vascomania
Una festa epocale. Il bimbo di Zocca torna da rockstar
Due ore e mezza di addominali al giorno: corsa e addominali, voglio essere in forma
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Benvenuti a Modena Park. Anzi come l’ha ribattezzato Vasco “Modena rock park” . Per una sera - questa - il parco che il giovane Rossi mitizzava perché, come autodromo, ospitò i grandi dell’automobilismo, diventa “casa sua” e sarà trasformato in una capitale del rock mondiale, per un concerto che non vuole essere una celebrazione, ma una festa. La festa di un “ragazzo di montagna” che a Modena, nonostante qualche momento non facile, trovò il suo “luna park” e che da qui decise di spiccare il volo verso traguardi che mai e poi mai avrebbe immaginato. E la corsa non è ancora finita. Già ma perché Modena Park? È Vasco stesso a spiegare, nel libro destinato a diventare un “must have” per tutti i fan, “Da rocker a rockstar”.
FESTA EPOCALE. «L’idea è semplice: sarà una festa epocale. Una cosa mai vista. – spiega – Tre ore e mezzo di musica rock. Una festa per me e il mio popolo. Sarà una specie di Woodstock, una festa rock. Io ce la volevo mettere, la parola “rock”. Non solo Modena Park. Modena Rock Park». E la scelta è caduta su Modena Park perché è il parco che si trova a poche decine di metri da un locale, lo Snoopy, piccolo, ricavato in un seminterrato. Ancora oggi i ragazzi modenesi vanno lì a ballare e lì, quarant’anni fa, il giovane dj di Zocca, occhi azzurri, capelli lunghi era uno dei più bravi a mixare la musica, riempiendo la pista di giovani come lui. «Io ai tempi vivevo a Modena, facevo il dj. – racconta Vasco – Per cui, parlando di Modena Park, intendevo un po’ il Modena Luna Park, perché ci si divertiva parecchio, come al luna park. Poi, è chiaro, a Modena c’è il parco Enzo Ferrari, uno dei più bei parchi cittadini d’Europa. E per Modena, poi, il circuito in cui Enzo Ferrari provava le sue macchine, è un posto mitico. Quindi dire “Modena Park” era evocativo di tutto questo, sia del divertimento della mia vita notturna, sia di quella leggenda lì: Ferrari». Un ritorno quindi quello a Modena che in diverse fasi ha segnato la sua vita. La prima da ragazzino con la famosa partecipazione all’Usignolo d’oro, una sorta di Zecchino d’oro alla modenese
INIZIÒ A MODENA PARK. «Tutto è cominciato a Modena. Perché mia mamma mi ha iscritto a un concorso, una manifestazione che si teneva qui che si chiamava Usignolo d’Oro. Non era in tv, ma era la stessa cosa. Mia madre si divertiva così. Mi vestiva bene, mi faceva la banana, mi trattava come un bambolotto. Mi facevano fare il paggetto. Si divertiva così; un figlio unico, figurati. Mi iscrivono al concorso. A Zocca ovviamente non c’erano concorrenti, io cantavo da annisul tavolo, per intrattenere mia madre e le sue amiche, da anni. Per cui c’erano i cartelloni pubblicitari, lo ricordo bene. Vinco a Zocca e devo andare in finale, a Modena. A quel punto, mi iscrivono a lezioni di canto. Io a 10 anni andavo giù in corriera, da solo, attraversavo il parco e andavo a lezione».
L’USIGNOLO, LA SVOLTA. Così ha conosciuto la città, Modena. «Se non mi avessero iscritto a quel concorso, non starei qui. Era la prima volta che conoscevo una città, io che ero il re del bosco, sempre vissuto in montagna. Io incontro Modena con la scuola di canto. A quel punto, comincio a imparare la canzone inedita, che si chiamava “Come nelle fiabe”». Adesso Come nelle favole, allora Come nelle fiabe; tutto torna. E tanto per capire che i numeri c’erano tutti. Quel concorso lo vinse proprio Vasco. «Già vinco io con cento voti su cento, tutti i bambini hanno votato me. Era una canzone intensa, con un testo impegnato, col mal di vivere, già allora; io l’ho interpretata bene, la gente si commuove. Io a 10 anni vinco e divento il vincitore dell’Usignolo d’Oro. Il mio Festival di Sanremo. Esce anche il primo articolo, locale. E questo è il mio primo incontro con la stampa. Esce l’articolo che dice: “Vince il bambino autodidatta di Zocca che ha imparato a cantare portando al pascolo le pecore” . Io di lì ho capito che c’era qualcosa che non sarebbe mai andato per il verso giusto... Io mai vista una pecora. Cresciuto in paese, sempre parlato in italiano, perché ero della nuova generazione che non parlava in dialetto, vengo descritto come un pastore. Figurati che noi di Zocca guardavamo alla città dall’alto in basso, anche un po’ snob. Un altro articolo diceva: “Si aggirava per le quinte con i pantaloni troppo larghi e la giacca troppo lunga” . Mia madre furibonda, perché mi avevano vestito loro. Questa è la stampa che ha iniziato subito a descrivere questo personaggio spostato dalla realtà. Per un motivo o per l’altro, la stampa ha sempre altri interessi. Più avanti a Sanremo canto “Vita spericolata” , una delle canzoni più belle dell’umanità, e dicono che ero ubriaco. – racconta. – Senza parlare della canzone». Ora però Vasco è venerato come un “padre del rock” da tutta la stampa specializzata.
AVREI POTUTO BISSARE. Ma torniamo a Modena Park, il concerto numero 781 della sua carriera. Che non sarà l’ultimo. Lui, sotto sotto scalpiterebbe per ripartire subito in tour. Vasco non perde occasione per parlare della decisione di non bissare il concerto «Non ho intenzione di fermarmi. Quest’anno ho fatto solo una data perché ho promesso il concertone. Ma porca vacca quando l’ho annunciato. È una completa distruzione, ma ormai l’ho fatta. E, comunque sia, ne potevo fare anche una seconda, di date, perché ci sarebbe lo spazio perla seconda, almeno altri 100mila li faremmo al volo. Ma la coerenza me lo impedisce. Bisogna essere uomini, non caporali. Ho detto che ne facevo solo uno e solo uno ne faccio. Siamo diversi, noi. È un’altra storia. Stile e rigore. Un grande evento, epocale, rock.».
SCUSATE I DISAGI. Sebbene lontano da Modena per preparare prima e provare il concerto, Vasco è stato tenuto informato su polemiche e problematiche legate all’arrivo a Modena di una città nella città con 220 mila persone. «Chiaro, ci saranno magari dei piccoli disagi, per i modenesi, ma ci sarà anche questa festa importante, e il fatto che dal primo di luglio Modena sarà per tutti la capitale mondiale del rock, mica uno scherzo. – commenta – Poi, è ovvio, sul momento si accorgeranno solo dei disagi, i miei ex concittadini mi detesteranno un po’, non andrò più a Modena per 10 anni almeno». Intanto sarà una sera di festa. Per Vasco il concerto sarà soprattutto la festa dei suoi fans che lui si diverte a chiamare fedeli.
TUTTI UGUALI ANCHE I VIP. «Questa comunque è una festa rock. – dice – Infatti, quando miei amici importanti, magari dei professori, mi dicono che vogliono venire, io gli spiego che stavolta non ci sono palchetti, si sta in mezzo alla gente. Ci sarà il mio popolo. Ora li voglio chiamare i miei fedeli. Perché ci sono i miei fedeli, i miei fedelissimi».
L’ALLENAMENTO. E Vasco come si è preparato alla festa evento? Non solo prove di canto, ma anche prove fisiche. Come un atleta che si prepara una maratona. «Intanto io mi alleno sempre, come se dovessi fare un concerto domani, anche se poi non lo faccio. Non si sa mai. Mi tengo sempre preparato. Faccio otto chilometri tutti i giorni, centocinquanta addominali. Due ore e mezzo tutte le mattine per tenermi in forma. Poi, dal 2 luglio, addio...».
COLPA D’ALFREDO. Inevitabile parlare della canzone che con quella strofa “Abito fuori Modena Modena park” ha dato il nome allo show. La canzone è “Colpa d’Alfredo”, nata e ambientata a Modena. «Tutto è nato da Colpa d’Alfredo Perché tutti, all’epoca in cui uscì, la mettevano in radio. – ricorda Vasco – Perché tutti hanno pensato che fosse arrivato il momento di dire le cose come stavano davvero. Altro che Tony Manero e “La febbre del sabato sera” “Colpa d’Alfredo” è la vera versione di quella storia lì. Ti distrai un attimo, e arriva qualcuno e ti frega. Chiaramente, l’ho raccontato scherzando. Ironizzando. Ho raccontato di una storia piuttosto precisa; il negro non era un negro, ma uno particolarmente dotato, era una metafora... E lì c’era quell’ “abito fuori Modena, Modena Park...” Quindi ora a Modena, sì, là dove tutto è cominciato. Tutto torna, ancora un cerchio che si chiude. Ci hanno chiamato, ci hanno invitato, e non potevamo che dire di sì. Questa sarà la festa dei 40 anni di live, di canzoni, di dischi». (a. m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
FESTA EPOCALE. «L’idea è semplice: sarà una festa epocale. Una cosa mai vista. – spiega – Tre ore e mezzo di musica rock. Una festa per me e il mio popolo. Sarà una specie di Woodstock, una festa rock. Io ce la volevo mettere, la parola “rock”. Non solo Modena Park. Modena Rock Park». E la scelta è caduta su Modena Park perché è il parco che si trova a poche decine di metri da un locale, lo Snoopy, piccolo, ricavato in un seminterrato. Ancora oggi i ragazzi modenesi vanno lì a ballare e lì, quarant’anni fa, il giovane dj di Zocca, occhi azzurri, capelli lunghi era uno dei più bravi a mixare la musica, riempiendo la pista di giovani come lui. «Io ai tempi vivevo a Modena, facevo il dj. – racconta Vasco – Per cui, parlando di Modena Park, intendevo un po’ il Modena Luna Park, perché ci si divertiva parecchio, come al luna park. Poi, è chiaro, a Modena c’è il parco Enzo Ferrari, uno dei più bei parchi cittadini d’Europa. E per Modena, poi, il circuito in cui Enzo Ferrari provava le sue macchine, è un posto mitico. Quindi dire “Modena Park” era evocativo di tutto questo, sia del divertimento della mia vita notturna, sia di quella leggenda lì: Ferrari». Un ritorno quindi quello a Modena che in diverse fasi ha segnato la sua vita. La prima da ragazzino con la famosa partecipazione all’Usignolo d’oro, una sorta di Zecchino d’oro alla modenese
INIZIÒ A MODENA PARK. «Tutto è cominciato a Modena. Perché mia mamma mi ha iscritto a un concorso, una manifestazione che si teneva qui che si chiamava Usignolo d’Oro. Non era in tv, ma era la stessa cosa. Mia madre si divertiva così. Mi vestiva bene, mi faceva la banana, mi trattava come un bambolotto. Mi facevano fare il paggetto. Si divertiva così; un figlio unico, figurati. Mi iscrivono al concorso. A Zocca ovviamente non c’erano concorrenti, io cantavo da annisul tavolo, per intrattenere mia madre e le sue amiche, da anni. Per cui c’erano i cartelloni pubblicitari, lo ricordo bene. Vinco a Zocca e devo andare in finale, a Modena. A quel punto, mi iscrivono a lezioni di canto. Io a 10 anni andavo giù in corriera, da solo, attraversavo il parco e andavo a lezione».
L’USIGNOLO, LA SVOLTA. Così ha conosciuto la città, Modena. «Se non mi avessero iscritto a quel concorso, non starei qui. Era la prima volta che conoscevo una città, io che ero il re del bosco, sempre vissuto in montagna. Io incontro Modena con la scuola di canto. A quel punto, comincio a imparare la canzone inedita, che si chiamava “Come nelle fiabe”». Adesso Come nelle favole, allora Come nelle fiabe; tutto torna. E tanto per capire che i numeri c’erano tutti. Quel concorso lo vinse proprio Vasco. «Già vinco io con cento voti su cento, tutti i bambini hanno votato me. Era una canzone intensa, con un testo impegnato, col mal di vivere, già allora; io l’ho interpretata bene, la gente si commuove. Io a 10 anni vinco e divento il vincitore dell’Usignolo d’Oro. Il mio Festival di Sanremo. Esce anche il primo articolo, locale. E questo è il mio primo incontro con la stampa. Esce l’articolo che dice: “Vince il bambino autodidatta di Zocca che ha imparato a cantare portando al pascolo le pecore” . Io di lì ho capito che c’era qualcosa che non sarebbe mai andato per il verso giusto... Io mai vista una pecora. Cresciuto in paese, sempre parlato in italiano, perché ero della nuova generazione che non parlava in dialetto, vengo descritto come un pastore. Figurati che noi di Zocca guardavamo alla città dall’alto in basso, anche un po’ snob. Un altro articolo diceva: “Si aggirava per le quinte con i pantaloni troppo larghi e la giacca troppo lunga” . Mia madre furibonda, perché mi avevano vestito loro. Questa è la stampa che ha iniziato subito a descrivere questo personaggio spostato dalla realtà. Per un motivo o per l’altro, la stampa ha sempre altri interessi. Più avanti a Sanremo canto “Vita spericolata” , una delle canzoni più belle dell’umanità, e dicono che ero ubriaco. – racconta. – Senza parlare della canzone». Ora però Vasco è venerato come un “padre del rock” da tutta la stampa specializzata.
AVREI POTUTO BISSARE. Ma torniamo a Modena Park, il concerto numero 781 della sua carriera. Che non sarà l’ultimo. Lui, sotto sotto scalpiterebbe per ripartire subito in tour. Vasco non perde occasione per parlare della decisione di non bissare il concerto «Non ho intenzione di fermarmi. Quest’anno ho fatto solo una data perché ho promesso il concertone. Ma porca vacca quando l’ho annunciato. È una completa distruzione, ma ormai l’ho fatta. E, comunque sia, ne potevo fare anche una seconda, di date, perché ci sarebbe lo spazio perla seconda, almeno altri 100mila li faremmo al volo. Ma la coerenza me lo impedisce. Bisogna essere uomini, non caporali. Ho detto che ne facevo solo uno e solo uno ne faccio. Siamo diversi, noi. È un’altra storia. Stile e rigore. Un grande evento, epocale, rock.».
SCUSATE I DISAGI. Sebbene lontano da Modena per preparare prima e provare il concerto, Vasco è stato tenuto informato su polemiche e problematiche legate all’arrivo a Modena di una città nella città con 220 mila persone. «Chiaro, ci saranno magari dei piccoli disagi, per i modenesi, ma ci sarà anche questa festa importante, e il fatto che dal primo di luglio Modena sarà per tutti la capitale mondiale del rock, mica uno scherzo. – commenta – Poi, è ovvio, sul momento si accorgeranno solo dei disagi, i miei ex concittadini mi detesteranno un po’, non andrò più a Modena per 10 anni almeno». Intanto sarà una sera di festa. Per Vasco il concerto sarà soprattutto la festa dei suoi fans che lui si diverte a chiamare fedeli.
TUTTI UGUALI ANCHE I VIP. «Questa comunque è una festa rock. – dice – Infatti, quando miei amici importanti, magari dei professori, mi dicono che vogliono venire, io gli spiego che stavolta non ci sono palchetti, si sta in mezzo alla gente. Ci sarà il mio popolo. Ora li voglio chiamare i miei fedeli. Perché ci sono i miei fedeli, i miei fedelissimi».
L’ALLENAMENTO. E Vasco come si è preparato alla festa evento? Non solo prove di canto, ma anche prove fisiche. Come un atleta che si prepara una maratona. «Intanto io mi alleno sempre, come se dovessi fare un concerto domani, anche se poi non lo faccio. Non si sa mai. Mi tengo sempre preparato. Faccio otto chilometri tutti i giorni, centocinquanta addominali. Due ore e mezzo tutte le mattine per tenermi in forma. Poi, dal 2 luglio, addio...».
COLPA D’ALFREDO. Inevitabile parlare della canzone che con quella strofa “Abito fuori Modena Modena park” ha dato il nome allo show. La canzone è “Colpa d’Alfredo”, nata e ambientata a Modena. «Tutto è nato da Colpa d’Alfredo Perché tutti, all’epoca in cui uscì, la mettevano in radio. – ricorda Vasco – Perché tutti hanno pensato che fosse arrivato il momento di dire le cose come stavano davvero. Altro che Tony Manero e “La febbre del sabato sera” “Colpa d’Alfredo” è la vera versione di quella storia lì. Ti distrai un attimo, e arriva qualcuno e ti frega. Chiaramente, l’ho raccontato scherzando. Ironizzando. Ho raccontato di una storia piuttosto precisa; il negro non era un negro, ma uno particolarmente dotato, era una metafora... E lì c’era quell’ “abito fuori Modena, Modena Park...” Quindi ora a Modena, sì, là dove tutto è cominciato. Tutto torna, ancora un cerchio che si chiude. Ci hanno chiamato, ci hanno invitato, e non potevamo che dire di sì. Questa sarà la festa dei 40 anni di live, di canzoni, di dischi». (a. m.)
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