l’intervista/2
Guariniello: la giustizia scricchiola ma non dobbiamo demordere
di DAVIDE BONESI
La giustizia non è un sogno. È il titolo del libro ma anche la frase finale con cui l’ex magistrato piemontese Raffaele Guariniello chiude il volume che presenterà nella rassegna letteraria copparese....
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La giustizia non è un sogno. È il titolo del libro ma anche la frase finale con cui l’ex magistrato piemontese Raffaele Guariniello chiude il volume che presenterà nella rassegna letteraria copparese. Libro pubblicato da Rizzoli che ha un sottotitolo, Perché ho creduto e credo nella dignità di tutti. Questo lo si capisce leggendo le sue parole ma anche, per chi conosce la sua storia professionale, perché Guariniello ha incentrato la propria carriera puntando deciso in una direzione, la difesa dei più deboli, fossero i morti sul lavoro o le vittime di reati contro l’ambiente. Ma Guariniello non è solo il primo magistrato delle battaglie contro le malattie legate all’amianto e all’eternit sul posto di lavoro, ma anche quello del rogo alla Thyssenkrupp di Torino e del caso doping nella Juventus. «E fa un po’ sorridere – dice -, che alla fine sarò probabilmente ricordato per quest’ultimo processo, importante sì ma ne ho condotti altri ben più significativi. D’altronde il calcio unifica le aspirazioni di tutti e io per primo ho giocato e sono tuttora tifoso, proprio della Juventus». La giustizia non è un sogno, eppure dal testo appare spesso il contrario: «La giustizia sta un po’ scricchiolando, in primis per il problema della prescrizione dei reati, ma nonostante questo credo sia un’occasione grande da sfruttare, le leggi in Italia ci sono e sono valide, dobbiamo sfruttarle meglio e questa resta una strada irrinunciabile, per tutelare i diritti dei più deboli, cittadini e lavoratori. Non dobbiamo demordere e trarre sempre spunto dai processi già portati a termine». Domenica sarà a Copparo, dove si trova uno dei maggiori stabilimenti della Thyssenkrupp, il cui processo per il rogo in cui hanno perso la vita sette operai ha portato alla condanna, seppur minima, dei vertici tedeschi dell’azienda, una novità quasi assoluta: «Di certo è stato uno dei processi più significativi relativamente alla sicurezza sul posto di lavoro e poi perché abbiamo evitato che cadesse in prescrizione. Ha aperto nuove prospettive di intervento giudiziario e di indagine, un’attività che si sta sviluppando e che mette in gioco nuove formule investigative, prima limitate ad altri tipi di processi. Servirebbe una Procura unica sul territorio nazionale sul tema della sicurezza nel lavoro, perché nelle piccole Procure ci sono bravi magistrati ma non possono essere specializzati su tutto. La sicurezza e la tutela della salute, il controllo degli alimenti, la difesa dell’ambiente e del consumatore sono importanti e meritano un lavoro di indagine come per tutti gli altri reati. È una questione di dignità sulla quale non si può prescindere e che mi ha spinto a percorrere un certo tipo di carriera». E, come fa capire nel suo volume, è una scelta che Guariniello rifarebbe.
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