La Nuova Ferrara

I colori di Antonioni in “Deserto rosso”

Nel 1964 Michelangelo Antonioni vinceva il Leone d’oro a Venezia con il film “Il Deserto Rosso”. L’opera proseguiva idealmente un discorso caro al regista ferrarese, ovvero quello legato all’incomunic...

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Nel 1964 Michelangelo Antonioni vinceva il Leone d’oro a Venezia con il film “Il Deserto Rosso”. L’opera proseguiva idealmente un discorso caro al regista ferrarese, ovvero quello legato all’incomunicabilità, già affrontato ne “L’avventura”, “La notte” e “L’eclissi”.

Questo fu il suo primo film, come disse sempre lui: «Girato e pensato a colori». Ieri alla proiezione della pellicola restaurata e in concorso nella sezione Venezia Classici, si è colto in pieno il senso di tale affermazione.

I colori partecipano, vivono a fianco dei personaggi e contribuiscono a delinearne gli stati d’animo. Insomma, ci parlano. Giuliana (Monica Vitti) incarna un’umanità sperduta, calata in uno scenario quasi metafisico, fatto di fabbriche e casupole di legno avvolte nella nebbia. Mi ha colpito una battuta pronunciata dall’amante di lei, Corrado (Richard Harris): «Tu - le dice - dici “cosa devo guardare”, io dico “come devo vivere”. È la stessa cosa». Rifletterò su questa frase, la trovo sconcertante. Ed è anche una bella parafrasi per dire cinema.

Sofia Nadalini

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