L’età dell’oro sta per finire Il liscio si interroga sul futuro
di DAVIDE BONESI
Grandi orchestre senza serate, pubblico in calo, budget risicati e la ‘tassa’ Siae «Destino inesorabile: è mancato il ricambio generazionale fra gli spettatori»
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Un mondo dorato che si sta lentamente sgretolando, figlio della crisi economica e del mancato ricambio generazionale. Fino ad alcuni anni fa uno dei mondi più fulgidi nella nostra provincia era senz’altro quello del liscio, con tantissime serate anche in inverno ed il boom estivo tra feste di partito e locali al mare. Poi? Poi il nulla o quasi, con le grandi orchestre soppiantate da piccoli gruppi o addirittura dj, platee sempre meno numerose e serate ormai ridotte all’osso.
«La mia opinione è chiara da tempo - spiega Sergio Rossoni, filosofo, insegnante di musica e storico chitarrista dell’orchestra ferrarese Mulino del Po -, il nostro pubblico non ha avuto un ricambio. È invecchiato e più povero e le nuove generazioni non possono conquistarle le orchestre tradizionali, dovessimo metterci a fare rap o cose simili saremmo buffi per non dire altro. Quando si parla di grandi orchestre i ragazzi rispondono “Ah sì, la ascoltava mio nonno”, non ci sono speranze. Secondo aspetto i budget sempre più risicati, le serate per le grandi orchestre sono ormai pochissime e a volte neppure con le garanzie che venga rispettato il cachet, spesso vincolato alle presenze. Se poi aggiungiamo le feste di partito che stanno scomparendo il quadro è fatto».
Aspetto da non sottovalutare la diffusione dei balli di gruppo, che danno la possibilità di salire in pista anche a quelli che non sanno ballare. «Anche in questo caso ci sono alcuni aspetti da valutare - aggiunge Rossoni -, ad esempio il fatto che il ballo non è più associato alla “caccia”. Una volta il sabato sera era per le coppie ufficiali, ma domenica pomeriggio e lunedì sera c’erano diversi locali dove si andava senza compagna o compagno, solo per conquistare. Sapeste quante persone conosco che dicevano di andare alla Spal... Il ballo di gruppo è diventato fenomeno sociologico, un modo per stare vicini, non solo coppie, e pure noi orchestre dobbiamo adeguarci nel nostro repertorio».
Feste di partito in calo, volontariato basato solo sulle ‘vecchie forze’ e senza ricambio, le tasse della Siae che superano spesso le entrate... «A tutto questo e già non mi sembra poco – commenta Valeria Gamberoni, da sempre punto di riferimento per l’organizzazione di serate musicali –, vanno ad aggiungersi i costi davvero elevati per gli allestimenti delle strutture ed il fatto che la gente non consuma più come un tempo, al bar o al ristorante del locale o della festa. Una situazione sofferta, specie dalle manifestazioni più piccole che devono fare rinunce e invece dell’orchestra ingaggiano un duo che costa meno, non per la Siae. Ci sono comunque ancora delle isole felici, grosse e consolidate iniziative che fino ad oggi non hanno subìto tagli. Penso alle feste di partito di Bondeno, Portomaggiore e di Filo d’Argenta, centri che richiamano sempre una presenza numerosa ed affezionata».
Futuro senza speranze? «È un destino inesorabile, altri generi musicali in passato sono spariti e con loro chi li suonava dal vivo. Le serate con 4-500 persone in piazza o nelle maggiori discoteche non torneranno più», dice Rossoni. «Se vogliamo continuare – parere della Gamberoni -, si vede trovare una soluzione almeno per quanto riguarda le tasse, altrimenti questi momenti di aggregazione saranno sempre di meno fino. E sarà un peccato, perché si perderà un aspetto importante della nostra tradizione e della nostra cultura».
(Ha collaborato Mar.go). ©RIPRODUZIONE RISERVATA
«La mia opinione è chiara da tempo - spiega Sergio Rossoni, filosofo, insegnante di musica e storico chitarrista dell’orchestra ferrarese Mulino del Po -, il nostro pubblico non ha avuto un ricambio. È invecchiato e più povero e le nuove generazioni non possono conquistarle le orchestre tradizionali, dovessimo metterci a fare rap o cose simili saremmo buffi per non dire altro. Quando si parla di grandi orchestre i ragazzi rispondono “Ah sì, la ascoltava mio nonno”, non ci sono speranze. Secondo aspetto i budget sempre più risicati, le serate per le grandi orchestre sono ormai pochissime e a volte neppure con le garanzie che venga rispettato il cachet, spesso vincolato alle presenze. Se poi aggiungiamo le feste di partito che stanno scomparendo il quadro è fatto».
Aspetto da non sottovalutare la diffusione dei balli di gruppo, che danno la possibilità di salire in pista anche a quelli che non sanno ballare. «Anche in questo caso ci sono alcuni aspetti da valutare - aggiunge Rossoni -, ad esempio il fatto che il ballo non è più associato alla “caccia”. Una volta il sabato sera era per le coppie ufficiali, ma domenica pomeriggio e lunedì sera c’erano diversi locali dove si andava senza compagna o compagno, solo per conquistare. Sapeste quante persone conosco che dicevano di andare alla Spal... Il ballo di gruppo è diventato fenomeno sociologico, un modo per stare vicini, non solo coppie, e pure noi orchestre dobbiamo adeguarci nel nostro repertorio».
Feste di partito in calo, volontariato basato solo sulle ‘vecchie forze’ e senza ricambio, le tasse della Siae che superano spesso le entrate... «A tutto questo e già non mi sembra poco – commenta Valeria Gamberoni, da sempre punto di riferimento per l’organizzazione di serate musicali –, vanno ad aggiungersi i costi davvero elevati per gli allestimenti delle strutture ed il fatto che la gente non consuma più come un tempo, al bar o al ristorante del locale o della festa. Una situazione sofferta, specie dalle manifestazioni più piccole che devono fare rinunce e invece dell’orchestra ingaggiano un duo che costa meno, non per la Siae. Ci sono comunque ancora delle isole felici, grosse e consolidate iniziative che fino ad oggi non hanno subìto tagli. Penso alle feste di partito di Bondeno, Portomaggiore e di Filo d’Argenta, centri che richiamano sempre una presenza numerosa ed affezionata».
Futuro senza speranze? «È un destino inesorabile, altri generi musicali in passato sono spariti e con loro chi li suonava dal vivo. Le serate con 4-500 persone in piazza o nelle maggiori discoteche non torneranno più», dice Rossoni. «Se vogliamo continuare – parere della Gamberoni -, si vede trovare una soluzione almeno per quanto riguarda le tasse, altrimenti questi momenti di aggregazione saranno sempre di meno fino. E sarà un peccato, perché si perderà un aspetto importante della nostra tradizione e della nostra cultura».
(Ha collaborato Mar.go). ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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