. L’opera, restaurata da Cineteca di Bologna, Cinecittà-Istituto Luce e Criterion, in collaborazione con Warner Bros e Park Circus sarà capofila della sezione Classici al festival che si aprirà dopodomani. Il restauro è stato realizzato nei laboratori di Criterion a New York e L’Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna, con la supervisione del direttore della fotografia Luca Bigazzi.
Criterion, azienda il cui obiettivo è pubblicare in home video film classici dopo averli restaurati e rimasterizzati, allegando degli extra su produzione o curiosità sul film, ha appena fatto uscire in dvd il lungometraggio del regista ferrarese, accompagnandolo a Blow Up di Blow Up, documentario di Valentina Agostinis che da voce a molti testimoni: dalla scrittrice Clare Peploe al regista Piers Haggard, dal fotografo David Montgomery alla modella Jill Kennington. Tutti coinvolti nell’impresa del regista, che si sviluppò nel corso di un anno.
Antonioni aveva lasciato Ferrara e l’Italia per andare a vedere da vicino il nascente movimento della Swuinging London, l’avvento dei Beatles e tutto ciò che erano Londra e l’Inghilterra a metà anni Sessanta. Sarebbe potuto nascerne un documentario, un racconto cronachistico di quello che furono e rappresentarono quegli anni per l’Europa e il mondo intero. Le cose poi, come spesso accade, presero altra forma, identità e nacque Blow Up, il cui soggetto venne ispirato al racconto Le bave del diavolo di Julio Cortazar.
Il film racconta la storia di un fotografo di moda (David Hemmings) che crede di aver visto (e fotografato) un omicidio. Vorrebbe risolvere il mistero ma non ci riesce. La realtà ha mille volti, tutti diversi, e a volte persino l’evidenza, persino un’immagine immortalata da uno scatto fotografico può essere messa in discussione e negate. Il film di Antonioni, che arriva due anni dopo da Deserto rosso e quattro anni prima da Zabriskie Point, inizia come un mistery ma si rivela ben presto come una profonda riflessione che indaga quella sottile linea di confine che divide due universi: realtà e fantasia.
Oltre alla Palma d’Oro a Cannes di mezzo secolo fa, Blow Up ricevette anche due nomination agli Oscar come miglior regia e migliore sceneggiatura originale a Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra e Edward Bond. Nel 1968 poi arrivò la vittoria del Nastro d’argento nel 1968 come regista del miglior film straniero. Quest’anno ricorre anche un altro anniversario, questa volta più triste, e cioè la morte del grande regista. Il cineasta e intellettuale si spense infatti a Roma il 30 luglio del 2007 a novantaquattro anni.
Samuele Govoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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