contento al salone del libro
Con il suo esordio va da Ferrara a Torino
Uno dei titoli presentati alla XXX edizione del Salone Internazionale del Libro è stato “Il Teatro delle Toppe”, esordio narrativo di Vito Contento per Csa Editrice. Il responsabile di “public...
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Uno dei titoli presentati alla XXX edizione del Salone Internazionale del Libro è stato “Il Teatro delle Toppe”, esordio narrativo di Vito Contento per Csa Editrice. Il responsabile di “public history” dell’istituto di storia contemporanea di Ferrara, prima di dare il manoscritto alle stampe ha fatto incetta di premi letterari, piazzandosi pure nella cinquina finalista del “Mario Soldati” di Torino.
«L’idea è nata dal trattamento per un’animazione – esordisce l’autore – Mi piacevano alcuni elementi e ho deciso di farne un romanzo. Ho la sensazione che quanto diceva Calvino sullo scrivere “il giusto necessario” fosse un consiglio da seguire». Contento ha lavorato su un respiro breve, per cui ogni capitolo richiama il precedente, diventando una serie di racconti per luoghi, ambientati nella Rimini di un secolo fa. «Amo quella città da quando dodicenne ho visto i primi film di Fellini. È sempre stata un simbolo della fantasia. Poi frequento da tempo il Montefeltro e sapevo di un teatro distrutto dai bombardamenti, che stenta a rinascere».
Fa impressione pensare alle bombe che piovevano su Rimini, che arrivavano dal mare nel 1916; per quanto fosse tranquilla, era in faccia all’Impero Austroungarico.
Mr. Chadwick, il protagonista, è l’incarnazione della bontà: si tratta di un filantropo, un tipo umano che cozza con gli imprenditori attuali.
«Oggi ci sono troppi Lapo – incalza l’autore – e pochi Olivetti. Manca una classe borghese che si riconduca alla cultura. Vivono questa solitudine molte forme d’arte, il cinema in primis». Chadwick si spende per ricostruire il luogo a seguito di un trauma affettivo, la perdita della moglie avvenuta dentro il teatro stesso. Nell’impresa lo affianca un bimbo, che cresce senza una famiglia. «Nella nostra società avverto l’assenza di punti di riferimento. Siamo deboli in materia di servizi sociali e altre figure sussidiarie. È una questione di senso di responsabilità collettivo. Di fronte a situazioni del genere si dovrebbe verificare una sorta di adozione istantanea». Chadwick provvede istintivamente. È un uomo con le spalle larghe, in grado di sostituire chi è mancato e si spera che non appartenga solo alle fiabe.
Matteo Bianchi
«L’idea è nata dal trattamento per un’animazione – esordisce l’autore – Mi piacevano alcuni elementi e ho deciso di farne un romanzo. Ho la sensazione che quanto diceva Calvino sullo scrivere “il giusto necessario” fosse un consiglio da seguire». Contento ha lavorato su un respiro breve, per cui ogni capitolo richiama il precedente, diventando una serie di racconti per luoghi, ambientati nella Rimini di un secolo fa. «Amo quella città da quando dodicenne ho visto i primi film di Fellini. È sempre stata un simbolo della fantasia. Poi frequento da tempo il Montefeltro e sapevo di un teatro distrutto dai bombardamenti, che stenta a rinascere».
Fa impressione pensare alle bombe che piovevano su Rimini, che arrivavano dal mare nel 1916; per quanto fosse tranquilla, era in faccia all’Impero Austroungarico.
Mr. Chadwick, il protagonista, è l’incarnazione della bontà: si tratta di un filantropo, un tipo umano che cozza con gli imprenditori attuali.
«Oggi ci sono troppi Lapo – incalza l’autore – e pochi Olivetti. Manca una classe borghese che si riconduca alla cultura. Vivono questa solitudine molte forme d’arte, il cinema in primis». Chadwick si spende per ricostruire il luogo a seguito di un trauma affettivo, la perdita della moglie avvenuta dentro il teatro stesso. Nell’impresa lo affianca un bimbo, che cresce senza una famiglia. «Nella nostra società avverto l’assenza di punti di riferimento. Siamo deboli in materia di servizi sociali e altre figure sussidiarie. È una questione di senso di responsabilità collettivo. Di fronte a situazioni del genere si dovrebbe verificare una sorta di adozione istantanea». Chadwick provvede istintivamente. È un uomo con le spalle larghe, in grado di sostituire chi è mancato e si spera che non appartenga solo alle fiabe.
Matteo Bianchi
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