domani a casa ariosto
Cassola autore sorpassato: errore colossale
A 100 anni dalla nascita di Carlo Cassola domani, alle 18, a Casa Ariosto, in via Ariosto 67, Angelo Gaccione e Roberto Pazzi terranno una conversazione sul suo impegno civile, moderata da Federico...
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A 100 anni dalla nascita di Carlo Cassola domani, alle 18, a Casa Ariosto, in via Ariosto 67, Angelo Gaccione e Roberto Pazzi terranno una conversazione sul suo impegno civile, moderata da Federico Migliorati (autore di una monografia su Giorgio Bassani). Gaccione, ha raccolto il carteggio avuto con lui dal 1977 all’84 in Cassola e il disarmo. La letteratura non basta (Tra le righe libri, Lucca), è stato l’intellettuale più vicino allo scrittore nella sua strenua e appassionata campagna pacifista.
«Mi è sempre piaciuto il suo approccio radicale alla cultura – sostiene Pazzi –. Era un individuo che sfuggiva alle griglie del Pci, un dissidente, di quelli che accusavano il partito di non comprendere gli scenari più inquietanti, più gravosi. Non sopportava che la violenza fosse legittimata attraverso gli eserciti e si batteva per il disarmo unilaterale. Ieri come oggi il denaro si sarebbe potuto spendere per curare, invece che per ferire o peggio per sterminare. Aveva uno sguardo a tratti pasoliniano, dotato di un’etica profonda».
Cassola completava l’insufficienza della Sinistra di allora, che reagiva plumbea e granitica. «Era umile e schivo – insiste – ma insieme a Bassani subì ugualmente l’affronto di essere paragonato alle nuove “Liala” da Sanguineti e Balestrini, i corifei della neoavanguardia. Subì un’azione ingiusta, che lo sporcò e gli causò non pochi problemi negli ultimi anni, condannandolo come fosse un autore sorpassato. Mi associo a Cassola perché viveva appartato, stava fuori dai giochi, ma non temeva di misurarsi con i temi caldi del suo tempo. La sua scrittura possiede il senso della storia e degli altri: La ragazza di Bube è un romanzo che resterà. Cassola era legato alla natura e ai sentimenti primari. Di suo mi ha coinvolto Ferrovia locale, tratta il microcosmo della provincia, la domenica di una famiglia, la campagna vista dal treno». (mat.bia.)
«Mi è sempre piaciuto il suo approccio radicale alla cultura – sostiene Pazzi –. Era un individuo che sfuggiva alle griglie del Pci, un dissidente, di quelli che accusavano il partito di non comprendere gli scenari più inquietanti, più gravosi. Non sopportava che la violenza fosse legittimata attraverso gli eserciti e si batteva per il disarmo unilaterale. Ieri come oggi il denaro si sarebbe potuto spendere per curare, invece che per ferire o peggio per sterminare. Aveva uno sguardo a tratti pasoliniano, dotato di un’etica profonda».
Cassola completava l’insufficienza della Sinistra di allora, che reagiva plumbea e granitica. «Era umile e schivo – insiste – ma insieme a Bassani subì ugualmente l’affronto di essere paragonato alle nuove “Liala” da Sanguineti e Balestrini, i corifei della neoavanguardia. Subì un’azione ingiusta, che lo sporcò e gli causò non pochi problemi negli ultimi anni, condannandolo come fosse un autore sorpassato. Mi associo a Cassola perché viveva appartato, stava fuori dai giochi, ma non temeva di misurarsi con i temi caldi del suo tempo. La sua scrittura possiede il senso della storia e degli altri: La ragazza di Bube è un romanzo che resterà. Cassola era legato alla natura e ai sentimenti primari. Di suo mi ha coinvolto Ferrovia locale, tratta il microcosmo della provincia, la domenica di una famiglia, la campagna vista dal treno». (mat.bia.)
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