La Nuova Ferrara

Pedrini e l’anima acustica del “vecchio zio rock” 

di SAMUELE GOVONI
Pedrini e l’anima acustica del “vecchio zio rock” 

L’artista bresciano porta al De Micheli un set tra passato e presente «Ho vissuto tante tempeste nella vita ma oggi sono più sereno»

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Questa sera alle 21.30 protagonista della rassegna copparese Le Storie in Testa sarà Omar Pedrini. L’artista che ha iniziato a suonare a metà anni ’80, si è ricavato un posto di tutto rispetto nel panorama musicale italiano. Un mese fa è uscito Come se non ci fosse un domani, il suo quinto album solista. In attesa di salire sul palco del De Micheli (piazza del Popolo, Copparo), il rocker bresciano si racconta.
Perché ha scelto di suonare in acustico?
«È un festival basato sulla parola, sulla narrativa e sulla poesia. Farò qualche canzone tratta dal mio nuovo album, però anche brani del mio repertorio e qualche cover. Mi piace la dimensione umplugged, mi permette di spaziare e esprimere la mia anima più “delicata”».
Dunque lei artisticamente ha due anime?
«Sì. C’è una parte di me che viene fuori attraverso i suoni elettrici e una parte che, invece, esce attraverso quelli acustici. Mi piace scatenarmi sul palco ma, quando è il momento, so essere più sottile e riflessivo».
Poche settimane fa è uscito il suo nuovo album, come è nato?
«È un disco fatto di pancia. Mi sono ritrovato a pensare all’incertezza del futuro, alla precarietà dell’esistenza. Non sono mai stato nelle condizioni di pensare troppo al domani ma, negli ultimi mesi ho avuto più tempo per fermarmi a riflettere e ho capito quanto incertezza e paura aleggino nell’aria».
In che senso?
«Viviamo in uno stato di inquietudine continuo. La serenità è andata perdendosi e forse questo stato di condizionamento in cui ci troviamo a vivere fa comodo a qualcuno, non lo so. So però che è arrivato il momento di reagire e di affrontare la realtà in maniera concreta».
Ci vorrebbe una rivoluzione.
«Sì ma non una rivoluzione violenta, quella non servirebbe a niente. Oggi abbiamo la possibilità di far sentire la nostra voce e ci sono tanti strumenti per farlo; io uso la musica. E così, quell’inquietudine che avevo e vivevo dal mio letto d’ospedale l’ho portata in studio e ho inciso questo album».
Quindi “Come se non ci fosse un domani” parla di lotta e di speranza?
«Esatto. Credo che oggi in tanti vorrebbe prendere un’astronave e andare su un altro pianeta. Questo però non è reale, non è fattibile. Quello che possiamo e dobbiamo fare, invece, è cercare di migliorare ciò che abbiamo qua. Il brano che chiude l’album si chiama Sorridimi ed è dedicato alla mia bambina. È un inno a guardare al futuro, a fare la propria parte. Io uso spesso una frase di Elio Petri, grande regista secondo me non ricordato come meriterebbe, che diceva: “L’ultima forma di resistenza rimasta oggi è fare bene le cose”. Se ciascuno di noi si impegnasse in ciò che fa in modo costruttivo, la situazione sarebbe migliore».
Domani compirà 50 anni, un traguardo importante. Se si guarda indietro cosa vede?
«È vero, spegnerò le candeline al termine del concerto a Copparo. Sono arrivato certo a un giro di boa importante. Nelle mie canzoni ho sempre cercato di trasmettere sensazioni e autenticità, di parlare della vita e di ciò che ci circonda. Sono passato attraverso anni di lotta, droga, malattia, tre operazioni chirurgiche al cuore che hanno messo a dura prova me stesso e la mia carriera. Il mio trascorso si compone di tanti aspetti e fasi. Ci sono stati apici e precipizi ma ora sono qui e sono sereno».
Chi è Omar Pedrini oggi?
«I miei nipoti scherzando mi chiamano “il vecchio zio rock”. Mi sento un po’ più “saggio” e, dopo aver attraversato tante tempeste, anche più consapevole. Ho una bella famiglia, dei figli e cerco di fare la mia parte per migliorare le cose. Sono sempre stato un ottimista, anche nei momenti più duri ho sempre preferito cercare il lato positivo della situazione. Non sono (sorride, ndr) diventato un santo. In una parte di me c’è ancora quello spirito di ultras bresciano. A proposito di calcio, ne approfitto per fare i complimenti alla Spal, una squadra che vanta una grande storia e tradizione».

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