La Nuova Ferrara

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“Mille anni ancora” di Bandini e De André «Ero il ritmo di Faber»

di SAMUELE GOVONI
“Mille anni ancora” di Bandini e De André «Ero il ritmo di Faber»

Lo storico batterista racconta i suoi anni con il cantautore genovese in vista del concerto

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COMACCHIO. Ellade Bandini, storico batterista ferrarese che ha suonato con praticamente tutti (e senza esagerare) gli artisti italiani dagli anni ’70 a questa parte, sarà oggi (sabato) alle 20.30 al bar Ragno di Comacchio (info 339.4993724) con i “Mille anni ancora”, per rendere omaggio a Fabrizio De André. Alla voce Alessandro Adami «ottimo interprete», dice Bandini. In vista del concerto il batterista ricorda i suoi gloriosi anni nella musica italiana e al fianco di Faber.

Che ricordo ha degli anni “suonati” a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta?

«Erano anni in cui i cantautori non venivano visti con “quell’aura di impegno” con cui sono visti oggi. Erano cantanti, artisti appassionati che arrivavano dalle influenze beat, folk, rock’n’roll e blues. La loro grandezza stava nel saper cantare brani complessi, a volte anche tristi, senza però rinunciare alla leggerezza. C’era una certa speranza nel futuro e una bellissima atmosfera. Sul palco e in studio c’erano cuore e passione».

Come nacque la collaborazione con De André?

«Nel 1984 Maurizio Pagani mi chiese se volevo suonare la batteria con Fabrizio. Il tour era in partenza, accettai subito e in quattro giorni dovetti imparare tutti i brani in scaletta. Fu una bellissima corsa contro il tempo. Dopo rimasi con Fabrizio fino al suo ultimo concerto, lavorammo insieme in studio anche al disco “Anime salve”».

C’è un episodio che ricorda con particolare affetto?

«Fabrizio era molto diverso a seconda del contesto. In sala di incisione era rilassato e tranquillo; ascoltavamo insieme le registrazioni... Dal vivo, invece, la situazione era diversa. Era molto teso, aveva paura di sbagliare, era un po’ insicuro. Il concerto doveva essere uguale tutte le sere, non dovevano esserci cambi o variazioni; dall’inizio alla fine del tour, quello era e quello doveva essere. I tour con Fabrizio erano brevi ma intensissimi, eravamo capaci di concentrare ottanta date in tre mesi. La tensione era inevitabile per uno come lui che sentiva la responsabilità nei confronti del pubblico».

Non tutte rose e fiori ma anche momenti complicati.

«Penso che tra tutti i musicisti, quelli che un po’ riuscivano a sdrammatizzare e tenere tranquillo Fabrizio fossero due ferraresi. Uno ero io e l’altro Gilberto Martellieri, pianista venuto a mancare due anni fa. Quando De André era nervoso Gilberto lo invitava per una partita a biliardo e lì si calmava».

Che concerto sarà quello di domani a Comacchio?

«Io, Giorgio Cordini e Mario Arcari abbiamo passato tanti anni con Faber e credo che una delle peculiarità di questa formazione sia proprio il fatto di suonare come piaceva a lui. Al bar Ragno i “Mille anni ancora” saranno in formazione ridotta, saremo 6 e non 10. Proporremo alcuni dei brani più storici di Fabrizio. Sarà un concerto popolare in linea con la location che ci ospita e l’idea mi piace molto, sarà una serata tra amici».

C’è una collaborazione mancata che le ha lasciato il “nodo in gola”?

«In un’intervista Pino Daniele disse che avrebbe voluto suonare con me e la cosa era reciproca. In quel periodo ero in tour con Bennato, era l’epoca di “Sono solo canzonette”. Io e Pino ci conoscevamo ma, purtroppo, non ci fu mai occasione di lavorare assieme».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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