«Per il Risorgimento non può bastare la Casa della Patria»
Mantovani presidente del Comitato storico illustra i disagi «Al Museo serve spazio: ora una tavola rotonda sul tema»
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«Per ospitare il Museo della Resistenza e del Risorgimento occorrerebbe almeno quattro volte lo spazio che occupa attualmente - sostiene Davide Mantovani, presidente dell’Istituto per la storia del Risorgimento (Comitato di Ferrara), tema sul quale ha scritto almeno una quarantina di testi scientifici molto importanti –. Il trasferimento alla Casa della Patria penalizzerebbe ulteriormente questo patrimonio della nostra memoria, già abbastanza defraudato di tutti i suoi tesori e dove mancano riferimenti a grandi figure come Cicognara, Recchi, Compagnoni, Bonnet, Bassi e decine di altri, comprese le protagoniste femminile di almeno tre importanti salotti ferraresi».
Mantovani non si rassegna all’idea che possa trovare locazione in uno stabile come la Casa della Patria dove sono già presenti – e per mandato testamentario - altre associazioni, ma quali soluzioni ci sono ?
«Ci sarebbero diverse proposte – prosegue – e ne posso individuare almeno tre fra le più idonee allo scopo, anche se sostengo che ogni spazio museale dovrebbe essere adattato a ciò che ospita. Penso, ad esempio, alle imponenti opere della Pinacoteca ed alle possibilità che attualmente il Castello Estense ha di valorizzarle; in previsione di ciò, bisognerebbe infatti rivedere completamente come utilizzare i fondi stanziati per il restauro da parte della Regione ».
Fra i luoghi indicati da Mantovani ci sono Palazzo Massari e le strutture adiacenti, in quanto sede del Museo dell’800 Ferrarese, della collezione De Pisis e, quindi, per affinità potrebbe ospitare anche quello del Risorgimento e della Resistenza.
«Con i milioni stanziati per il teatro Verdi – ricorda Mantovani -, il cui progetto non è assolutamente chiaro, si poteva recuperare Palazzo Prosperi, o il complesso San Paolo che sono le altre soluzioni compatibili».
Uno dei problemi sollevati sono gli spazi richiesti dal Museo del Risorgimento e della Resistenza, difficili da trovare in corso Giovecca 165...
«Non mi riferisco ai 200 metri quadri di Corso Ercole I d’Este – spiega Mantovani -, bensì a tutto il materiale che era in dotazione al Museo, quadri, cimeli, documenti ed altro (recentemente è emersa un’alabarda della guardia civica del tutto dimenticata, andato disperso in vari spostamenti. Non esiste un registro in proposito e l’assurdità è che quando hanno smembrato il Centro etnografico hanno trasferito, insieme ai dipendenti, anche il materiale. Il Museo non ha un direttore, bensì una responsabile che non può contare neppure su un collaboratore, sostituito da un volontario Auser che fa pure troppo. Un appello alle istituzioni? Ancora non sono stato ricevuto dal vicesindaco Massimo Maisto... Desidererei un confronto che sicuramente porterebbe ad una risoluzione, perché invece di parlare solo di edifici, si deve parlare di quello che ci deve stare dentro. Al sindaco Tagliani chiederei di conoscere chi fa parte della commissione che ha fatto gli studi di fattibilità e chi è l’esperto di Risorgimento, perché io come vicepresidente Beni culturali della Regione con delega ai Musei penso di essere esperto in materia. Vorrei promuovere una tavola rotonda e una conferenza sul tema: “Museo del Risorgimento a Ferrara? Né magazzini né Musei, ma ripostigli e tante scatole per contenere tutto il materiale”».
Margherita Goberti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Mantovani non si rassegna all’idea che possa trovare locazione in uno stabile come la Casa della Patria dove sono già presenti – e per mandato testamentario - altre associazioni, ma quali soluzioni ci sono ?
«Ci sarebbero diverse proposte – prosegue – e ne posso individuare almeno tre fra le più idonee allo scopo, anche se sostengo che ogni spazio museale dovrebbe essere adattato a ciò che ospita. Penso, ad esempio, alle imponenti opere della Pinacoteca ed alle possibilità che attualmente il Castello Estense ha di valorizzarle; in previsione di ciò, bisognerebbe infatti rivedere completamente come utilizzare i fondi stanziati per il restauro da parte della Regione ».
Fra i luoghi indicati da Mantovani ci sono Palazzo Massari e le strutture adiacenti, in quanto sede del Museo dell’800 Ferrarese, della collezione De Pisis e, quindi, per affinità potrebbe ospitare anche quello del Risorgimento e della Resistenza.
«Con i milioni stanziati per il teatro Verdi – ricorda Mantovani -, il cui progetto non è assolutamente chiaro, si poteva recuperare Palazzo Prosperi, o il complesso San Paolo che sono le altre soluzioni compatibili».
Uno dei problemi sollevati sono gli spazi richiesti dal Museo del Risorgimento e della Resistenza, difficili da trovare in corso Giovecca 165...
«Non mi riferisco ai 200 metri quadri di Corso Ercole I d’Este – spiega Mantovani -, bensì a tutto il materiale che era in dotazione al Museo, quadri, cimeli, documenti ed altro (recentemente è emersa un’alabarda della guardia civica del tutto dimenticata, andato disperso in vari spostamenti. Non esiste un registro in proposito e l’assurdità è che quando hanno smembrato il Centro etnografico hanno trasferito, insieme ai dipendenti, anche il materiale. Il Museo non ha un direttore, bensì una responsabile che non può contare neppure su un collaboratore, sostituito da un volontario Auser che fa pure troppo. Un appello alle istituzioni? Ancora non sono stato ricevuto dal vicesindaco Massimo Maisto... Desidererei un confronto che sicuramente porterebbe ad una risoluzione, perché invece di parlare solo di edifici, si deve parlare di quello che ci deve stare dentro. Al sindaco Tagliani chiederei di conoscere chi fa parte della commissione che ha fatto gli studi di fattibilità e chi è l’esperto di Risorgimento, perché io come vicepresidente Beni culturali della Regione con delega ai Musei penso di essere esperto in materia. Vorrei promuovere una tavola rotonda e una conferenza sul tema: “Museo del Risorgimento a Ferrara? Né magazzini né Musei, ma ripostigli e tante scatole per contenere tutto il materiale”».
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