La Nuova Ferrara

«Con “I pugni in tasca” capii che avrei fatto il regista»

di SAMUELE GOVONI
«Con “I pugni in tasca” capii che avrei fatto il regista»

Bellocchio questa sera sarà a Ferrara per presentare l’ultimo film “Fai bei sogni” Il cineasta: sto lavorando ad un nuovo progetto incentrato su Tommaso Buscetta

4 MINUTI DI LETTURA





Questa sera alle 21.30 Marco Bellocchio, uno dei più grandi registi del nostro cinema, sarà ospite all’arena Le pagine di parco Pareschi (Corso Giovecca 148, Ferrara) per presentare Fai bei sogni, suo ultimo film basato sul romanzo autobiografico omonimo di Massimo Gramellini.

Il lungometraggio è stato presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2016 e oggi, arriva in città nell’ambito della rassegna Accadde domani - un anno di cinema italiano, organizzata da Fice Emilia Romagna.

Nel 1967 uscì “La Cina è vicina”, suo secondo film che le valse il Leone d’Argento a Venezia. Quando ha capito che avrebbe fatto il regista?

«Mi sono diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma ma non ero ancora convinto che avrei fatto questo mestiere; l’unico modo per capirlo veramente era provarci. Così nella prima metà degli anni Sessanta mentre mi trovavo a Londra, scrissi la sceneggiatura de I pugni in tasca poi conobbi Enzo Doria, giovane attore che scelse di produrre il film. Una volta tornati a Roma cominciammo a cercare i fondi necessari per realizzarlo».

Come nascono i suoi film? Come sceglie le storie da raccontare sul grande schermo?

«Ci sono diverse varianti. A volte elaboro un’idea e poi la propongo, altre, come nel caso di Fai bei sogni, mi è stato chiesto di realizzare un film sulla base di una storia già esistente. Leggendo il libro di Massimo Gramellini la storia mi ha coinvolto e ho pensato valesse la pena realizzarne un film. Sia che l’idea arrivi dall’interno sia che arrivi dall’esterno, cerco sempre di lavorare a qualcosa che mi piaccia e mi appassioni».

Com’è cambiato l’approccio al lavoro nel corso della sua carriera?

«Forse in passato ero più ideologico nelle mie scelte e selezionavo i soggetti prevalentemente in base al mio essere. Mi proposero di fare In nome della rosa ma non accettai, non perché il romanzo non mi piacesse o perché non mi ritenessi all’altezza ma perché non aveva nulla a che vedere con me. Oggi, con una maggiore esperienza sulle spalle, mi rendo conto che riesco a focalizzare il mio sguardo anche su cose che apparentemente sono lontane da me. Non ho più i timori di un tempo. Fai bei sogni è un libro nobile e ben scritto ma quello che mi ha affascinato veramente, al di là del testo, è stata la storia che si racconta in quelle pagine».

A proposito di cinema, lei nel 1995 fondò il Bobbio Film Festival, come nacque questa avventura?

«Il festival è nato quasi per caso. Mi chiesero se ero interessato a tenere un piccolo corso di regia a Bobbio, accettai e poi al corso di regia si accostarono le proiezioni. Man mano si sono create più sezioni e il piccolo corso è diventata una rassegna e poi un festival. Mi interessa molto il rapporto con i giovani, lavorare con loro e scambiare idee nuove. In questi anni il festival ha trovato la propria dimensione, si è ritagliato il proprio spazio e penso che sia un’occasione utile per vedere certi film che non trovano spazio nella grande distribuzione».

Rimanendo in tema di radici, Ferrara diede è la patria di Antonioni e Vancini, li ha conosciuti?

«A Ferrara ci sono stato diverse volte ma sempre come turista, mai per lavoro. Antonioni e Vancini, sì li ho conosciuti entrambi. Con il primo però c’era un rapporto più costante, non dico che fossimo amici però ci siamo incontrati diverse volte e a inizio anni Sessanta, sempre durante il mio periodo londinese, scrissi anche una tesi su di lui, sul rapporto che aveva con gli attori e il lavoro che svolgeva su di essi. Sono sempre stato un grande ammiratore di Michelangelo Antonioni».

Sta già lavorando a nuovi progetti o ha scelto di prendersi un momento di pausa?

«Il progetto più concreto al quale sto lavorando parla di un personaggio molto lontano da me e da Bobbio, ed è Tommaso Buscetta. Il suo rapporto con Giovanni Falcone fu prezioso e consentì di scardinare e colpire il potere dei corleonesi. Lui tradì i suoi “principi” in nome di un ideale superiore. È una figura che mi interessa molto e a questo progetto sto lavorando assiduamente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google