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L’autodidatta Stefania: dal parlamento europeo al tour europeo di Elio

di Davide Bonesi
L’autodidatta Stefania: dal parlamento europeo al tour europeo di Elio

La Succi ha organizzato i concerti della band nelle capitali. «Un’esperienza nuova, tanto faticosa quanto incredibile»

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FERRARA. Lasci la tua amata Ferrara per amore, senza paura, consapevole che conosci le lingue e trovare un lavoro non è mai stato un problema. Prima tappa del viaggio Amsterdam, poi dopo circa due anni e mezzo vissuti in Olanda ecco un nuovo cambio di vita con destinazione Bruxelles, città nella quale vive ormai da otto anni. Il lavoro ancora una volta non è un problema, prima curando congressi e rapporti al parlamento Europeo, poi passando nel mondo degli spettacoli. Intanto, la vita amorosa offre un’altra possibilità, diventata ben presto un legame stabile dal quale è nata la bellissima Margherita. La protagonista della nostra storia è Stefania Succi, ferrarese doc di San Martino, figlia maggiore (ha 40 anni e un fratello, Stefano) di Alberto e Gigliola Succi, noti titolari di una macelleria in via Garibaldi, a Ferrara.

Stefania nella vita ha intrapreso tante strade ma l’ultima, quella che le sta regalando maggiori soddisfazioni, è la musica. Nei primi mesi dell’anno Stefania è stata l’organizzatrice del primo tour europeo di sempre della band italiana Elio e le Storie tese. Un’avventura a dir poco improvvisata conclusa con ottimi risultati, tanto che la ferrarese lo sta facendo diventare un mestiere per la vita, con nuovi artisti italiani che l’hanno contattata per organizzare dei tour in Europa.

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«E dire - ci racconta Stefania durante una sua recente visita alla famiglia -, che è nato tutto per caso, dalla mia vecchia amicizia con il chitarrista jazz Alessio Menconi. È venuto a Bruxelles e mi fa, “Ciao, sono qui con dei miei amici, ci vediamo?”. Detto fatto, gli amici erano “Faso” (Nicola Fasani, bassista di Elio, ndr) e Mayer (Christian Mayer, il batterista di Elio, ndr). Alessio sapeva che già lavoravo nel mondo dello spettacolo (ne parliamo nel box a parte, ndr), ma la loro era una visita informale. Poi, nel corso della serata, ho buttato lì l’idea di un tour di Elio e le Storie tese in Europa, loro al massimo erano arrivati in Svizzera. Abbiamo detto facciamolo, partendo dalle capitali più vicine. Il loro manager (Claudio Dentes, ndr) mi ha contattato nei giorni successivi, onestamente ho detto che per me questa era un’esperienza nuova, ma abbiamo comunque trovato l’accordo e poi diciamolo, la band è composta da persone che sono prima di tutto amici, e poi matti, nel senso buono».

Come è iniziato il lavoro?

«Io mi sono occupata della parte organizzativa e della comunicazione. Prima di tutto ho contattato le comunità italiane nelle 13 città toccate dal tour. È stata una difficoltà immane, non solo per il tipo di scommessa, ma pure per il budget a disposizione. Poi ho seguito la gran parte dei concerti, giravamo con un tour bus di 20 metri con letti e cuccette. In tutto eravamo in 16, una grande famiglia e posso dire che la band è composta da musicisti di talento e veri uomini. Con loro mai un problema, la musica è prima di tutto una passione, non un lavoro e ci si diverte sempre. Poi si erano preparati su ogni città che toccavamo, così il viaggio è diventata un’esperienza di arricchimento a 360º. Mia figlia? Ecco, mi mancava tanto, ma era con suo papà e appena potevo rientravo a Bruxelles».

Come è andato il tour?

«Bene, abbiamo allestito una pagina Facebook che raccontava passo passo il viaggio e nella quale i musicisti dicevano alcune cose nella lingua del paese toccato e, lo ripeto, erano talmente preparati che quasi sembrava di essere in una gita scolastica... Poi in media erano presenti 2.000 spettatori, non solo italiani, ma i nostri connazionali hanno un legame stupendo verso Elio e la band. Tanta fatica, ma un’esperienza incredibile».

E adesso cosa riserva il futuro di organizzatrice?

«Con Elio e il gruppo il rapporto è rimasto ed è un rapporto d’amicizia. Ad esempio Faso, Mayer e Menconi sono in giro con un progetto parallelo denominato Trio Bobo. Al momento non ho nulla di sicuro, però ho ricevuto un paio di contatti interessanti, sempre per coordinare tour di importanti artisti italiani in Europa, al momento non aggiungo altro per scaramanzia. Personalmente non sono preoccupata, per me trovare un lavoro non è mai stato un problema, non ho un sito mio o una pagina Facebook professionale, i contatti finora sono sempre nati da persone che già conosco o che mi hanno visto lavorare in precedenza».

Non pensa di tornare a lavorare nella sua Ferrara?

«Magari ci fosse la possibilità di fare qualcosa lì, ma in Italia non è altrettanto facile il lavoro di chi organizza concerti, eventi o cose nel campo dell’arte e dello spettacolo. A Bruxelles, ad esempio, sono riuscita a portare tanta gente ad una serata di raccolta fondi dopo il terremoto che ha colpito la mia città e la mia regione, ma conosco tanti ragazzi come me che provano ad organizzare eventi e trovano soltanto ostacoli. Il problema - conclude la manager ferrarese - è che non viene data reale fiducia ai giovani, spero che il mio esempio serva per capire che con costanza e forza di volontà si possono raggiungere degli obiettivi importanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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