La Nuova Ferrara

«Gli adolescenti sono in crisi? Adulti facciano autocritica»

di SAMUELE GOVONI
«Gli adolescenti sono in crisi? Adulti facciano autocritica»

Il docente ferrarese di pedagogia sperimentale analizza la situazione attuale Con lui incontro a Lido Nazioni: dobbiamo insegnare l’alfabeto delle emozioni

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«La questione è seria. Il dialogo tra adolescenti e adulti è sempre più complicato; è giusto parlare di questa problematica per cercare innanzitutto di confrontarsi, e poi di trovare soluzioni costruttive al problema». Vincenzo Bonazza, ferrarese, docente e ricercatore di pedagogia sperimentale all’università telematica Pegaso di Napoli, un paio di sere fa ha partecipato a “Adolescenti e giovani in cerca di senso”, incontro organizzato dalla parrocchia di San Guido Abate e Lido Nazione.

In molti hanno partecipato all’incontro, uno dei tanti che (sopratutto negli ultimi mesi) si stanno organizzando sul territorio provinciale, anche alla luce dei tragici fatti che a gennaio sconvolsero la comunità di Pontelangorino. Divario generazionale, dissidi tra figli e genitori, tra adulti e ragazzi, fanno parte della vita ma questo gap comunicativo è andato crescendo. Le cause sono molteplici. Bonazza ha tracciato un quadro della situazione attuale.

Le problematiche adolescenziali sono aumentate nell’ultimo periodo?

«Di disagio adolescenziale si parla fin dall’antichità ma va detto che negli ultimi anni, in questo contesto storico, il disagio che si vive è di tipo culturale. Stiamo attraversando un momento di decadenza, decadenza che provoca un disinteresse diffuso nei confronti del futuro, di ciò che può essere vissuto. Tutto si concentra nel presente, nel consumo di esso e i ragazzi si trovano ad affrontare una crisi interiore».

Perché secondo lei si è arrivati a questo?

«Gli adulti non hanno saputo creare punti di riferimento da trasmettere ai giovani. Questo è il problema. Viviamo in una società spesso dominata dal vuoto. La figura genitoriale paterna è in crisi, sono aumentati i dissidi tra padri e figli, comunicare è diventato più complesso e c’è uno spiccato disinteresse nei confronti del futuro, dei progetti di vita. In questo la crisi economica ha giocato un ruolo decisivo; fare piani e progetti è sempre più difficile e quindi si vive quasi esclusivamente nel presente».

Cosa intende quando parla di “alfabeto delle emozioni”?

«Anche le emozioni vanno educate e oggi questa educazione, questa “alfabetizzazione” è lasciata un po’ al caso. I ragazzi spesso vivono in balia dei sentimenti e, appunto, delle emozioni e non saperle gestire può portare anche al compimento di gesti eclatanti. Oggi molte persone, soprattutto giovanissime soffrono di ansia; ci siamo chiesti il perché? O ci siamo chiesti perché stiano aumentando i casi di depressione tra i giovani? È stato trascurato quello che, appunto, chiamo l’alfabeto delle emozioni».

I “grandi”, gli adulti, come dovrebbero comportarsi?

«Gli adulti devono fare autocritica e chiedersi che cosa possono fare per invertire la rotta. La famiglia, le istituzioni, gli enti locali, la chiesa, le associazioni, che cosa possono fare per dare spazio agli adolescenti? E insieme a questa c’è anche un altro quesito a cui bisogna rispondere: siamo capaci di rapportarci con essi? Penso che per un sindaco le politiche giovanili e le iniziative rivolte agli adolescenti, dovrebbero essere “una spina nel fianco”, nel senso positivo del termine. Gli adolescenti dovrebbero essere messi in cima alla lista».

Tutti ricordano i tragici fatti di Pontelangorino. Cosa potrebbe essere scattato nei due ragazzi che avrebbero progettato e commesso il fatto?

«È presto per entrare nei dettagli di una vicenda così complessa. Umberto Galimberti ne L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani (ed. Feltrinelli, ndr) parla di sociopatia, una sindrome che porta le persone, e in questo caso i giovani, a diventare indifferenti a ciò che li circonda. Nulla li tange più. Gli adolescenti sono sovraccarichi di stimoli, fattore che può portate (in particolar modo nei più fragili) ad avere una visione distorta della realtà. Quando viene a mancare la risonanza emotiva dell’individuo rispetto le azioni che compie, vuole dire che c’è qualcosa che non va ed è lì che dobbiamo intervenire. Commentare o salire in cattedra a fatti avvenuti è tanto facile quanto inutile».

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