Il mare è lo specchio dell’anima Quante onde nella letteratura
Il Gruppo del Tasso propone un pomeriggio di confronto su un argomento catalizzante in molti libri Da Baudelaire a Tondelli, da Fruttero e Lucentini a Foster Wallace i modi per navigare con le parole
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“Uomo libero, amerai sempre il mare! Il mare è il tuo specchio: contempli la tua anima nel volgersi infinito dell’onda” (Charles Baudelaire).
Il mare quindi come specchio in cui l’uomo si riflette, si osserva, indaga sé stesso e la sua parte più intima: l’anima. Si, il mare come la vita. Una metafora perfetta. La vita nelle sue molteplici sfaccettature. Vita come fuga, vita come ricerca, vita come viaggio interiore e personale. È il mare che entra in essa ed essa che si fonde con il mare. C’è chi percepisce nella sua immensità una caratteristica in cui trovare la libertà. C’è chi ricerca la sua profondità per annegare pensieri inquieti. Chi lo riconosce uguale a sé stesso per un profondo senso di solitudine. Chi ancora nel suo perpetuo scorrere dà ritmo al proprio caos interiore. Luogo di perdita e insieme di scoperta.
È quanto accade ai personaggi in “Marinai perduti” di Izzo. Sono uomini che scelgono di salpare e di allontanarsi dagli affetti famigliari consapevoli dell’incertezza del futuro: solitudine o amori ritrovati? Il sentimento che percorre le pagine del libro e la vita di questi marinai è la malinconia. Il mare che separa, ma che allo stesso tempo li fa sentire a casa. Il mare che dà loro un’identità che sembrava smarrita. Sono sempre più marinai e meno uomini. Il legame con la terra e con la realtà naufraga insieme alle loro passate certezze e tutto diviene ricerca della verità. Quale verità?
Si parla di verità celate anche nel libro-fumetto “Il Porto proibito” che indirizza da subito l’attenzione del lettore verso un ipotetico naufragio e sul ritrovamento di un naufrago senza memoria. Tante le domande senza risposta. Il mare è sempre presente, altro grande protagonista della storia, grazie a canzoni e poesie di famosi cantanti e scrittori ad esso dedicate. Numerose possono essere le vie per interpretare le vicende e le vite dei personaggi messe in scena; ogni lettore e ascoltatore potrà cercare quella che più gli si addice, accompagnato oltre che dalle parole, dalle spettacolari tavole disegnate. Il finale a sorpresa c’è, ma non lascia a bocca aperta, bensì permette una profonda riflessione su chi siamo davvero e su alcuni misteriosi meccanismi universali.
Non importa essere dei marinai per ascoltare il mare, spesso è sufficiente imbarcarsi e lasciarsi trasportare dall’onda. Onde che possono essere a volte delicate e silenziose, altre burrascose e caotiche.
Lo stesso caos che si può trovare sulla rinomata riviera romagnola e sulle sue spiagge meta di turisti nazionali e internazionali: individui dei quali si intrecciano storie e vite che nulla hanno a che fare l’una con l’altra. È qui che si sviluppa “Rimini” di Tondelli, una sorta di poliziesco-romanzo di costume. Siamo a metà degli anni ’80. Un giornalista viene mandato per l'estate a Rimini a dirigere l'edizione locale di un quotidiano della riviera romagnola. Il giornalista, ancora giovane, risoluto e con una storia d'amore da dimenticare, accetta di buon grado ma poi… Un’opera capace di cogliere l’essenza di un intero decennio. La sensibilità sociologica di Tondelli è strabiliante. Al netto delle innovazioni tecnologiche attuali, il romanzo è ancora spaventosamente attuale. La trama, rappresenta in un certo senso il viatico per Camere separate, il capolavoro letterario della maturità dello scrittore di Correggio. E il delitto in spiaggia non tarda ad arrivare e ce lo descrivono Fruttero e Lucentini in “Enigma in luogo di mare”, ambientato in un mare d’inverno acceso da un misterioso omicidio. Il tutto condito con tocchi umoristici e di sapiente ironia usata come strumento critico della società e dei tipi umani che la popolano. Il mare come luogo in cui l’uomo cerca la pace e la tranquillità e in cui entra il fato per invitare il lettore a riflettere. Anche in un libro dalla forma fiabesca nasce il mare e con esso creature fantastiche e universi paralleli. La fantasia permette di creare un mare, o meglio un oceano, da uno stagno in fondo ad un sentiero. Oceano che diviene metafora di un’infanzia avventurosa e fantastica in cui ci sono mostri che vanno riconosciuti, affrontati e combattuti. Gaiman con il suo “L’oceano in fondo al sentiero” rende manifesta una delle paure più temibili dell’essere umano. Perché tutti, bambini e adulti, devono fare i conti con le proprie paure. In fine la ciliegina sulla torta sarà un compianto traghettatore d’eccezione. Ogni intervento sarà preceduto da brani di David Foster Wallace e del suo seminale “Una cosa divertente che non farò mai più”.
Il Gruppo del Tasso
Il mare quindi come specchio in cui l’uomo si riflette, si osserva, indaga sé stesso e la sua parte più intima: l’anima. Si, il mare come la vita. Una metafora perfetta. La vita nelle sue molteplici sfaccettature. Vita come fuga, vita come ricerca, vita come viaggio interiore e personale. È il mare che entra in essa ed essa che si fonde con il mare. C’è chi percepisce nella sua immensità una caratteristica in cui trovare la libertà. C’è chi ricerca la sua profondità per annegare pensieri inquieti. Chi lo riconosce uguale a sé stesso per un profondo senso di solitudine. Chi ancora nel suo perpetuo scorrere dà ritmo al proprio caos interiore. Luogo di perdita e insieme di scoperta.
È quanto accade ai personaggi in “Marinai perduti” di Izzo. Sono uomini che scelgono di salpare e di allontanarsi dagli affetti famigliari consapevoli dell’incertezza del futuro: solitudine o amori ritrovati? Il sentimento che percorre le pagine del libro e la vita di questi marinai è la malinconia. Il mare che separa, ma che allo stesso tempo li fa sentire a casa. Il mare che dà loro un’identità che sembrava smarrita. Sono sempre più marinai e meno uomini. Il legame con la terra e con la realtà naufraga insieme alle loro passate certezze e tutto diviene ricerca della verità. Quale verità?
Si parla di verità celate anche nel libro-fumetto “Il Porto proibito” che indirizza da subito l’attenzione del lettore verso un ipotetico naufragio e sul ritrovamento di un naufrago senza memoria. Tante le domande senza risposta. Il mare è sempre presente, altro grande protagonista della storia, grazie a canzoni e poesie di famosi cantanti e scrittori ad esso dedicate. Numerose possono essere le vie per interpretare le vicende e le vite dei personaggi messe in scena; ogni lettore e ascoltatore potrà cercare quella che più gli si addice, accompagnato oltre che dalle parole, dalle spettacolari tavole disegnate. Il finale a sorpresa c’è, ma non lascia a bocca aperta, bensì permette una profonda riflessione su chi siamo davvero e su alcuni misteriosi meccanismi universali.
Non importa essere dei marinai per ascoltare il mare, spesso è sufficiente imbarcarsi e lasciarsi trasportare dall’onda. Onde che possono essere a volte delicate e silenziose, altre burrascose e caotiche.
Lo stesso caos che si può trovare sulla rinomata riviera romagnola e sulle sue spiagge meta di turisti nazionali e internazionali: individui dei quali si intrecciano storie e vite che nulla hanno a che fare l’una con l’altra. È qui che si sviluppa “Rimini” di Tondelli, una sorta di poliziesco-romanzo di costume. Siamo a metà degli anni ’80. Un giornalista viene mandato per l'estate a Rimini a dirigere l'edizione locale di un quotidiano della riviera romagnola. Il giornalista, ancora giovane, risoluto e con una storia d'amore da dimenticare, accetta di buon grado ma poi… Un’opera capace di cogliere l’essenza di un intero decennio. La sensibilità sociologica di Tondelli è strabiliante. Al netto delle innovazioni tecnologiche attuali, il romanzo è ancora spaventosamente attuale. La trama, rappresenta in un certo senso il viatico per Camere separate, il capolavoro letterario della maturità dello scrittore di Correggio. E il delitto in spiaggia non tarda ad arrivare e ce lo descrivono Fruttero e Lucentini in “Enigma in luogo di mare”, ambientato in un mare d’inverno acceso da un misterioso omicidio. Il tutto condito con tocchi umoristici e di sapiente ironia usata come strumento critico della società e dei tipi umani che la popolano. Il mare come luogo in cui l’uomo cerca la pace e la tranquillità e in cui entra il fato per invitare il lettore a riflettere. Anche in un libro dalla forma fiabesca nasce il mare e con esso creature fantastiche e universi paralleli. La fantasia permette di creare un mare, o meglio un oceano, da uno stagno in fondo ad un sentiero. Oceano che diviene metafora di un’infanzia avventurosa e fantastica in cui ci sono mostri che vanno riconosciuti, affrontati e combattuti. Gaiman con il suo “L’oceano in fondo al sentiero” rende manifesta una delle paure più temibili dell’essere umano. Perché tutti, bambini e adulti, devono fare i conti con le proprie paure. In fine la ciliegina sulla torta sarà un compianto traghettatore d’eccezione. Ogni intervento sarà preceduto da brani di David Foster Wallace e del suo seminale “Una cosa divertente che non farò mai più”.
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