La Nuova Ferrara

Nessun segno di base Maestro Guercino dipingeva di getto 

Nessun segno di base Maestro Guercino dipingeva di getto 

I primi risultati dell’indagine scientifica sui lavori dell’artista Analisi in San Lorenzo con strumenti all’avanguardia

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«Dalle analisi in infrarosso emergono tutta la velocità e la spontaneità del Guercino nel dipingere. Facilità e scioltezza, caratterizzano lo stile e l'impeto del grande pittore centese». Sono le prime scoperte della campagna d'indagine scientifica in corso sulle opere del Guercino, in questi giorni in corso a Cento, realizzata dal Dipartimento di Beni Culturali dell'Università di Bologna, Laboratorio Diagnostico. Si tratta della prima iniziativa per il Centro studi internazionale Il Guercino presieduto da Salvatore Amelio, che ha presentato ieri col responsabile tecnico Chiara Matteucci (unità Polilaboratoriale del Dipartimento Beni Culturali), l'attività di studio tecnico e artistico in corso. All'opera. in team, la Matteucci, Mariangela Vandini (professore associato di Archeometria e Fisica per i Beni Culturali) e Barbara Ghelfi (professore associato di Storia dell'Arte Moderna).

Sotto la lente d'ingrandimento, le 14 tele del maestro centese, custodite nella Pinacoteca di San Lorenzo. E affiorano le prime novità: «Dalle riprese con fotografia infrarossa sul San Pietro riceve le chiavi da Cristo, è emerso che sotto il drappo rosso, il Guercino aveva disegnato l'angelo per intero. Poi numerose variazioni nel riprodurre la mano del secondo angelo».

Il progetto in corso è biennale e intende fornire una mappatura (comparata coi dati raccolti in precedenza) di tutte le opere del Guercino e analizzare la sua tecnica pittorica.

Un percorso partito a Piacenza, che fa tappa ancora per una settimana a Cento, per proseguire a Bologna e Genova: «Con quelle centesi – spiega la Matteucci - siamo a 20 opere studiate. Qui, nella città natale dell’artista, il maggior numero e i più importanti dipinti. Un passo importante per spiegare il percorso creativo del pittore nella realizzazione delle opere: dalla scelta della tela alla preparazione per creare effetti estetici, dal mezzo fluido senza disegno preparatorio all'uso di materiali e pigmenti. Ad esempio, il cinabro o solfuro di mercurio per creare il rosso del drappo e l'oltremare per il cielo nel San Giovanni Battista nel deserto». Finita la rielaborazione dei dati raccolti, la pubblicazione dei risultati nel catalogo della mostra “Guercino e Mattia Preti a confronto”, e un convegno dedicato a tecnici ed esperti, aperto alla città.

Tra riprese fotografiche ad alta risoluzione in luce visibile, ultravioletta, infrarossa, infrarosso falso colore e fluorescenza di raggi x, sono tre le aree coinvolte nell'indagine condotta gratuitamente in San Lorenzo.

La prima, dedicata alle riprese in infrarosso per andare oltre lo strato pittorico: «Nel Guercino, non esiste il disegno preparatorio, ma le sue opere si contraddistinguono per i contorni delle figure ripassate a mezzo fluido». Nella seconda area, è operativo uno strumento che svolge uno screening dei vari pigmenti, per determinare la tavolozza dell'autore ed individuare i principali elementi cromofori nei colori.

In campo nella Sala Mazzonis anche uno strumento speciale, utilizzato per scansionare la Gioconda al Louvre di Parigi e altre opere famose. È il suo creatore M. Pascal Cotte a illustrare il funzionamento della camera, che proietta sul dipinto una luce intensa, indagatoria: «Si tratta una luce speciale, collimata, simile a quella dei raggi del sole, che ha proprietà fisiche che la rendono capace di penetrare nello spessore del dipinto, per analizzarlo con maggiore precisione, rispetto all'infrarosso. Con tale tecnica, si raccolgono più di 1.600 immagini da analizzare e ricostruire la cronologia della realizzazione del dipinto. Attraverso la rifrazione della luce sul dipinto, la camera (con 13 filtri per misurare altrettante lunghezza d'onda della luce) ne trae una misura scientifica. Il risultato: oltre 3 miliardi di dati da rielaborare».

Beatrice Barberini



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