Siccità e bracconieri La stagione del tartufo comincia in salita
di SAMUELE GOVONI
Si apre venerdì la ricerca al celebre “Tuber magnatum” Anche diversi giovani tra i trecento cercatori del Ferrarese
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Da venerdì nelle zone pianeggianti dell’Emilia Romagna riapre la stagione di raccolta del “Tuber magnatum”, comunemente conosciuto come tartufo bianco. Per la raccolta in collina, invece, si dovrà aspettare fino al 20 settembre. I cercatori potranno “andare a caccia” poi fino al 20 gennaio 2018 da un’ora prima dell’alba a un’ora dopo il tramonto; vietata dunque la ricerca notturna. Per il bianco, la specie più pregiata, la stagione alle porte non sembra però essere delle migliori. La siccità degli ultimi mesi e l’incuria di alcuni “cavatori” hanno messo a repentaglio questa tipologia di tartufo.
«Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso queste zone erano ricche di tartufo, oggi invece restano presenti in alcune macchie boschive e in aree golenali. Quest’anno poi – spiega Mattia Bagnolati, presidente dell’associazione “Al Ramiol” di Bondeno – la siccità ha colpito duro; vedremo cosa dovremo aspettarci». Per questa stagione non è ancora stata realizzata una quotazione economica del prodotto, lo si capirà nei prossimi giorni. L’anno scorso il valore del tartufo bianco oscillava tra i due e i tremila euro al chilogrammo. L’Alto Ferrarese, in particolare Bondeno, detiene un patrimonio storico e culturale legato al tartufo. «Un tempo c’era così tanta abbondanza che i piccoli pezzi di tartufo – prosegue Bagnolati – venivano lasciati nel terreno, oggi invece portano via tutto ed anche questa una delle cause della scarsità attuale di “Tuber magnatum”: se si estirpa tutto è poi difficile che il fungo possa ricrescere come prima». A questo però non ci badano in molti. Quello che conta, almeno nell’immediato, è trovare “l’oro bianco” tanto che alcune zone della regione e d’Italia nei periodi di raccolta vengono “prese d’assalto” come il vecchio West ai tempi dei cercatori d’oro. I “cavatori” regolari conoscono bene questa piaga che colpisce in maniera trasversale la natura e la loro attività. «Un cercatore regolare deve fare un corso, superare un esame, seguire il regolamento regionale ed essere sempre accompagnato dal proprio cane. Queste sono le basi e chi non le rispetta - prosegue Bagnolati - rischia di incorrere in sanzioni che possono ammontare a diverse migliaia di euro».
La ricerca del tartufo, una tradizione che prosegue da decenni sul territorio, affascina anche le nuove generazioni; sono in diversi infatti i giovani cercatori, o aspiranti tali, che si avventurano in questa attività. I cercatori di tartufo in Italia sono tanti, circa 200mila. Nella provincia di Ferrara se ne contano più o meno trecento. Un numero decisamente consistente.
«Nessuno nella mia famiglia andava a tartufi ma - chiude il presidente di “Ramiol” -, io mi sono appassionato e ora sono circa vent’anni che opero nel settore. È un mondo che mi piace e mi stimola, la richiesta da parte del pubblico è sempre crescente e la sfida è sapere soddisfare la domanda attraverso prodotti di qualità, artigianali senza affidarsi a sostanze o additivi che di tartufo bianco hanno ben poco, per non dire nulla».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso queste zone erano ricche di tartufo, oggi invece restano presenti in alcune macchie boschive e in aree golenali. Quest’anno poi – spiega Mattia Bagnolati, presidente dell’associazione “Al Ramiol” di Bondeno – la siccità ha colpito duro; vedremo cosa dovremo aspettarci». Per questa stagione non è ancora stata realizzata una quotazione economica del prodotto, lo si capirà nei prossimi giorni. L’anno scorso il valore del tartufo bianco oscillava tra i due e i tremila euro al chilogrammo. L’Alto Ferrarese, in particolare Bondeno, detiene un patrimonio storico e culturale legato al tartufo. «Un tempo c’era così tanta abbondanza che i piccoli pezzi di tartufo – prosegue Bagnolati – venivano lasciati nel terreno, oggi invece portano via tutto ed anche questa una delle cause della scarsità attuale di “Tuber magnatum”: se si estirpa tutto è poi difficile che il fungo possa ricrescere come prima». A questo però non ci badano in molti. Quello che conta, almeno nell’immediato, è trovare “l’oro bianco” tanto che alcune zone della regione e d’Italia nei periodi di raccolta vengono “prese d’assalto” come il vecchio West ai tempi dei cercatori d’oro. I “cavatori” regolari conoscono bene questa piaga che colpisce in maniera trasversale la natura e la loro attività. «Un cercatore regolare deve fare un corso, superare un esame, seguire il regolamento regionale ed essere sempre accompagnato dal proprio cane. Queste sono le basi e chi non le rispetta - prosegue Bagnolati - rischia di incorrere in sanzioni che possono ammontare a diverse migliaia di euro».
La ricerca del tartufo, una tradizione che prosegue da decenni sul territorio, affascina anche le nuove generazioni; sono in diversi infatti i giovani cercatori, o aspiranti tali, che si avventurano in questa attività. I cercatori di tartufo in Italia sono tanti, circa 200mila. Nella provincia di Ferrara se ne contano più o meno trecento. Un numero decisamente consistente.
«Nessuno nella mia famiglia andava a tartufi ma - chiude il presidente di “Ramiol” -, io mi sono appassionato e ora sono circa vent’anni che opero nel settore. È un mondo che mi piace e mi stimola, la richiesta da parte del pubblico è sempre crescente e la sfida è sapere soddisfare la domanda attraverso prodotti di qualità, artigianali senza affidarsi a sostanze o additivi che di tartufo bianco hanno ben poco, per non dire nulla».
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