La Nuova Ferrara

LA FLEMMA FERRARESE UN PATRIMONIO

E già questo è un inconfutabile segno dell’atteggiamento proattivo che ha il ferrarese nei confronti del far niente: gli va incontro, lo previene, lo uccide sul nascere, perché anche il far niente se...

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E già questo è un inconfutabile segno dell’atteggiamento proattivo che ha il ferrarese nei confronti del far niente: gli va incontro, lo previene, lo uccide sul nascere, perché anche il far niente se si concretizza potrebbe diventare un fare e questo soprattutto il ferrarese non vuole.
“Piràr” infatti è molto di più che non averne voglia, non arriva neanche alla soglia della voglia, la sventa ancora prima che si formi come ipotesi.
“A pìr” ha la forza della polvere che seppellì le piramidi, un pulviscolo di inazione che paralizza e soffoca.
Il ferrarese è il pitone (non la pitòna!) che inghiotte la preda e la digerisce senza masticare.
La flemma ferrarese ha chiare manifestazioni fisiche e la si può riconoscere ad esempio nella camminata.
Il ferrarese cammina piano, con i piedi nella tipica posizione delle undici e dieci, leggermente incurvato in avanti, le braccia staccate dal corpo che ciondolano appena, per non sudare, per non creare frizioni, la palpebra aperta a metà, così farà prima a chiuderla quando andrà a dormire.
Il ferrarese non gira la testa se deve attraversare la strada, aspetta che giri lei, la strada, che curvi un pochino, così da vedere dietro senza bisogno di voltarsi.
In bicicletta la flemma ferrarese si distingue nella pedalata quasi impercettibile, che sfrutta ogni protuberanza del terreno per fare avanzare la ruota con il minimo sforzo.
Il ferrarese non frena, troppo attrito, troppa tensione, piuttosto gira all’intorno senza direzione fino a rallentare e finire per appoggiarsi con la spalla al palo del semaforo rosso, senza mettere i piedi a terra.
In questo caso però il ferrarese è innervosito, perché ha calcolato male il tempo del rosso e gli è toccato fermarsi, così al verde deve di ripartire. E il ferrarese non vuole mai spingere il pedale duro della ripartenza, con lo sforzo che gli sale su per tutta la gamba, fino all’addome e arriva a premergli anche le tempie.
Il ferrarese vuole solo andare, senza ostacoli, senza velocità, senza quasi muoversi, senza essere visto, sfilare via prima che lo raggiunga qualcosa da fare.
Adesso che la Spal è andata in serie A, il ferrarese è nel panico. Perché ha scoperto che a volerle le cose possono anche succedere, che a osare un’impresa la si può perfino realizzare. Potrebbe prenderci gusto, potrebbe reagire e diventare infine un conquistatore.
Ma questo rischia di mettere seriamente a repentaglio la sua flemma che potrebbe andare perduta per sempre.
Per questo l’Unione europea deve proteggerla prima che sia troppo tardi e salvare la preziosa diversità culturale del verbo “piràr”, patrimonio immateriale dell’umanità.
Diego Marani

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