La Nuova Ferrara

dalla prefazione 

Un’opera ben documentata che fa parlare il suo protagonista

Un’opera ben documentata che fa parlare il suo protagonista

Dalla prefazione di Richard Sylla e Henry Kaufman La partnership tra Hamilton e Washington è ben discussa e documentata nell'eccellente studio di Francesco Ruvinetti, “Alexander Hamilton e l'Arte del...

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Dalla prefazione di Richard Sylla e Henry Kaufman



La partnership tra Hamilton e Washington è ben discussa e documentata nell'eccellente studio di Francesco Ruvinetti, “Alexander Hamilton e l'Arte del Governo”. Ruvinetti continua la lunga tradizione, da Lord Bryce e altri, di osservatori europei degli Stati Uniti e della sua storia, più oggettivi degli stessi americani. I maggiori oppositori politici di Hamilton in vita furono Thomas Jefferson e James Madison, e in maniera minore lo stesso John Adams.

Questi oppositori vissero per decenni dopo la morte di Washington nel 1799 e quella di Hamilton nel 1804. Essi ebbero così più tempo di scrivere le loro versioni della storia, e le loro versioni influenzarono molti storici. Come risultato, alcuni dicono che Jefferson e Madison sono stati “privilegiati” da molti storici in rapporto ad Hamilton.

Ruvinetti non ha nessuno di questi “privilegi”. Egli dimostra quanto gli attacchi di Jefferson e Madison ad Hamilton e al suo approccio all'arte del governo trovarono adeguate risposte nel suo stesso tempo, e la maggior parte con il pieno supporto di Washington. Inoltre, furono le idee del governo di Washington ed Hamilton che si affermarono nella storia degli Stati Uniti nel lungo corso, ma solo dopo che Jeffeson e Madison, e i loro seguaci come Jackson, cercarono di farlo deragliare nei decenni tra il 1800 e il 1860 quando essi condussero il paese ad abbracciare la dottrina degli diritti degli stati (states' rights) sopra l'autorità federale.

Tra le linee, Ruvinetti suggerisce che questo orientamento potrebbe essere stato causato dalla schiavitù. Jefferson, Madison e Jackson furono tra i maggiori possessori di schiavi, così come lo furono numerosi altri Presidenti e massimi politici nel periodo 1800-1860. Hamilton, al contrario, fu un abolizionista, e fece alcune tra le più forti battaglie contro la schiavitù come nessun altro leader nazionale della founding era, inclusa l'eresia (per i detentori di schiavi e sostenitori della schiavitù) che le facoltà dei neri erano uguali a quelle dei bianchi.

Questo fece di Hamilton, agli occhi dei detentori di schiavi, un uomo pericoloso, e questa ha potuto ben essere una delle cause della opposizione concertata contro di lui e la sua politica. Anche Washington fu un detentore di schiavi, ma, diversamente da Jefferson, Madison e Jackson, li rese liberi con il suo ultimo testamento.

Tra le molte altre attrattive caratteristiche dello studio di Ruvinetti ci sono queste. Più di molti degli studiosi di Hamilton, egli ha cercato di trovare le influenze intellettuali che hanno formato il suo pensiero. In particolare ha dato molto più credito alle idee di Sir James Steuart, l'economista scozzese i cui volumi del 1767 sulla economia politica dissero molto di più sulla moneta, il credito e le finanze di quanto non fecero altri libri del tempo, incluso Adam Smith. Steuart sembra aver influenzato Hamilton più di quanto i primi studiosi abbiano compreso.

Un'altra bella caratteristica dello studio di Ruvinetti è che egli lascia parlare Hamilton stesso. Il lettore scoprirà ciò che Hamilton disse, e non ciò che un autore dice che Hamilton ha detto. Come studioso di Hamilton, io debbo ammirare la profondità della comprensione di Ruvinetti degli scritti di Hamilton così come la capacità di identificare molti dei passaggi chiave di quei voluminosi scritti.



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