Bononi, l’ultimo sognatore tra naturalismo e barocco
Presentato l’allestimento che sarà visitabile in autunno a palazzo Diamanti Maisto: scelta coraggiosa di cui sono orgoglioso. Pacelli: fase di studio agli inizi
3 MINUTI DI LETTURA
La gioia di raccontare e la forza di essere un pittore esprime l’opera di Carlo Bononi. L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese, la mostra che inaugurerà a Palazzo dei Diamanti il prossimo autunno. «Scegliere Bononi è stato coraggioso ma giusto – ha esordito il vicesindaco Massimo Maisto – e ne sono orgoglioso, perché sono convinto spazzi via qualsiasi polemica sulle grandi mostre. Masticando linguaggio aziendale, la porteremo in ammortamento in tempi lunghi, anzi lunghissimi. Ma si tratta di un investimento fondamentale per una città che deve riuscire a tenere in equilibrio gli artisti di fama mondiale esposti in passato e la sua storia. Al di là del successo, mi auguro che a Ferrara si apra un dibattito fertile per favorire la ricerca e avvicinare nuovi turisti». Il punto debole della biografia di Bononi è stato non riuscire a eccedere, ad abbandonarsi alla sperimentazione. Aveva una testa da manierista e un animo sensibile.
«Il curatore Giovanni Sassu ci ha creduto molto – ha proseguito Maria Luisa Pacelli –. La mostra nasce da lontano e come tutti i progetti di studio non è un punto di arrivo, ma solo di partenza. Sono ancora tanti gli aspetti che rimangono oscuri. L’altra curatrice è Francesca Cappelletti, che ha approfondito il contesto del nostro Seicento. Un periodo meno conosciuto dell’arte ferrarese e proprio per questo ricco di opportunità».
L’allestimento testimonierà una fase storica rimasta in ombra, quella drammatica dei contesti religiosi, dei terremoti e delle pestilenze (il restauro dell’opera “L’incoronazione della Vergine” sarà finanziato dal Cias). «Basta immaginarsi una classe di famiglie nobili, ferma un passo dietro agli Este – ha spiegato Sassu – che finalmente riusciva ad arrivare. Dalla malinconia di Dosso Dossi sino alle simmetrie del Garofalo, la vicenda di Bononi chiude una civiltà figurativa. “L’ultimo sognatore” è un’etichetta che usava Longhi per delinearlo e che indica una lettura in chiave emotiva e moderna della sua produzione». Pare persino che il Guercino lacrimasse di giubilo davanti ai dipinti di Santa Maria in Vado. Carlo Bononi si inscrive nel solco della grazia ferrarese e l’elemento che sorprenderà di più il visitatore sarà il rapporto maturato con gli altri artisti. «Siamo riusciti a mettere a fuoco – ha aggiunto il curatore – i suoi riflessi condizionati e incondizionati di fronte al capolavoro di Caravaggio, Amor vincit omnia. Un quadro fatto di carne, che il pittore poté ammirare durante il suo viaggio a Roma. Una tela che lo lascerà estasiato e condizionerà irreversibilmente».
Il percorso espositivo comincerà dagli inizi, per continuare con i primi successi di Bononi oltre le mura, essendo egli in grado di sintetizzare ciò che succedeva fuori dall’Italia. Tra naturalismo e barocco, i due poli tra i quali si è mosso da sempre, dimostreranno la sua delicatezza nel rendere i rapporti tra le persone. E ancora il misticismo del nudo, il microcosmo della pittura e lo splendore incontrastato del sacro.
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Il curatore Giovanni Sassu ci ha creduto molto – ha proseguito Maria Luisa Pacelli –. La mostra nasce da lontano e come tutti i progetti di studio non è un punto di arrivo, ma solo di partenza. Sono ancora tanti gli aspetti che rimangono oscuri. L’altra curatrice è Francesca Cappelletti, che ha approfondito il contesto del nostro Seicento. Un periodo meno conosciuto dell’arte ferrarese e proprio per questo ricco di opportunità».
L’allestimento testimonierà una fase storica rimasta in ombra, quella drammatica dei contesti religiosi, dei terremoti e delle pestilenze (il restauro dell’opera “L’incoronazione della Vergine” sarà finanziato dal Cias). «Basta immaginarsi una classe di famiglie nobili, ferma un passo dietro agli Este – ha spiegato Sassu – che finalmente riusciva ad arrivare. Dalla malinconia di Dosso Dossi sino alle simmetrie del Garofalo, la vicenda di Bononi chiude una civiltà figurativa. “L’ultimo sognatore” è un’etichetta che usava Longhi per delinearlo e che indica una lettura in chiave emotiva e moderna della sua produzione». Pare persino che il Guercino lacrimasse di giubilo davanti ai dipinti di Santa Maria in Vado. Carlo Bononi si inscrive nel solco della grazia ferrarese e l’elemento che sorprenderà di più il visitatore sarà il rapporto maturato con gli altri artisti. «Siamo riusciti a mettere a fuoco – ha aggiunto il curatore – i suoi riflessi condizionati e incondizionati di fronte al capolavoro di Caravaggio, Amor vincit omnia. Un quadro fatto di carne, che il pittore poté ammirare durante il suo viaggio a Roma. Una tela che lo lascerà estasiato e condizionerà irreversibilmente».
Il percorso espositivo comincerà dagli inizi, per continuare con i primi successi di Bononi oltre le mura, essendo egli in grado di sintetizzare ciò che succedeva fuori dall’Italia. Tra naturalismo e barocco, i due poli tra i quali si è mosso da sempre, dimostreranno la sua delicatezza nel rendere i rapporti tra le persone. E ancora il misticismo del nudo, il microcosmo della pittura e lo splendore incontrastato del sacro.
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
