La Nuova Ferrara

«Voglio solo restituire la bellezza sfuggente del Po»

di SAMUELE GOVONI
«Voglio solo restituire la bellezza sfuggente del Po»

Elisabetta Sgarbi racconta il “suo” Grande Fiume tra natura, silenzi e pescatori L’ultimo lavoro è “Uomini del Delta”, che racchiude tre film e un libro

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Elisabetta Sgarbi ha raccontato e continua a raccontare gli uomini e le donne del Grande Fiume. I volti, gli sguardi, le tradizioni e i luoghi che hanno fatto del Delta del Po una realtà unica. Dopo anni in cui tutto scorreva, apparentemente senza importanza, le persone hanno ricominciato a guardare a quei luoghi, a quella biosfera con occhi diversi, riscoprendo la forza e la bellezza di quel territorio. Un po’ come sta anche succedendo per la montagna: c’è un (ri)avvicinamento a zone che fino a non troppo tempo fa sembravano destinate all’abbandono e all’oblio.

Oggi, in occasione in occasione della prima edizione del Forum mondiale dei Giovani del Mab Unesco per il Delta del Po sarà disponibile in anteprima il cofanetto “Uomini del Delta. Un viaggio sul Po di Elisabetta Sgarbi”, da ottobre in libreria. Il cinema della Sgarbi si sta sempre di più identificando con cose perdute, con i luoghi del silenzio e della memoria, dove a scandire il passare delle ore è il colore delle acque, il brusio degli stormi, e dove il tempo stesso sembra fermarsi. L’autrice si racconta parlando del “suo” Delta, dei suoi protagonisti e della sua casa editrice, La Nave di Teseo, un’avventura nata ormai due anni fa.

Qual è il “suo” Delta?

«Quello di Gianantonio Cibotto, cui questo lavoro durato molti anni, è dedicato. C’era gioia pura nelle sue scorribande sul fiume ma c’era anche la consapevolezza di una terra malferma, che lotta per non soccombere all’acqua: e in questo lui vedeva la bellezza. Mi piacerebbe aver restituito il senso di questa bellezza sfuggente e impermanente del Delta del Po».

Perché secondo lei, soprattutto negli ultimi anni, si è posto un accento diverso, un’attenzione particolare, nei confronti del Grande Fiume?

«Perché prima se ne erano dimenticati. Il fiume Po e la pianura da esso generata danno vita a una storia culturale economica sociale che non ha pari. Dovrebbe avere sempre i riflettori puntati sopra: la salute de fiume è la salute di una civiltà. Lo sa bene il nostro ministro della cultura Dario Franceschini che ne scrive nei suoi romanzi e racconti».

Quali storie racconta in queste tre opere? Sono racchiuse in un cofanetto, possiamo parlare di trilogia?

«Sono in effetti tre film, ma sono l’uno l’approfondimento dell’altro. I tre film sono il lavoro di diversi anni in cui ho cercato non solo di coprire lo spazio geografico del Delta del Po, ma anche di scavare in profondità la sua cultura attraverso singole persone di cui ho seguito maggiormente le vicende: Gabriele Levada, Claudio Candiani, Giorgio Moretti, Doriano Cazzola per fare alcuni nomi».

Sta lavorando o ha intenzione di lavorare ad altri film, documentari o libri, relativi al Delta, al Po?

«Ci torno sempre e lo porto sempre con me, anche quando apparentemente faccio altro».

La Nave di Teseo a novembre compirà 2 anni. Come sta vivendo questa “nuova” avventura?

«Con passione, attenzione e un pizzico di spavalderia che in ogni cosa è importante. E orgoglio, ovviamente: di avere coinvolto tanti autori, azionisti che condividono un progetto comune. Nel nome di una persona straordinaria che non è più con noi, ma non è per nulla assente: Umberto Eco».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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