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CINEMA E FILM A FERRARA STORIA NON A LIETO FINE

CINEMA E FILM A FERRARA STORIA NON A LIETO FINE

Dispiace sempre quando i posti dove sei stato sono cambiati o peggio quando non ci sono più. È il caso dei cinema a Ferrara. Tutti chiusi. O quasi.In quegli anni non si andava al cinema solo per il...

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Dispiace sempre quando i posti dove sei stato sono cambiati o peggio quando non ci sono più. È il caso dei cinema a Ferrara. Tutti chiusi. O quasi.

In quegli anni non si andava al cinema solo per il film; il cinema aveva una carica glamour, quasi erotica. Era un divertimento della domenica che dava significato alla festa, io e i miei amici andavamo spessissimo. I film che vedevi determinavano la tua appartenenza al gruppo; se non avevi visto La caduta degli dei ,di Visconti o Quattro mosche di velluto grigio di Dario Argento, non eri nessuno. Andare al cinema aveva una valenza che andava oltre, come quello che succede oggi con i viaggi: se non sei andato nel tal posto, non sei al livello del tuo interlocutore. Ecco perché con la chiusura dei cinema parlerei di collasso psico-sociale. Tutti avevano visto Un uomo chiamato cavallo: lo davano al Capitol, in via Garibaldi, ci andai a piedi. L’edificio era un oratorio costruito nel 1489 dalla Confraternita di San Giovanni Battista, nel 1865 fu trasformato in teatro e nel 1918 in un cinema frequentatissimo. Qualche anno fa venne chiuso. Oggi ospita un bar. In viale Cavour, all’angolo con piazza Beretta c’era l’Astra, cinema di gran classe dove ho visto Morte a Venezia di Luchino Visconti. Il Ristori, in Cortevecchia, un tempo era il teatro Bonacossi, costruito nel 1662: chiuso nel 2004. Il Rivoli in via Boccaleone è stato chiuso nel 2005 per farne un parcheggio. La prima notte di quiete, un film di Valerio Zurlini, che mi ha riempito di emozioni esistenzialiste, soprattutto per l'interpretazione di Alain Delon. Al Nuovo, autentica bomboniera sul listón, ho visto vari film, tra cui Il mucchio selvaggio, di Sam Peckinpah. Il Manzo (Manzoni) era in Mortara. Chiuso nel 2008. In Foro Boario c’era l’Alexander, in piazza Travaglio il Diana, in piazzetta Verdi il glorioso teatro Verdi. Tutti chiusi.

Alcuni cinema hanno resistito: l’Apollo, i cinema parrocchiali come Santo Spirito e San Benedetto. Il cinema Boldini propone rassegne e cartelloni alternativi, mentre la sala Estense, dove ricordo di aver visto Easy Rider, ospita il teatro dialettale e spettacoli. Ha resistito anche il Mignon, in porta San Pietro. Ora proietta film porno ma non dimentichiamo che si chiamava Lux ed era cinema di tutto rispetto: lì ho visto Il sole nella pelle, film del ’71 con Ornella Muti e Alessio Orano. Nel 2005 anche l’Embassy di Porta Po chiude per far posto a un supermercato. Prima si chiamava cinema Corso, lì ho visto Ben Hur: era il ’68 e non era una prima visione, essendo uscito nel ’59.

Ben-Hur è un kolossal diretto da William Wyler con Charlton Heston nel ruolo del protagonista. Nel 1958 la Metro-Goldwyn-Mayer era sull’orlo della bancarotta e, per salvarsi, chiese al produttore Sam Zimbalist di realizzare una trasposizione cinematografica del romanzo Ben-Hur: A Tale of the Christ, scritto dall’eroe della guerra di secessione americana Lew Wallace. Zimbalist affidò la regia del progetto a Wyler, per la cifra record di 1 milione di dollari. La produzione girò il film negli stabilimenti di Cinecittà: fece costruire un circo fuori Roma per girarvi le sequenze della corsa delle quadrighe e furono utilizzate molte controfigure e manichini. Durante la corsa, Ben-Hur (sostituito dalla controfigura Joe Canutt) piomba su un carro fermo incidentato, viene sbalzato fuori dal carro e proiettato verso i cavalli, rimanendo aggrappato per miracolo. La scena fu un vero incidente non previsto, tant’è che Canutt si tagliò il mento.

Giovanni Calza

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