La Nuova Ferrara

l’addio al maestro 

Bologna e il Basso Ferrarese hanno salutato il pittore Pozzati

Bologna e il Basso Ferrarese hanno salutato il pittore Pozzati

Ieri mattina alla Cappella dei Bulgari all’Archiginnasio di Bologna si sono celebrati i funerali del pittore Concetto Pozzati, morto martedì all’età di 82 anni nella città che di fatto lo aveva...

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Ieri mattina alla Cappella dei Bulgari all’Archiginnasio di Bologna si sono celebrati i funerali del pittore Concetto Pozzati, morto martedì all’età di 82 anni nella città che di fatto lo aveva adottato, dopo la nascita a Vo’ in provincia di Padova nel 1935. Il maestro - come si evinde dal cognome - ha chiare origini ferraresi, basti pensare che lo zio era Sepo, al secolo Severo Pozzati, cartellonista di fama internazionale nato proprio a Comacchio e che aveva donato la passione per l’arte al nipote.

Profondo il cordoglio per Pozzati a Bologna, considerando che oltre alle tante mostre organizzate e le cattedre in accademie dell’arte, era stato anche assessore alla cultura del Comune di Bologna, dal 1993 al 1996. Lo ha salutato il sindaco Virginio Merola e numerosi gli attestati di stima alla figlia Maura Pozzati.

Tanti anche gli amici che il maestro aveva nella nostra città, in particolare tra Codigoro e Comacchio, zone di origine della sua famiglia. Nel 1976 una sua mostra antologica con circa 200 opere era stata l’occasione per inaugurare il Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara. Un bel ricordo del maestro è arrivato da Enzo Tinarelli, pittore argentano (è di Anita) che conosceva da tanti anni il maestro. «È stato certamente un grande artista - racconta Tinarelli -, un grande insegnante di pittura all’Accademia di Bologna, un grande oratore, pensatore e critico. Non ho avuto il piacere di averlo come insegnante diretto (avendo io frequentato l’Accademia a Ravenna, ma si passava a volte a trovarlo a Bologna in Accademia, ove andarono tanti miei compagni), ma ricordo varie sue conferenze al Liceo artistico e altre occasioni a Ravenna negli anni ’70, ’80 e ’90. Era sempre assai chiaro nel rapporto tra la didattica e la creatività, e anche di argomenti storico-artistici ne sapeva tantissimo, non ultimi anche interessanti scritti e pensieri sull’Arte del mosaico, come esperto dei saggi della commissione per la riforma dell’Accademia di Ravenna negli anni ’90 (in cui si espressero per la centralità del mosaico). Sempre disponibile al dialogo e al coinvolgimenti nelle mostre dei giovani. Il suo è stato un impegno a tuttotondo anche come assessore alla cultura. Bologna e l’Italia perdono sicuramente un grande riferimento».



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