Ritornano in piazza Le Luci della Centrale Elettrica e il “ferrarese schivo”
«Suonare nella mia città è diverso, provo un certo pudore». Domani il live di Brondi: mi piace l’idea di arrivare a piedi
Domani a Ferrara Sotto le Stelle suonerà Le luci della centrale elettrica. Vasco Brondi torna nel cortile del castello a distanza di tre anni dal tour di “Costellazioni” e lo fa portando sul palco storie di eroi quotidiani, di persone sconfitte e contente che si trovano a fare i conti con le proprie aspettative e speranze, con il proprio passato e il proprio futuro. Prima di lui si esibirà Colombre, nuovo progetto indie pop di Giovanni Imparato. Apertura porte ore 19.30, live dalle 21.30. L’headliner o “il ferrarese schivo”, come lui stesso si è definito, si racconta in vista del concerto a casa propria.
Chakra è la prima canzone che ha scritto per l’album, la prima “arrivata” dopo essere stato “prosciugato” da Costellazioni. Come è nata?
«È sempre difficile capire le traiettorie e stabilire da dove arrivano le canzoni - risponde -. Quando penso a Chakra mi viene sempre in mente un aneddoto che racconta Fiona Apple riguardo Extraordinay Machine, una sua canzone che dà anche il titolo al’'album. Lei dice che le persone sono macchine straordinarie perché possiamo trovarci ad affrontare cose anche molto difficili ma passando attraverso di noi possono diventare belle. Lo racconto spesso durante i concerti perché penso sia proprio così. Qualsiasi cosa facciamo o viviamo, viene filtrata attraverso di noi, si trasforma e può diventare una canzone o può generare un cambiamento nel nostro modo di pensare».
A pochi giorni dall’uscita di Terra diceva che non vedeva l’ora di portare le canzoni dallo studio al palco per vedere come funzionavano dal vivo. Di live ce ne sono stati un bel po’ da marzo a oggi, come stanno andando le cose?
«È vero, ci sono state date fino ad oggi e il concerto cresce, le canzoni crescono. Mi accorgo sempre di più che per quanto si lavori a un disco in studio le canzoni poi prendono forma e si assestano con i concerti, mentre si gira l’Italia in furgone. Alcuni brani in questi mesi, dopo viaggi e concerti, sono già cambiati, hanno preso una loro identità che prima non avevano o che avevano in maniera differente».
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C’è un brano in Terra a cui si è accorto di essere particolarmente legato?
«C’è una canzone che mi piace molto suonare dal vivo perché, a proposito di cambiamenti, nella dimensione live ha acquisito uno spazio diverso, è diventata più ingombrante ed è Nel profondo Veneto. È la storia di quella che potrebbe essere definita una sconfitta, una ragazza che era andata a Milano per realizzare le proprie aspirazioni e che, non riuscendoci, torna a casa sconfitta ma anche contenta. Ci sono i tamburi africani che hanno un ritmo tribale e dal vivo diventa proprio un canto liberatorio».
A Ferrara ci torna spesso ma in veste privata. Il concerto di domani, invece, sarà il primo dopo tre anni. Com'è suonare a “casa propria”?
«Suonare a Ferrara è innegabilmente una situazione diversa dalle altre. Da un certo punto di vista, e forse paradossalmente, quando ho suonato a Torino con De Gregori e a Roma con Jovanotti, mi sentivo più tranquillo. Quando ho cominciato a suonare facevo tour nella sola provincia di Ferrara, arrivare a Ravenna o Bologna sembrava un miracolo. Ho battuto tutto il territorio e ora sarà bello suonare nel cuore della città. Mi piace l’idea di arrivare a piedi nel luogo in cui devo suonare ma allo stesso tempo provo un certo pudore nell’esibirmi a Ferrara. Mi piace stare qui perché qui ho amicizie che sono nate prime che intraprendessi questa strada e molti mi conoscono più per gli anni passati da barista al Korova, piuttosto che per le canzoni che faccio. È un modo per staccare, qui posso trascorrere mesi senza parlare di musica, a differenza di quanto mi capita altrove».
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Dal primo album ad oggi come è cambiato il suo modo di approcciarsi a questo lavoro?
«Credo che ci sia più consapevolezza e credo che negli anni siano aumentati gli spazi di libertà all’interno del lavoro - conclude Brondi -, perché crescendo anagraficamente e musicalmente uno tende ad avere meno bisogno dell'approvazione altrui e questo dà libertà».
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