LA SPAL IN FINALE DI COPPA ENDRIGO E LE RÉCLAME
Nel 1962 la Spal raggiunse la finale di Coppa Italia, persa contro il Napoli. Gli estensi, allenati da Serafino Montanari, si schierarono con Patregnani, Muccini, Olivieri, Gori, Cervato, Riva, Dell’O...
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Nel 1962 la Spal raggiunse la finale di Coppa Italia, persa contro il Napoli. Gli estensi, allenati da Serafino Montanari, si schierarono con Patregnani, Muccini, Olivieri, Gori, Cervato, Riva, Dell’Omodarme, Massei, Mencacci, Micheli e Novelli. Il Napoli passò in vantaggio su punizione con l’ex spallino Gianni Corelli al ’12, i biancazzurri pareggiarono al ’15 con Micheli; infine al ’79 Pierluigi Ronzon portò definitivamente in vantaggio la formazione partenopea, regalandole il primo trofeo della sua storia.
Spal finalista Coppa Italia, 1962
“Io che amo solo te” (Sergio Endrigo, 1962) è stato il suo più grande successo, vendette all’epoca 650.000 copie. Così parla della canzone: «All’inizio questa canzone non mi sembrava interessante, perché la sentivo molto facile. Ricordo che mi resi conto del successo di questa canzone quando a Bologna la sentii fischiettare da un panettiere che andava a fare le consegne in bicicletta». Come la canzone sia nata, ce lo spiega lui stesso: «Mi ero innamorato di una segretaria e per lei ho scritto in venti minuti “Io che amo solo te”. Quando la feci sentire a Nanni Ricordi, a lui piacque da morire e Bacalov fece questo arrangiamento così maestoso, con l’introduzione degli archi e tutto il resto...». C’è gente che ama mille cose/ e si perde per le strade del mondo/ Io che amo solo te, io mi fermerò e ti regalerò/ quel che resta della mia gioventù.
Prodotti e Réclame
Negli anni ’60 è inutile ripeterlo tutto era diverso. E con infinita nostalgia non posso non ricordare che a tavola le marche di vino erano Scalambra o Folonari, che i saponi erano Camay, Cadum, Palmolive o Rexona; che il borotalco era Roberts, e il dentifricio era Durban’s, Pasta del Capitano o Chlorodont - indimenticabile Virna Lisi “ Con quella bocca può dire ciò che vuole”. Mia madre lavava i panni con il Tide, ma ’erano anche Olà, Omo e Ava. L’acqua minerale era un prodotto di lusso. Da Peo al budgàr c’era la Recoaro, la Crodo, la Cerelia, la Pejo; come birra c’era la Prinz brau, la Wuhrer e la Splugen, ma anche la Moretti e la Peroni: una gran bionda tedesca abbracciava il bicchiere spumeggiante dicendo: «Chiamami Peroni e sarò la tua birra». Si poteva rendere frizzante l’acqua di rubinetto con la Frizzina o l’Idrolitina. L'aranciata San Pellegrino era contenuta in una bottiglietta vagamente a forma di arancia e la mitica Coca Cola era la bevanda più seduttiva, per il gusto ma soprattutto per la forma sinuosa come i fianchi di una donna. E I formaggini? Invernizzi Milione, Formaggino Mio, Ramek, Milkana. E Susanna tutta panna: «Pitu pitun pahh!». Carosello per tutti, grandi e piccoli era una specie di carezza prima della buona notte. Costituiva il traguardo in fondo alla giornata. Tutti eravamo attratti dalla magica combinazione tra musiche e personaggi. Lo spot del caffè Paulista della Lavazza, creato da Armando Testa, era un cortometraggio d’animazione. E Calimerio? Da tutti rifiutato: «Vattene via, piccolo sgorbio nero!» (Calimero): «Eh… Che maniere! Qui fanno tutti così perché loro sono grandi e io sono piccolo, e nero. È un’ingiustizia però!». E L’olandesina risolve: «Siamo alle solite Calimero. Tu non sei nero, sei solo sporco! Là», e lo immerge nel mastello con il detersivo della Mira Lanza. Finale: (Calimero): «Eh Ava,come lava!». Magia, pura magia.
Giovanni Calza
Spal finalista Coppa Italia, 1962
“Io che amo solo te” (Sergio Endrigo, 1962) è stato il suo più grande successo, vendette all’epoca 650.000 copie. Così parla della canzone: «All’inizio questa canzone non mi sembrava interessante, perché la sentivo molto facile. Ricordo che mi resi conto del successo di questa canzone quando a Bologna la sentii fischiettare da un panettiere che andava a fare le consegne in bicicletta». Come la canzone sia nata, ce lo spiega lui stesso: «Mi ero innamorato di una segretaria e per lei ho scritto in venti minuti “Io che amo solo te”. Quando la feci sentire a Nanni Ricordi, a lui piacque da morire e Bacalov fece questo arrangiamento così maestoso, con l’introduzione degli archi e tutto il resto...». C’è gente che ama mille cose/ e si perde per le strade del mondo/ Io che amo solo te, io mi fermerò e ti regalerò/ quel che resta della mia gioventù.
Prodotti e Réclame
Negli anni ’60 è inutile ripeterlo tutto era diverso. E con infinita nostalgia non posso non ricordare che a tavola le marche di vino erano Scalambra o Folonari, che i saponi erano Camay, Cadum, Palmolive o Rexona; che il borotalco era Roberts, e il dentifricio era Durban’s, Pasta del Capitano o Chlorodont - indimenticabile Virna Lisi “ Con quella bocca può dire ciò che vuole”. Mia madre lavava i panni con il Tide, ma ’erano anche Olà, Omo e Ava. L’acqua minerale era un prodotto di lusso. Da Peo al budgàr c’era la Recoaro, la Crodo, la Cerelia, la Pejo; come birra c’era la Prinz brau, la Wuhrer e la Splugen, ma anche la Moretti e la Peroni: una gran bionda tedesca abbracciava il bicchiere spumeggiante dicendo: «Chiamami Peroni e sarò la tua birra». Si poteva rendere frizzante l’acqua di rubinetto con la Frizzina o l’Idrolitina. L'aranciata San Pellegrino era contenuta in una bottiglietta vagamente a forma di arancia e la mitica Coca Cola era la bevanda più seduttiva, per il gusto ma soprattutto per la forma sinuosa come i fianchi di una donna. E I formaggini? Invernizzi Milione, Formaggino Mio, Ramek, Milkana. E Susanna tutta panna: «Pitu pitun pahh!». Carosello per tutti, grandi e piccoli era una specie di carezza prima della buona notte. Costituiva il traguardo in fondo alla giornata. Tutti eravamo attratti dalla magica combinazione tra musiche e personaggi. Lo spot del caffè Paulista della Lavazza, creato da Armando Testa, era un cortometraggio d’animazione. E Calimerio? Da tutti rifiutato: «Vattene via, piccolo sgorbio nero!» (Calimero): «Eh… Che maniere! Qui fanno tutti così perché loro sono grandi e io sono piccolo, e nero. È un’ingiustizia però!». E L’olandesina risolve: «Siamo alle solite Calimero. Tu non sei nero, sei solo sporco! Là», e lo immerge nel mastello con il detersivo della Mira Lanza. Finale: (Calimero): «Eh Ava,come lava!». Magia, pura magia.
Giovanni Calza
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