La Nuova Ferrara

DALLA MODA ALLA NATURA SELVAGGIA

Terzani, Graglia e il coraggio di cambiare la propria vita

di SAMUELE GOVONI
Terzani, Graglia e il coraggio di cambiare la propria vita

"Ultra. La libertà è oltre il limite" è nato dall'incontro tra lo scrittore e l'atleta. La presentazione sarà giovedì a Ferrara

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FERRARA. «Il cambiamento a volte fa paura, ma bisogna avere il coraggio di affrontarlo, altrimenti si rimane sempre gli stessi e non ci si evolve più». A dirlo è Folco Terzani, scrittore e documentarista, che giovedì alle 17 sarà a Ferrara (sala Arengo) insieme a Michele Graglia proprio per raccontare una storia di cambiamenti. Una storia racchiusa in Ultra (ed. Sperling & Kupfer), libro nato dall’incontro tra i due in Canada alla Yukon Artic Ultra, la gara più estrema al mondo.
Terzani, come vi siete conosciuti lei e Graglia?
«La prima volta che vidi Michele fu durante una gara a Robilante, in Piemonte. La sua aria da modello non mi piacque granché e quindi non ci parlammo. Mesi dopo lo rincontrai alla Yukon Artic Ultra. Ci presentammo, i pregiudizi caddero e fu come se ci conoscessimo da sempre».
Cosa l’ha colpita di lui?
«Mi intrigava il personaggio. Michele era un modello acclamato e famoso, conduceva una vita glamour, una vita che molti definiscono “da sogno” eppure, a un certo punto, si è chiesto se quello era ciò che desiderava. Ha voltato le spalle al successo e ha iniziato a correre».
Come è nato il libro?
«Volevo raccontare la trasformazione di una persona che prende coraggio e decide di cambiare rotta. La sua storia l’ho raccontata per Vanity Fair e da quell’articolo è nato questo libro che mi ha dato la possibilità di approfondire tanti aspetti e scavare nel profondo. Se tra noi c’era empatia, grazie a questo progetto è nata anche una grande amicizia».
Graglia ha innescato il suo cambiamento fondendo sport e natura. Oggi più che mai abbiamo bisogno di concretezza e sensazioni reali, perché secondo lei?
«Viviamo vite assurde e non ne possiamo più. Prima volevamo isolarci, stare lontani dalla terra e dai rapporti ma la cosa ci è sfuggita di mano e siamo andati oltre. Ora si sta (ri)scoprendo il piacere delle cose concrete; il contatto con la natura, la corsa, il cibo sano, sono tutti sintomi di una società che vuole cambiare direzione, di individui che vogliono riprendere in mano la propria vita».
Da “La fine è il mio inizio” è stato tratto l’omonimo film. Si è rivisto in Elio Germano? Che cosa ha lasciato suo padre?
«Germano è stato magistrale. Non mi ha imitato, l’estetica era diversa ma mi sono sentito rispecchiato. Mio padre (Tiziano Terzani, ndr) diceva sempre: “Fai una vita in cui ti riconosci”, per cui: facciamola, passiamo all’azione. Se vogliamo cambiare, cambiamo. È un gesto che richiede coraggio ma che è necessario».
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