La Nuova Ferrara

ferrara

Tre giorni alla deriva per (ri)scoprire il mare

Tre giorni alla deriva per (ri)scoprire il mare

La presentazione del libro "Anime galleggianti" del musicista-scrittore Massimo Zamboni e del cantautore ferrarese Vasco Brondi

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Domani (8 giugno) alle 17 al Museo archeologico nazionale di Ferrara (via XX settembre, 122) si terrà l’ultimo incontro della rassegna di presentazioni e dibattiti organizzati dal Garden Club Ferrara. Nella sala delle carte geografie Massimo Zamboni, musicista e scrittore, presenterà Anime galleggianti, il libro scritto insieme al cantautore ferrarese Vasco Brondi. Il volume, edito dalla Nave di Teseo, racconta un viaggio che è quasi dietro casa eppure inaspettato: tre giorni “dalla pianura al mare tagliando per i campi”. Con Zamboni dialogherà il giornalista Paolo Foschini. In vista dell’incontro abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Zamboni, dal mondo del Po al suo nuovo romanzo ambientato a Berlino.

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:site:1.15455958:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/image/contentid/policy:1.15455958:1650619481/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Quando e come nasce “Anime galleggianti”?

«Nasce da un viaggio compiuto lungo il Tartaro Canal Bianco, uno dei tanti canali che attraversano la pianura padana nella zona del Polesine e del Ferrarese. Era tanto che accarezzavo questo sogno: andare alla deriva su un corso d’acqua lento, guidato dalla corrente. Una sera ne parlai col vostro concittadino Vasco (Brondi, ndr) che rimase piacevolmente colpito dall’idea. Decidemmo così di organizzare tutto in fretta e furia. Siamo partiti insieme a Piergiorgio Casotti, il fotografo, a bordo di una zattera e ci siamo lasciati andare».

Cosa resta di quei mondi antichi attraversati dal Po?

«Resta la cultura che si è depositata in noi nel corso dei secoli e questo è un fattore inestinguibile anche se alla vista quel paesaggio è offuscato da nuove strade e costruzioni. Per (ri)scoprire queste terre però è sufficiente avere la voglia di conoscere un po’ più a fondo i luoghi che siamo abituati a percorrere senza prestare particolare attenzione. Ci sono stati grandi narratori che hanno saputo raccontare queste terre e che le hanno rese familiari anche a persone che con Po e pianura padana hanno poco a che fare».

Come può essere per le avventure narrate da Twain?

«Esatto. Leggendo certi romanzi ambientati lungo le rive del Missisipi ci sembra di conoscere quelle terre da sempre, anche senza esserci mai stati. Questa è la bellezza della letteratura: la capacità di lasciare qualcosa dentro il lettore».

Le terre e le campagne emiliane la affascinano da sempre?

«Fin da piccolo sono stato attratto più da queste campagne e da questi canali piuttosto che da luoghi esotici e lontanissimi. Qui ci sono tante cose da scoprire e mi piace curiosare attraverso ciò che già conosco ma magari solo in maniera superficiale».

Il suo ultimo romanzo invece, “Nessuna voce dentro”, racconta di un’estate a Berlino.

«È la storia di un ragazzo, che poi ero io, che poco più che ventenne sceglie di partire per un viaggio per andare a vedere cosa c’è fuori dalla provincia reggiana in cui vive. Erano i primi anni Ottanta e sceglie di andare a Berlino, città decantata come meta affascinante e centro della cultura europea di quegli anni».

Perché raccontare oggi, a distanza di oltre trent’anni questa storia?

«Quel viaggio mi ha dato tantissimo in termini di esperienze e spunti su cui riflettere. Non penso sia un caso che, poco dopo il mio ritorno, nacquero i Cccp. Intendiamoci, non è un libro nostalgico o autocelebrativo; raccontare di quell’avventura è un modo per non dimenticare di cercare continuamente nuovi stimoli e penso che questa sia una delle cose più importanti per tutti noi».

Samuele Govoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google