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Boldini e la moda. I Diamanti espongono i sogni parigini

Boldini e la moda. I Diamanti espongono i sogni parigini

È stata svelata l’ultima mostra del triennio 2017/2019. L’antologica di Bononi pronta a debuttare il 14 ottobre

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FERRARA. «Il grande Boldini torna a Ferrara, dopo le tappe a Pechino e San Pietroburgo, con un’esposizione ancora una volta a cura della Fondazione Ferrara Arte. Il Palazzo dei Diamanti rende omaggio al nostro più grande artista indagando per la prima volta il rapporto tra Boldini e la moda, in attesa che venga riaperto, a seguito dell’importante restauro del complesso di Palazzo Massari, il museo a lui dedicato».

Con queste parole Massimo Maisto, assessore alla cultura e vicesindaco del Comune di Ferrara, annuncia l’ultima mostra del triennio 2017-2019: “Boldini e la moda”, che aprirà i battenti nella primavera del 2019. L’allestimento i concentrerà sul fecondo rapporto tra Boldini e il sistema dell’alta moda parigina e il riverbero che questo ebbe sulla sua opera di ritrattista, oltre che su quella di pittori come Degas, Sargent, Whistler e Paul Helleu. Ordinata in sezioni tematiche, ciascuna patrocinata da letterati che hanno cantato la grandezza della moda come forma d’arte, da Baudelaire a Wilde, da Proust a D’Annunzio, la rassegna propone un percorso avvincente tra dipinti, meravigliosi abiti d’epoca e preziosi oggetti dalla valenza iconica che racconteranno i rapporti tra arte, moda e letteratura nella Belle Époque e immergeranno il visitatore nelle atmosfere raffinate e luccicanti della metropoli francese e in tutto il suo elegante edonismo.

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Nel frattempo, confermato in toto il programma già annunciato in precedenza. Tra meno di un mese (il 14 ottobre) aprirà la mostra “Carlo Bononi. L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese” consentirà di scoprire un capitolo affascinante anche se poco conosciuto della storia dell’arte: la rassegna è dedicata, infatti, a uno dei protagonisti della pittura del Seicento e sarà l’occasione per ammirare la forza delle invenzioni di un pittore straordinario. Artista prolifico, grandissimo disegnatore, inquieto sperimentatore e infaticabile viaggiatore, Bononi, per troppo tempo dimenticato, occupa infatti un ruolo di assoluto rilievo nella storia dell’arte nell’Italia di passaggio tra l’età della Controriforma e la piena maturazione del Barocco.

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Nella primavera del 2018 a Palazzo dei Diamanti sarà la volta di “Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni”, che condurrà il visitatore in un viaggio negli affascinanti territori dell’anima fin de siècle. Sullo scorcio dell’Ottocento, quando scienziati e letterati facevano a gara per sondare i più oscuri recessi della psiche, alcuni artisti inquieti e visionari sperimentano linguaggi visivi inediti, capaci di schiudere i regni dell’immaginazione e dare forma visiva agli stati d’animo. Tra di loro figurano alcuni tra i talenti più originali della scena artistica italiana, tra divisionismo e simbolismo, come Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli e Medardo Rosso, che con le loro creazioni più avanzate furono partecipi del dibattito artistico europeo. Un ruolo del tutto particolare ebbe, in quest’ambito, il divisionista ferrarese Previati: egli è considerato uno dei principali interpreti della poetica degli “stati d’animo” per la sua attitudine a esplorare l’universo delle emozioni umane e trasporle in immagini fortemente coinvolgenti e al tempo stesso evanescenti e fluttuanti come vibrazioni emotive.

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A settembre 2018 per la prima volta dopo quasi cinquant’anni, torna in Italia Gustave Courbet, in una retrospettiva dedicata al genio indiscusso dell’Ottocento e al suo rivoluzionario approccio alla pittura di paesaggio. Courbet fu un eccellente paesaggista, che considerava la natura la sua principale fonte di ispirazione. Dotato di una rara sensibilità, la sua visione personale ma realistica del mondo lo ha portato a innovare profondamente la pittura. Le sue opere, mantenendosi in bilico fra gli echi del Romanticismo e i riflessi di un Impressionismo che proprio in quegli anni muoveva i primi passi, rappresentarono un sicuro modello di riferimento per Manet, Monet, Degas e compagni. Con “Courbet e la natura” il pubblico italiano potrà quindi riscoprire l’opera di uno dei più grandi pittori dell’Ottocento, un artista che ha lasciato un segno indelebile sulla sua epoca riuscendo a traghettare l’arte francese dal sogno romantico alla cruda pittura direaltà, e da questa a un nuovo amore per la natura.
 

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