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Il “Lungo viaggio” di Irene: «La mia vita è una canzone»

Il “Lungo viaggio” di Irene: «La mia vita è una canzone»

Dagli esordi ad oggi, la cantante toscana si racconta in attesa di salire sul palco Con lei anche Lanza dei Pastis. Grandi: ho riarrangiato i miei brani storici

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Irene Grandi è una delle interpreti più raffinate, originali ed eclettiche del panorama musicale nostrano. Questa sera (ore 21.15) l’artista toscana calcherà il palco dell’arena di palazzo Bellini con un live che fa parte del “Lungo viaggio”, tour condiviso in giro per l’Italia con Marco e Saverio Lanza dei Pastis. Sorridente, cordiale ed affabile come l’amica d’infanzia in cui ci si imbatte casualmente, la celebre cantautrice fiorentina ha parlato della sua carriera, dei sogni nel cassetto che nonostante i successi ancora ha e che intende estrarre al momento opportuno.

Il viaggio come metafora del suo percorso artistico e musicale; cos’è cambiato dagli esordi ad oggi?

«È il viaggio di una vita, la mia, che ripropongo attraverso i duetti che sono protagonisti in questo tour. Quelli della vita e del viaggio sono argomenti ricorrenti nel mio percorso. La vita è un viaggio importante, quanto la meta e come in un viaggio si incontrano sempre nuovi compagni, nuove ispirazioni. La mia vita musicale è improntata ad una ricerca continua, senza ripetersi, per restare sempre nuova».

Da Pino Daniele a Vasco Rossi passando per Luciano Pavarotti. Che ricordi ha delle sue tante collaborazioni?

«Cantare è un’esperienza magnifica ed è stata per una grande forma di arricchimento poter lavorare con artisti del loro calibro. Pino (Daniele, ndr) è un modello per certe interpretazioni e la sua parte un po’ blues e nera ha influenzato la mia musica. Fa parte della mia vita. Era il cantante preferito di mia mamma ed ero così giovane quando abbiamo interpretato insieme “Se mi vuoi”, che mia mamma non poteva crederci! Con Vasco il rapporto è prolungato nel tempo, abbiamo realizzato due progetti insieme e quando penso a lui penso sempre ai consigli che mi ha dato».

Cioè?

«Vasco è una persona che ti incanta quando ti parla della vita, dei godimenti e delle sofferenza; mi ha sempre influenzato nel modo di scrivere e nel fatto di cercare una certa sinteticità nei pezzi. Non mi trovo a comporre testi lunghi e forse in parte è anche grazie a lui».

E poi c’è il grande tenore di cui proprio in questi giorni ricorrerà il decennale della scomparsa.

«Con lui c’è stata una sola collaborazione e fu per il Pavarotti and Friends nel 2000. Mi colpirono la sua convivialità con gli ospiti, la grande apertura anche nei confronti dei cantanti che non conosceva. Invece di duettare su un mio pezzo gli proposi di fare “Guarda che luna” di Fred Buscaglione, lui sorrise e ne fu felice. Ho un bel ricordo di quella sera, del palco, del pubblico e degli artisti internazionali che incontrai come George Michael a Caetano Veloso».

C’è un brano del suo repertorio al quale si sente particolarmente legata?

«“Prima di partire per un lungo viaggio” (scritta da Vasco Rossi, Gaetano Curreri e Roberto Drovandi, ndr) è un brano che va bene sempre, ovunque lo metti ha sempre un momento di emozione e profondità e sicuramente lo proporrò a Comacchio. Segna il passaggio di me da giovane e scatenata a donna. Prima scrivevo canzoni di esplosione, di ribellione a qualcosa, successivamente ha preso forma la ricerca di una donna che accetta la sua femminilità. Ora mi piace trasmettere dolcezza e, nel limite del possibile dare e ricevere sicurezza».

Sta lavorando a qualche nuovo progetto in particolare?

«Attualmente sto lavorando ad un nuovo progetto e al momento sono in fase di scrittura. Però mi sto anche concentrando sulla rivisitazione di miei brani passati. A questo proposito sto lavorando con un trio per dare vita ad un repertorio essenziale, scarno, semplice, ma non per questo meno grintoso. In questo live infatti la scaletta è composta da brani storici rinnovati. Con Saverio Lanza lavoro molto bene e scriviamo anche canzoni a quattro mani».

Katia Romagnoli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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