La Nuova Ferrara

E c’è una casa per animali disabili

E c’è una casa per animali disabili

Il “Progetto Quasi” esempio del volontariato cinofilo: 10 donne e 74mila follower

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ROMA . Nel giro del volontariato cinofilo la chiamano “la principessa dei mostri”. Potrebbe tranquillamente essere il titolo di un capolavoro d’animazione di Hayao Miyazaki, ma Fabiana Rosa – trentacinquenne o giù di lì, romana, terapista per minori con danni cerebrali – si sente più «una Jessica Lange in “American Horror Story”, la regina del freak show».

«Ho passione per la diversità, per tutto ciò che esce dai canoni di quel che viene considerata la normalità. Probabilmente, se mi sposassi, organizzerei una festa in stile circense, con acrobati, nani e tendone», ci racconta. Da questa passione – condivisa con un gruppo di dieci amiche, tutte donne fra i 35 ed i 40 anni, tutte provenienti da vissuti che le hanno portate a fare i conti con l’impegno sociale, la diversità fisica, la disabilità e la morte – è nata l’idea di costituire un’associazione che si occupasse di cani in cerca di una casa. Ma – attenzione! – non cani qualunque: cani speciali, cani diversi: anziani, malati gravemente, affetti da una disabilità, bisognosi di cure particolari. Fabiana li chiama “gli sfascioni”.

È questa l’altra particolarità che ha reso la pagina di “Progetto Quasi” – questo il nome dell’associazione – una comunità social di successo: coi sui oltre 74.000 follower su Facebook, i video che viaggiano a colpi di decine di migliaia di visualizzazioni e le migliaia di reaction per ogni post, “Progetto Quasi” rappresenta un caso unico nel panorama dell’associazionismo cinofilo.

La pagina ha uno stile unico: «Curo io stessa i contenuti social - spiega Fabiana - utilizzo un umorismo aggressivo, in un ambito in cui di solito si gioca sul pietismo. Non vogliamo muovere i sensi di colpa dei potenziali donatori o adottanti, per chiedere loro offerte in denaro o di prendere un cane in casa. Vogliamo far ridere gli utenti, giocando sulla diversità dei nostri ospiti, per creare una cultura della diversità».

È così che nascono le storie di Granchio il Temibile e Quasi la Gobba, un cagnolino peso piuma con difficoltà motorie ed un meticcio in là con gli anni, o le puntate della serie “La casa del disagio”, autoironica presa in giro della quotidianità della casa famiglia di San Cesareo (Rm), in cui vivono i cani.

Un umorismo non sempre afferrato dagli utenti: «La nostra pagina ha partecipato a un progetto di ricerca condotto dall’Università di Barcellona, per misurare il grado di analfabetismo funzionale sui social, perché spesso è accaduto che i nostri sfottò affettuosi rivolti ai cani non venissero compresi dagli utenti, al punto da portare tante persone a minacciarci ed insultarci».

Nonostante questi inconvenienti il bilancio di “Progetto Quasi” è positivo: «In questi anni – racconta Fabiana – siamo riuscite a trovare proprietari per oltre 400 cani, animali che necessitavano un impegno non indifferente. E siamo riuscite a prenderci cura di loro grazie a generose donazioni frutto delle iniziative social che mettiamo in atto». Una fra le tante: l’asta di prodotti indesiderabili, l’annuale momento in cui è possibile donare o acquistare un vaso portafiori a forma di stivali texani o vincere un orrido soprammobile a forma di topo luminescente. Oggetti che non avrebbero altra utilità, se non quella di sostenere i bisogni di questi cani simpaticamente bizzarri.(c. c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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