Di corsa e in bicicletta sul tracciato della vita
Calcaterra e Grandini alla Sala Estense raccontano le loro passioni. L’ultrarunner e il cicloviaggiatore protagonisti di “Con testa e gambe”
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FERRARA. Corre da sempre, da quando da bambino si è avvicinato allo sport e grazie a suo padre ha capito che era la corsa la sua dimensione ideale. Dopo la prima gara podistica non si è più fermato e oggi Giorgio Calcaterra, è diventato una figura di riferimento per migliaia di runners e sportivi in genere. L’ultramaratoneta (foto in alto) domani sera sarà a Ferrara insieme al cicloviaggiatore ferrarese, Obes Grandini. I due dialogheranno col pubblico, raccontando alcune delle loro esperienze più significative e di questo stile di vita che li contraddistingue da sempre.
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L’incontro che si terrà alla Sala Estense (piazza Municipale, ore 21) e non a caso è stato intitolato “Con testa e gambe”, sarà introdotto da Rudy Davi e moderato da Mauro Vignolo; interverrà anche il vicesindaco Maisto. Grandini, nato a Medelana nel 1952, viaggia in bicicletta dal 1980, mezzo che ben si addice alla sua indole di viaggiatore “lento” e solitario. In oltre trent’anni ha viaggiato attraverso Europa, Alaska, Siberia, Stati Uniti d’America e Asia.
Anche Calcaterra ha attraversato città e nazioni diverse grazie alla sua passione e alle sue gambe che lo hanno portato anche alla maratona di New York o a quelle di Luxor, Helsinki e Utrecht; queste ultime tutte vinte. Nel 2000 alla Vigarano Marathon (oggi Ferrara Marathon) il podista romano ha registrato il suo tempo migliore: 2 ore 13 minuti e 15 secondi.
In quell’anno però stabilì anche un altro record.
«Sì, quello per il maggior numero di maratone corse sotto le 2 ore e 20. Ne ho corse 16 e all’epoca non mi sembrava di andare tanto forte però, ripensandoci, forse mi sbagliavo perché oggi non ci riesco più (ride, ndr)».
Che cos’è per lei la corsa?
«Penso che sia un gesto insito dentro ognuno di noi. Per anni questo movimento, estremamente naturale, è passato in sordina e anzi, veniva quasi snobbato ma oggi le cose sono molto cambiate. Vedo intorno a me una gran voglia di correre. Abbiamo capito che correre fa bene al fisico ma anche alla mente, ci aiuta a distrarci e a scaricare la tensione».
Sono tante le ultramaratone che lei ha corso e tra queste ce n’è una con cui si è creato un rapporto particolare.
«Sì, la 100 km del Passatore. Si tratta di un percorso che va da Firenze a Faenza, una gara per me molto suggestiva che si corre anche di notte. Ho partecipato dodici volte e devo dire che mi piace sempre di più».
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Oltre a partecipare ha anche vinto dodici volte e a proposito di ultramaratone, è reduce dal Magraid, in Friuli.
«Cento chilometri in tre tappe attraverso i Magredi, un’esperienza diversa dalle altre, davvero bella e stimolante. Mi piace confrontarmi con terreni e realtà differenti».
Domani presenterà “Correre è la mia vita”. Di cosa parla?
«È la mia biografia, la storia di una vita che fin dall’infanzia si è intrecciata, e misurata, con lo sport. Quando ero bambino mio padre conservava i tempi, i risultati, i trofei e con questo libro ho voluto seguire un po’ quel percorso da lui iniziato. È un album di storie e ricordi».
Avrà tempo per fare una corsa anche qui in città?
«Spero di sì perché mi piacerebbe tanto, soprattutto correre sulle mura ferraresi che, nonostante gli anni passati, ricordo sempre con piacere».
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