La Nuova Ferrara

Quando la Combriccola tirava tardi a Ferrara 

di SAMUELE GOVONI
Quando la Combriccola tirava tardi a Ferrara 

I primi passi tra i bar e le discoteche della Bassa

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Ormai si contano le ore. I fan più accaniti lo fanno da giorni, da settimane. C’è chi aveva già iniziato a fare il conto alla rovescia fin dall’anno scorso, da quando era stata annunciata la data: –360, –359, –358... oggi (con apertura cancelli alle 5) .

Ormai ci siamo, il Modena Park è dietro l’angolo. In Italia non si parla d’altro, volenti o nolenti è un evento, un evento che senza esagerare si può definire epocale vista la portata: 220mila spettatori paganti. Un record, l’ennesimo per lui, che questa volta diventa mondiale. Sì perché Vasco Rossi ha iniziato a collezionare primati e a levarsi sassolini dalle scarpe già a inizio anni Novanta con concerti entrati a pieno titolo nella sua storia e in quella della musica italiana.

Fronte del palco, Rock sotto l’assedio, le date a San Siro e quelle all’Olimpico. Il concerto del 2004 a Catanzaro, un maxi show gratuito davanti a 400mila persone: «Un regalo per il Sud», aveva detto. E che regalo, una grande festa con numeri da capogiro.

Questa volta, per festeggiare i suoi quarant’anni di carriera il rocker di Zocca ha fatto le cose (se possibile) ancora più in grande. Scegliendo non uno spazio a caso, bensì il parco Enzo Ferrari, subito ribattezzato “Modena Park”, come cantava Vasco in Colpa d’Alfredo nel 1980. Prima dei bagni di folla, delle mitizzazioni, dell’affetto, della consacrazione e della fama indiscussa, a volte quasi proibitiva («Avevo presentato le mie dimissioni da rockstar ma non sono state accettate»), Vasco Rossi ha fatto la cosiddetta gavetta.

Anni in cui sul palco più che un concerto c’era una “guerra” tra lui e il pubblico che, soprattutto agli inizi, lo snobbava. In quegli anni Vasco si chiedeva chi glielo facesse fare di andare sul palco a star male quando invece facendo il dj le soddisfazioni, le donne e gli incassi erano molti di più.

Poi una notte qualcosa è cambiato: «Io non vado a casa, se non vogliono stare qui vanno a casa loro», e da qui è cominciato davvero tutto. Dopo «non ce n’è stato più per nessuno».

Il 2017 oltre a segnare i 40 anni di carriera di Vasco, segna anche i trent’anni dal suo ultimo concerto a Ferrara che si tenne al palazzetto dello sport durante il C’è chi dice no tour, era il 18 aprile 1987.

Alla batteria c’era Daniele Tedeschi, il batterista più longevo sul palco di Vasco e che questa sera a tantissimi fan mancherà.

Il legame di Vasco con Ferrara però affonda le radici anche più indietro.

Nel 1982, dopo essere arrivato ultimo al festival di Sanremo con il brano Vado al massimo, diventato poi una bandiera generazionale, Vasco Rossi col suo tour fece tappa al Barco. Tornò in città due anni dopo, nel 1984, ad aprile e settembre.

All’attivo aveva già vere e proprie pietre miliari ( “Siamo solo noi”, “Vita spericolata”, “Bollicine”, “Albachiara”. . .) e di lì a poco avrebbe lasciato le piccole location e le discoteche in favore dei palazzetti. Negli anni più recenti Vasco Rossi aveva scelto Pieve di Cento, l’hotel Bologna, come quartier generale dove radunare la band e provare prima dell’inizio del tour anche se da un po’ di tempo tutto è stato trapiantato in Puglia, nuova roccaforte del rocker di Zocca in cui trascorre mesi di relax e vacanza.

A Pieve di Cento ormai era stato “stanato” e sempre più fan accorrevano per vederlo, per salutarlo per chiedergli un autografo. I più fortunati in certe occasioni hanno anche potuto vedere le prove. Un privilegio dato a pochi “eletti” che si sono guadagnati il posto con lunghe ore di attesa davanti alle porte della sala.

Questa è la storia documentabile di Vasco a Ferrara e dintorni, poi ci sono le leggende; quelle che narrano di un giovane Rossi a inizio carriera spesso e volentieri in giro per le vie del centro storico con un gruppo di amici e forse qualche membro di quella che poi, qualche anno dopo, sarebbe diventata “La combriccola del Blasco”.

O ancora prima, a metà anni Settanta, all’epoca di Punto Radio, quando Vasco andava a fare il dj in giro per le discoteche della zona e, si dice, passasse anche per il Big di Cento. Altri anni e altre storie che si intrecciano e intersecano nella grande favola rock scritta da quel ragazzo di Zocca che si è trasformato in rockstar e che oggi, ha dato appuntamento a Modena Park per festeggiare con il suo “popolo” che è cresciuto con lui il traguardo di una vita esagerata.

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