FERRARA NERA • DELITTI DAL SECOLO SCORSO
L’hit parade italiana dell’ultima settimana di giugno del 1980 mostrava, ai primi due posti della classifica dei 45 giri più venduti, “Video killed the radio star” dei The Buggles, ed “Il tempo se ne...
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L’hit parade italiana dell’ultima settimana di giugno del 1980 mostrava, ai primi due posti della classifica dei 45 giri più venduti, “Video killed the radio star” dei The Buggles, ed “Il tempo se ne va” di Adriano Celentano.
Ma Nicola Bonetti, la sera di sabato 28 giugno di quell’anno, si era fatto un appunto, su un foglietto volante, con il nome di un trentatré giri (The Wall) e di un gruppo (i Pink Floyd), che non hanno certo bisogno di presentazione e che avrebbe voluto comperare il lunedì successivo una volta rientrato a Ferrara, nella sua casa al Villaggio Estense in Via Algeria, 15, dopo il fine settimana al mare.
Quel biglietto, col nome del disco, insieme alle sue pantofole, sono rimasti in bella vista, immobili, per anni, mai spostati dai genitori, nella villetta, per le vacanze estive, della famiglia, in Viale dei Lecci, 82, a Lido degli Estensi.
La sera del 28 giugno, in quella casa, Nicola, col padre Antonino, la madre Lia, e la giovane fidanzata sanremese, Laura, aveva consumato la cena, per festeggiare il suo ventiduesimo compleanno, trascorso da poco e l’ennesimo trenta e Lode appena conseguito, presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Ferrara.
Dopo cena, i due giovani erano usciti, per farsi un giro in auto, sulla Dyane bianca di Nicola e si erano appartati in fondo a Lido di Spina, tra il Bagno Le Piramidi ed il Bagno del Campeggio.
Erano passate da poco le 10, quando, nel buio gli stessi notarono, con un certo spavento, la presenza di una sagoma umana di fianco al finestrino del conducente.
L’inquietante presenza, che li fissava da vicino, col volto forse travisato da una sciarpa, avrebbe intimato loro di aprire: Nicola, in un impeto di coraggio, o forse incoscienza mise invece in moto l’auto.
Ma non fece in tempo ad ingranare la retromarcia che un colpo sordo disintegrò il vetro.
Il giovane studente di medicina si accasciò sulla fidanzata, attinto da due colpi alla spalla, che gli trapassarono il torace. L’uomo mascherato, che, stando alle prime dichiarazioni della ragazza, sopravvissuta, «aveva due occhi talmente impressionanti da non poter essere dimenticati», scomparve nel buio dal quale era venuto.
Forse non gli occhi, ma sicuramente molte altre cose, la giovane ligure se le dimenticò nei mesi a venire, fornendo versioni dell’accaduto, molto diverse tra loro.
In questa storia, troppo presto dimenticata, poi, tra il 1981 ed il 1982, comparve di tutto.
L’elenco è infinito e molto suggestivo: unguenti per ungere le mammelle delle mucche, lettere di presunte madri naturali, illustri avvocati di storica tradizione liberale ligure, poi divenuti ministri, durante uno dei tanti governi Berlusconi, una Walter Pkk, periziata ben 4 volte, da Catania a Wiesbaden, nell’allora Repubblica Federale Tedesca, block notes pieni di appunti deliranti, o forse no, fotografie amatoriali di giovani ragazze, ferraresi e non solo, immortalate senza veli e pure intente in gaudiose pratiche; e poi, gare di pugilato fra atleti in differita su Rai Uno, la televisione a colori dell’Hotel Europa a Lido di Spina, case a Sanremo, molto vicine tra loro, sorelle maggiori, ed un letto rosso, di cui tanti parlano, ma nessuno sa, altre lettere, ai presidenti della Repubblica Pertini e Cossiga, della mamma di Nicola, strane somiglianze fra una fidanzata ed una futura moglie, una seconda figura sul luogo del delitto, insieme all’uomo dagli occhi magnetici, vacanze termali sul Lago, interrotte per alcune sere, guardoni con problemi erettili, una Vespa blu, e tanti testimoni che non videro o sentirono molto e che ancora oggi, a distanza di più di 35 anni, non vogliono scambiare nemmeno due parole sull’accaduto.
Per l’omicidio di Nicola, deceduto poco dopo il ricovero al San Camillo di Comacchio, attorno alle 23 di quell’ultimo sabato di giugno, vennero indagate sei persone: due dei soccorritori, due fratelli comacchiesi tossicodipendenti, che godevano, però, di un alibi di ferro, trovandosi in quelle ore a Zurigo, ad un concerto dei Led Zeppelin, un noto commerciante ferrarese, deceduto da poco, e la stessa Laura, fidanzata del povero studente.
In particolare, le stesse si concentrarono sul commerciante succitato, proprietario di una Walter Pkk, e nei confronti del quale, il Giudice Istruttore del Tribunale di Ferrara, Dott. Vincenzo Melluso, nel marzo del 1981, emise mandato di arresto.
Lo stesso rimase in carcere fino alla primavera del 1982, per quasi un anno. Poi, ne trascorsero ben sette, senza che, improvvisamente, dopo decine di interrogatori, arresti, perquisizioni, verbali di sommarie informazioni testimoniali, sequestri, succedesse più nulla: e ciò anche nonostante le lettere alla Presidenza della Repubblica e la disperazione dei genitori di Nicola.
Antonino, professore al Dosso Dossi e noto pittore di barche e di lagune, e Amalia, detta Lia, insegnante di inglese, hanno convissuto col loro dolore e con questo mistero, per moltissimi anni ancora.
La mamma di Nicola si è spenta nel 2006, dopo una malattia degenerativa durata alcuni anni, mentre il babbo è mancato la vigilia di Capodanno del 2014, quasi centenario.
Lei, nell’ultimo periodo, saliva spesso nel solaio di casa, sempre in Via Algeria, 15, dove diceva di sentire, in un magnetofono, la voce di Nicola.
Il 28 luglio del 1990, il Giudice Istruttore del Tribunale di Ferrara, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero, pronunciò sentenza di non luogo a procedere nei confronti di tutti gli imputati.
Nei mesi immediatamente precedenti, dopo sette anni di inerzia totale, era stata disposta l’ultima perizia sulla Walter Pkk, sospettata di essere l’arma del delitto ed affidata al Prof. Compagnini dell’Istituto Balistico di Catania: il consulente, però, non rispettò, per qualche settimana, i tempi fissati dal magistrato per la consegna dell’elaborato, si dimenticò di chiedere una proroga ed il Giudice Istruttore non ammise la perizia.
Questa vicenda intricata non avrebbe potuto concludersi in modo più disarmante.
Da quell’estate del 1990, dieci anni ed un mese esatto dopo la morte del loro figlio, i coniugi Bonetti si chiusero in un silenzio ermetico: non vollero più parlare di questa storia, nemmeno con i parenti più stretti, nè con gli amici di una vita. La vicenda delittuosa più strana e misteriosa, che abbia avuto come teatro la nostra provincia, si concludeva senza nemmeno uno straccio di dibattimento.
Nicola ed i suoi 22 anni, un grande futuro di medico davanti, il dolore di due bravissime persone che per 10 anni, poi, si sono trovate a sbattere la testa contro un muro, non hanno meritato nemmeno un tentativo di Corte d’Assise.
Gli indizi e le prove raccolte non vennero valutati sufficienti a fondare un’accusa in giudizio. La sensazione è che su questa storia sia come scesa una mano, enorme, nera come quella notte di inizio estate, al Lido di Spina. Una mano, non umana, o forse umanissima, che ha come cristallizzato e sospeso ogni cosa. Nicola, la notte tra il venerdì 27 ed il sabato 28 giugno, la sua ultima da vivo, aveva fatto un incubo. Ne aveva parlato alla madre, nel pomeriggio del sabato, seduti nel giardino della loro casetta al mare, a Lido degli Estensi, tra pini marittimi e folate di fresca brezza marina: nell’incubo, aveva sognato di lottare a lungo contro un mostro, un essere orrendo. Ad un certo punto aveva arrestato il suo racconto, dicendo che il prosieguo del sogno era ancora più inquietante. Non immaginava, però, lo sfortunato Nicola Bonetti che la realtà, talvolta, è davvero più brutta dei peggiori sogni.
Davide Bertasi
Ma Nicola Bonetti, la sera di sabato 28 giugno di quell’anno, si era fatto un appunto, su un foglietto volante, con il nome di un trentatré giri (The Wall) e di un gruppo (i Pink Floyd), che non hanno certo bisogno di presentazione e che avrebbe voluto comperare il lunedì successivo una volta rientrato a Ferrara, nella sua casa al Villaggio Estense in Via Algeria, 15, dopo il fine settimana al mare.
Quel biglietto, col nome del disco, insieme alle sue pantofole, sono rimasti in bella vista, immobili, per anni, mai spostati dai genitori, nella villetta, per le vacanze estive, della famiglia, in Viale dei Lecci, 82, a Lido degli Estensi.
La sera del 28 giugno, in quella casa, Nicola, col padre Antonino, la madre Lia, e la giovane fidanzata sanremese, Laura, aveva consumato la cena, per festeggiare il suo ventiduesimo compleanno, trascorso da poco e l’ennesimo trenta e Lode appena conseguito, presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Ferrara.
Dopo cena, i due giovani erano usciti, per farsi un giro in auto, sulla Dyane bianca di Nicola e si erano appartati in fondo a Lido di Spina, tra il Bagno Le Piramidi ed il Bagno del Campeggio.
Erano passate da poco le 10, quando, nel buio gli stessi notarono, con un certo spavento, la presenza di una sagoma umana di fianco al finestrino del conducente.
L’inquietante presenza, che li fissava da vicino, col volto forse travisato da una sciarpa, avrebbe intimato loro di aprire: Nicola, in un impeto di coraggio, o forse incoscienza mise invece in moto l’auto.
Ma non fece in tempo ad ingranare la retromarcia che un colpo sordo disintegrò il vetro.
Il giovane studente di medicina si accasciò sulla fidanzata, attinto da due colpi alla spalla, che gli trapassarono il torace. L’uomo mascherato, che, stando alle prime dichiarazioni della ragazza, sopravvissuta, «aveva due occhi talmente impressionanti da non poter essere dimenticati», scomparve nel buio dal quale era venuto.
Forse non gli occhi, ma sicuramente molte altre cose, la giovane ligure se le dimenticò nei mesi a venire, fornendo versioni dell’accaduto, molto diverse tra loro.
In questa storia, troppo presto dimenticata, poi, tra il 1981 ed il 1982, comparve di tutto.
L’elenco è infinito e molto suggestivo: unguenti per ungere le mammelle delle mucche, lettere di presunte madri naturali, illustri avvocati di storica tradizione liberale ligure, poi divenuti ministri, durante uno dei tanti governi Berlusconi, una Walter Pkk, periziata ben 4 volte, da Catania a Wiesbaden, nell’allora Repubblica Federale Tedesca, block notes pieni di appunti deliranti, o forse no, fotografie amatoriali di giovani ragazze, ferraresi e non solo, immortalate senza veli e pure intente in gaudiose pratiche; e poi, gare di pugilato fra atleti in differita su Rai Uno, la televisione a colori dell’Hotel Europa a Lido di Spina, case a Sanremo, molto vicine tra loro, sorelle maggiori, ed un letto rosso, di cui tanti parlano, ma nessuno sa, altre lettere, ai presidenti della Repubblica Pertini e Cossiga, della mamma di Nicola, strane somiglianze fra una fidanzata ed una futura moglie, una seconda figura sul luogo del delitto, insieme all’uomo dagli occhi magnetici, vacanze termali sul Lago, interrotte per alcune sere, guardoni con problemi erettili, una Vespa blu, e tanti testimoni che non videro o sentirono molto e che ancora oggi, a distanza di più di 35 anni, non vogliono scambiare nemmeno due parole sull’accaduto.
Per l’omicidio di Nicola, deceduto poco dopo il ricovero al San Camillo di Comacchio, attorno alle 23 di quell’ultimo sabato di giugno, vennero indagate sei persone: due dei soccorritori, due fratelli comacchiesi tossicodipendenti, che godevano, però, di un alibi di ferro, trovandosi in quelle ore a Zurigo, ad un concerto dei Led Zeppelin, un noto commerciante ferrarese, deceduto da poco, e la stessa Laura, fidanzata del povero studente.
In particolare, le stesse si concentrarono sul commerciante succitato, proprietario di una Walter Pkk, e nei confronti del quale, il Giudice Istruttore del Tribunale di Ferrara, Dott. Vincenzo Melluso, nel marzo del 1981, emise mandato di arresto.
Lo stesso rimase in carcere fino alla primavera del 1982, per quasi un anno. Poi, ne trascorsero ben sette, senza che, improvvisamente, dopo decine di interrogatori, arresti, perquisizioni, verbali di sommarie informazioni testimoniali, sequestri, succedesse più nulla: e ciò anche nonostante le lettere alla Presidenza della Repubblica e la disperazione dei genitori di Nicola.
Antonino, professore al Dosso Dossi e noto pittore di barche e di lagune, e Amalia, detta Lia, insegnante di inglese, hanno convissuto col loro dolore e con questo mistero, per moltissimi anni ancora.
La mamma di Nicola si è spenta nel 2006, dopo una malattia degenerativa durata alcuni anni, mentre il babbo è mancato la vigilia di Capodanno del 2014, quasi centenario.
Lei, nell’ultimo periodo, saliva spesso nel solaio di casa, sempre in Via Algeria, 15, dove diceva di sentire, in un magnetofono, la voce di Nicola.
Il 28 luglio del 1990, il Giudice Istruttore del Tribunale di Ferrara, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero, pronunciò sentenza di non luogo a procedere nei confronti di tutti gli imputati.
Nei mesi immediatamente precedenti, dopo sette anni di inerzia totale, era stata disposta l’ultima perizia sulla Walter Pkk, sospettata di essere l’arma del delitto ed affidata al Prof. Compagnini dell’Istituto Balistico di Catania: il consulente, però, non rispettò, per qualche settimana, i tempi fissati dal magistrato per la consegna dell’elaborato, si dimenticò di chiedere una proroga ed il Giudice Istruttore non ammise la perizia.
Questa vicenda intricata non avrebbe potuto concludersi in modo più disarmante.
Da quell’estate del 1990, dieci anni ed un mese esatto dopo la morte del loro figlio, i coniugi Bonetti si chiusero in un silenzio ermetico: non vollero più parlare di questa storia, nemmeno con i parenti più stretti, nè con gli amici di una vita. La vicenda delittuosa più strana e misteriosa, che abbia avuto come teatro la nostra provincia, si concludeva senza nemmeno uno straccio di dibattimento.
Nicola ed i suoi 22 anni, un grande futuro di medico davanti, il dolore di due bravissime persone che per 10 anni, poi, si sono trovate a sbattere la testa contro un muro, non hanno meritato nemmeno un tentativo di Corte d’Assise.
Gli indizi e le prove raccolte non vennero valutati sufficienti a fondare un’accusa in giudizio. La sensazione è che su questa storia sia come scesa una mano, enorme, nera come quella notte di inizio estate, al Lido di Spina. Una mano, non umana, o forse umanissima, che ha come cristallizzato e sospeso ogni cosa. Nicola, la notte tra il venerdì 27 ed il sabato 28 giugno, la sua ultima da vivo, aveva fatto un incubo. Ne aveva parlato alla madre, nel pomeriggio del sabato, seduti nel giardino della loro casetta al mare, a Lido degli Estensi, tra pini marittimi e folate di fresca brezza marina: nell’incubo, aveva sognato di lottare a lungo contro un mostro, un essere orrendo. Ad un certo punto aveva arrestato il suo racconto, dicendo che il prosieguo del sogno era ancora più inquietante. Non immaginava, però, lo sfortunato Nicola Bonetti che la realtà, talvolta, è davvero più brutta dei peggiori sogni.
Davide Bertasi
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