La Nuova Ferrara

l'intervista

Varesi: "Scrivere è come respirare. Non posso farne a meno"

di Samuele Govoni
Luca Barbareschi e Natasha Stefanenko sul seti di Nebbie e Delitti
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Luca Barbareschi e Natasha Stefanenko sul seti di Nebbie e Delitti

L'autore presenta a Ferrara mercoledì 12 luglio l'ultima avventura del commissario Soneri: tanti ricordi legati al set di "Nebbie e Delitti"

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FERRARA. Il commissario Soneri è alle prese con un nuovo delitto e per la prima volta si trova spiazzato. Non tanto per l’omicidio, apparentemente banale, piuttosto per il contesto. È quello che lo turba maggiormente. Il commissario Soneri e la legge del Corano (ed. Frassinelli, 2017) è il nuovo romanzo poliziesco di Valerio Varesi, giornalista e scrittore parmense, che lo presenterà mercoledì alle 21.30 all’Ibs+Libraccio (piazza Trento e Trieste, Ferrara) nell’ambito della rassegna Autori a Corte. Le storie di Varesi (da cui venne tratta anche la serie Rai, Nebbie e delitti) vanno oltre il genere poliziesco, indagano la realtà quotidiana, i problemi della società e le tensioni che si incontrano specialmente nei contesti più “caldi” come periferie e città satellite. In quest’ultimo caso, Soneri, si addentra nella comunità islamica di Parma e nella periferia cittadina dove la tensione tra immigrati e italiani è sempre più alta e minacciosa; lo scrittore utilizza la storia per illuminare i luoghi più scuri e inquietanti della società e per svelarne le contraddizioni.


Varesi, quando è nata la sua passione per la scrittura?
«Ho iniziato a scrivere i primi raccontini che ero ancora adolescente e un giorno, con molto ardire, mi presentai dal critico letterario della Gazzetta di Parma per sottoporgli i miei scritti. Li valutò e disse che si sarebbero potuti pubblicare nell’inserto domenicale. Presi fiducia e continuai a scrivere e poi è subentrata la passione per il giornalismo. Ho fatto di tutto per diventare giornalista e ho accantonato, ma mai dimenticato, la narrativa. Quando ho potuto, ho ricominciato a scrivere romanzi. Del resto per me scrivere è come respirare non posso proprio farne a meno».


Romanziere e giornalista, come è riuscito a coniugare le due professioni?
«La scrittura giornalistica è molto diversa da quella narrativa. Un giornale, un quotidiano, deve dare subito la notizia mentre in un giallo o in un noir la notizia la si deve nascondere. Il giornalista informa, il romanziere “deforma”».


E per la televisione ha mai scritto?
«No, se non qualche soggetto per la terza serie di Nebbie e delitti. La televisione ha bisogno di trame semplici e veloci, cosa che i miei libri non sono. In più, non sempre ma spesso, la TV boccia tutto quello che non è politicamente corretto. Nel mio caso sono stato fortunato perché Luca Barbareschi interpretò in maniera fedele e puntuale il commissario Soneri».


E poi le prime due serie vennero girate nel Ferrarese e nella Bassa, location piuttosto azzeccate per la storia.
«Esatto, a mio avviso è stata una scelta vincente. La terza serie che, invece, è stata girata in diverse parti d’Italia ha avuto riscontri più tiepidi. Ferrara quando è stata scelta come ambientazione di Nebbie e delitti era in lizza con Mantova. Scegliere la città Estense per me è stato giusto perché ha tante cose in comune con Parma. Anche Ferrara è una città ducale, monumentale e ci sono molte similitudini. Ricordo che una volta, era dicembre, dovevamo girare una scena ed eravamo vicino al Po, forse il paese era Pontelagoscuro. Avevamo bisogno della nebbia ma non ce n’era nemmeno un filo, e così abbiamo dovuto realizzarla artificialmente; forse (sorride, ndr) fu l’unica giornata d’inverno a Ferrara senza nebbia».


E proprio a Ferrara mercoledì presenterà “Il commissario Sonerie la legge del Corano”. Un titolo quantomeno impegnativo.
«Uso il giallo per sondare il nostro mondo, la realtà quotidiana e mi piace affrontare i problemi e le contraddizioni delle nostre periferie. A Parma, come Milano, Roma, Bruxelles o Parigi, nelle periferie si concentrano disagi e tensioni sociali. Le periferie, assomigliano sempre di più a ghetti e le discussioni politiche che si fanno su temi come droga, criminalità, disagi e razzismo sono sempre molto ideologiche e poco pratiche. Ma i problemi sono concreti e tangibili, non astratti».


Come nascono i suoi romanzi? Ha già in mente nuovi progetti?
«Ogni storia che invento parte da una suggestione da un’immagine, come una sequenza cinematografica. Sono un “ladro di vite altrui”, ciò che vedo e mi colpisce lo registro e poi all’occorrenza lo utilizzo. Funziona così, almeno per me. Nuovi progetti? Sì ci sono già delle idee su cui lavorare ma è ancora prematuro parlarne».
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