La Nuova Ferrara

Un ladro, Firenze e il mare nella nuova saga di Simoni 

di DAVIDE BONESI
Un ladro, Firenze e il mare nella nuova saga di Simoni 

«Il protagonista è ciò che vorremmo essere noi almeno una volta nella vita»

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“Trovare il degno protagonista per un romanzo è la croce e la delizia di uno scrittore, soprattutto di gialli e thriller. Mettere in scena intrecci verosimili e delitti originali non basta infatti ad appassionare chi legge né tantomeno chi scrive. Il segreto di una buona trama, ne sono persuaso, risiede negli eroi che la abitano”. Si apre con queste parole la controcopertina dell’inserto “LaLettura” di ieri del Corriere della Sera, nel quale lo scrittore comacchiese Marcello Simoni di suo pugno racconta come i vecchi ladri entrati nella storia siano una notevole fonte d’ispirazione. E proprio il ladro Tigrinus, furbo e sfacciato) è il protagonista del suo nuovo romanzo, L’eredità dell’abate nero, in uscita oggi in tutte le librerie per Newton Compton.

Dopo la trilogia ambientata tra Ferrara e Pomposa, nuova saga per il prolifico autore ambientata nel XV secolo in una Firenze dominata dai Medici e punto di riferimento delle rotte commerciali del mondo allora conosciuto.

«Tigrinus è senz’altro ispirato a certi ladri entrati nella storia - spiega Simoni -, penso a Ghino di Tacco (citato da Boccaccio e Dante, ndr) o Francois Villon, donnaiolo, ladro e poeta realmente vissuto, con uno zio che lo copriva al pari del mio Tigrinus, una sorta di “bandito sociale”, precursori di Arsenio Lupin, un po’ vendicatori e un po’ egoisti. In fondo, quanti di noi una volta non vorrebbero fare qualcosa uscendo dagli schemi, senza costrizioni sociali e facendola franca. Penso anche a Joker di Batman, che non è il cattivo per eccellenza, in verità rappresenta l’anarchia».

Cambia la sede, da Ferrara a Firenze, ma il periodo resta sempre quello, come mai?

«Perché il tardo Medioevo è quel periodo che congiunge il Medioevo che tutti conosciamo al Rinascimento. È un’epoca caratterizzata da uomini arretrati, legati alle eredità precedenti ma che iniziano a sviluppare le prime idee coraggiose, portando avanti una prima rivoluzione che non è basata sull’arte e sulla cultura, bensì sul commercio, i mercati ed i primi atti notarili. E Firenze l’ho scelta per rompere i luoghi comuni: è sempre stata raccontata per questo periodo una città fatta di chiese, opere d’arte e omicidi di banchieri. Oddio, era anche così, ma se usiamo una lente d’ingrandimento vediamo che era una potenza marinara pur non essendo affacciata sul mare e anche difficile da raggiungere. Ma Firenze creò un corto circuito per cui era tappa commerciale obbligata, la sua sfera d’influenza andava da Palma di Maiorca a Costantinopoli, al Nord Africa. Banchieri e mercanti erano i veri protagonisti, sono nate le prime assicurazioni sui viaggi delle merci, la partita doppia e le lettere di cambio: una rivoluzione del mercato. Inoltre - spiega - i Medici furono abili a far tenere a Firenze il Concilio Ecumenico del 1439 che inizialmente doveva tenersi a Ferrara. Facendo leva sul fatto che nella nostra città c’era la peste, fecero arrivare a Firenze i principali uomini religiosi e nobili di quell’epoca, spostando verso la città anche i loro interessi economici».

Piccolo passo indietro: il bilancio dell’ultima saga?

«Io l’ho amata tantissimo anzi, ci ho lasciato letteralmente il cuore, per ovvi motivi. Sta vendendo ancora bene, sia in formato tascabile che il volume intero della trilogia ed in e-book, poi tanta gente partecipa alle mie visite guidate nell’Abbazia di Pomposa dicendo che è stata spinta a venire proprio leggendo questi libri. Comacchio, Ferrara ed il territorio che ci sta in mezzo è unico: il ritmo va più lento, c’è anche la nebbia, ma resiste più che altrove il fascino del passato. A Pomposa, nonostante la Romea passi a pochi metri, basta chiudere gli occhi e ci si rilassa totalmente».

A proposito di Comacchio: è appena stato confermato sindaco Marco Fabbri che sta investendo sulla cultura, come dimostrano l’apertura del Museo Delta Antico ed il supporto a “Nero Laguna”, il festival letterario firmato Simoni...

«Premetto, sono un po’ dispiaciuto per i toni troppo feroci delle elezioni a Comacchio: chi fa politica non deve dimenticare che è il prio a dover dare l’esempio. Per quanto riguarda “Nero Laguna” la conferma dell’edizione 2018 l’ho ricevuta prima ancora del voto e per questo devo ringraziare il personale della biblioteca comunale e il dirigente del Comune, Roberto Cantagalli. Auspico si continui a far conoscere ancora di più i nostri luoghi, non parlo di politica in senso stretto, bensì di gestione del territorio. Si tratta di un turismo non tipicamente estivo, deve coinvolgere tutti perché la gente cerca bellezze, cucina e storia tutto l’anno. E Comacchio offre tutto questo. E il Museo Delta Antico deve essere collegato ai musei di Ferrara, come nuova tappa di un percorso».

Il nuovo romanzo uscirà anche in versione audiolibro con la sua voce narrante: come è stata l’esperienza?

«Che fatica! È stato il mio primo lavoro di questo tipo - risponde lo scrittore -, era da un po’ che me lo chiedevano i miei lettori, gli audiolibri con la voce dell’autore stesso sono più ricercati. Così, anche se i miei romanzi sono stati letti in passato da interpreti bravissimi, come Giorgio Marchesi, ho provato l’esperienza. Ho premesso subito che se non andava bene me lo dovevano dire, senza problemi. E dopo 20 ore di lettura in quattro giorni, arrivando a sera senza voce, ho finito le registrazioni. E mi è stato detto che l’accento emiliano alla fine è una cifra aggiunta del prodotto. Adesso ci saranno le varie fasi di produzione, l’audiolibro uscirà a settembre per la Emons Edizioni (i diritti del romanzo sono dello stesso Simoni, ndr)».

Tigrinus e Firenze non sono gli unici protagonisti del nuovo romanzo...

«Oltre a Tigrinus, mi piacciono molto i cugini Angelo Bruni e monna Bianca, saga familiare interna che mi è utile a raccontare il clima economico della Firenze del XV secolo, poi Angelo è un personaggio grottesco che assorbe tantissima oscurità. Poi - conclude Simoni - c’è il mare, perché sono nato a Comacchio e il mare ha sempre fatto parte della mia vita. E questa trilogia è essenzialmente una saga avventurosa e per come concepisco io l’avventura la presenza del mare è assolutamente necessaria».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



L’eredità dell’abate nero

di Marcello Simoni

Newton Compton editori

(350 pagg., costo 9.90 euro)

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