«Abbiamo le leggi migliori, bisogna applicarle»
L’ex magistrato Guariniello alle 18 in teatro spiega al pubblico perché “La giustizia non è un sogno”
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Alle 18 al Teatro De Micheli di Copparo il penultimo appuntamento della tre giorni di “Le storie in testa” è con l’ex magistrato piemontese Raffaele Guariniello, che presenta La giustizia non è un sogno (Rizzoli), nel quale racconta l’ultradecennale carriera a Torino, chiusa da una parte con la pensione ma aperta dall’altra nella veste di avvocato dalla parte dei più deboli.
Leggendo tra le righe del suo libro non solo si capisce il ruolo importante avuto da Guariniello nella storia della giustizia italiana. Ma ci si rende conto di come abbia interpretato il suo lavoro, diventato da subito una missione a difesa delle vittime del lavoro e dei disastri di carattere ambientale. Ecco dunque raccontati i primi scontri con la Fiat (ma non con Gianni Agnelli, definito un signore) negli anni in cui il colosso delle auto aveva spie e schedari segreti sui propri dipendenti, poi i primi processi sulle morti per amianto e poi per l’eternit, ancora il rogo della Thyssenkrupp a Torino in cui persero la vita sette persone, per finire con il doping alla Juventus e il caso Stamina.
«Il nostro - ci ha sottolineato Guariniello - è uno dei Paesi al mondo con le leggi più avanzate, invidiate da tutti, ma sono anche le meno applicate. Basterebbe rispondere alle norme esistenti che già migliorerebbero tanti aspetti della vita giudiziaria italiana, sapendo che la prescrizione è il peggiore dei mali. Poi ammetto (e scrivo) che molte volte le leggi venivano cambiate proprio nel momento in cui intendevo applicarle...Un aspetto che mi conforta è sapere che oggi, rispetto a mezzo secolo fa, i cittadini sono più consapevoli e ti stimolano a continuare a lottare, a trovare nuovi spunti per non farti fermare dagli ostacoli. Perché i rischi legati all’amianto, all’eternit, fino ai reati ambientali, riguardano tutti noi, non soltanto chi vi lavora a stretto contatto». (d.b.)
Leggendo tra le righe del suo libro non solo si capisce il ruolo importante avuto da Guariniello nella storia della giustizia italiana. Ma ci si rende conto di come abbia interpretato il suo lavoro, diventato da subito una missione a difesa delle vittime del lavoro e dei disastri di carattere ambientale. Ecco dunque raccontati i primi scontri con la Fiat (ma non con Gianni Agnelli, definito un signore) negli anni in cui il colosso delle auto aveva spie e schedari segreti sui propri dipendenti, poi i primi processi sulle morti per amianto e poi per l’eternit, ancora il rogo della Thyssenkrupp a Torino in cui persero la vita sette persone, per finire con il doping alla Juventus e il caso Stamina.
«Il nostro - ci ha sottolineato Guariniello - è uno dei Paesi al mondo con le leggi più avanzate, invidiate da tutti, ma sono anche le meno applicate. Basterebbe rispondere alle norme esistenti che già migliorerebbero tanti aspetti della vita giudiziaria italiana, sapendo che la prescrizione è il peggiore dei mali. Poi ammetto (e scrivo) che molte volte le leggi venivano cambiate proprio nel momento in cui intendevo applicarle...Un aspetto che mi conforta è sapere che oggi, rispetto a mezzo secolo fa, i cittadini sono più consapevoli e ti stimolano a continuare a lottare, a trovare nuovi spunti per non farti fermare dagli ostacoli. Perché i rischi legati all’amianto, all’eternit, fino ai reati ambientali, riguardano tutti noi, non soltanto chi vi lavora a stretto contatto». (d.b.)
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