Disadorna, Malagù e il padre Giorgio Storie da Franceschini
La sala di San Crispino, presso la libreria Ibs +Libraccio, gremita per ascoltare la presentazione del nuovo libro di racconti del ministro dei Beni e delle Attività culturali e scrittore Dario...
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La sala di San Crispino, presso la libreria Ibs +Libraccio, gremita per ascoltare la presentazione del nuovo libro di racconti del ministro dei Beni e delle Attività culturali e scrittore Dario Franceschini, «Disadorna e altre storie», edito da La nave di Teseo. A dialogare con il politico due ferraresi d’eccezione, Daria Bignardi e Diego Marani. Tra il pubblico anche Ferruccio de Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, in città per il premio Estense, e l’ editrice Elisabetta Sgarbi. Un’ anteprima assoluta, dato che il libro è uscito nelle librerie pochi giorni fa. La presentazione è stata accompagnata da letture dell’attore Alberto Rossatti, voce storica di Radio3 Rai. “Disadorna” ha al centro Paco, un uomo alla ricerca dell’ispirazione perduta, pronto a lasciarsi alle spalle il superfluo e raggiungere una terra densa di storie. Un libro di racconti senza titoli. Daria Bignardi parla di «sguardo e voce che emerge dai libri di Dario, sono racconti, o meglio atmosfere, suggestioni, ognuna diversa dall’altra. Sembra uno sguardo che indugia, che coglie sentimenti, attese, sensazioni, un’atmosfera di pianura». Franceschini spiega come le storie più affascinanti «sono quelle di vita quotidiana, le storie a volte sono frutto di fantasia mescolate a eventi reali». Di modo di scrivere provocatorio, simile all’accensione di piccoli fiammiferi, con certe storie completate, altre cominciate le portate a termine, costringendo il lettore a cercare altre fini, ha parlato Marani, rilevando l’originalità di nomi dei protagonisti e la notevole presenza di figure anziane nel libro. L’ ispirazione dei nomi viene all’autore dalla lettura dell’elenco telefonico e della tradizione contadina di chiamare i figli con nomi in ordine di nascita.
Uno degli episodi ha per protagonista Malagù, una storia vera «camminava come tutti i vecchi, piegato in avanti e con le mani unite dietro la schiena…», letta da Rossatti, che rispondeva sempre allo stesso modo insolente e scherzoso alle domande su cosa facevano grandi autori del passato. Sul significato della scrittura, Franceschini ritiene che «scrivere è un atto di totale libertà, non avere controllo. Non scriverei mai un giallo ambientato a Montecitorio, mi annoierei. Alcune storie sono finite, altre no, mi fa piacere che il lettore sia libero di interpretarle in modo personale», ha spiegato il politico, ammettendo di avere cominciato a scrivere tanti anni fa, inviando i primi manoscritti a Elisabetta Sgarbi. Un’altra storia vera è quella del padre Giorgio, partigiano. «Una storia vera, della mia famiglia, che mi ha fatto piacere raccontare». L’ ispirazione viene all’autore dal vuoto della pianura padana, «la pianura è piena di gente un po’ strana, Antonioni, il pittore Ligabue, Fellini». I protagonisti sono tutti personaggi che si ribellano, però tornano tutti a Ferrara, perché «quando ti allontani tutto diventa poetico - ricorda Franceschini - e non è solo nostalgia».
Veronica Capucci
Uno degli episodi ha per protagonista Malagù, una storia vera «camminava come tutti i vecchi, piegato in avanti e con le mani unite dietro la schiena…», letta da Rossatti, che rispondeva sempre allo stesso modo insolente e scherzoso alle domande su cosa facevano grandi autori del passato. Sul significato della scrittura, Franceschini ritiene che «scrivere è un atto di totale libertà, non avere controllo. Non scriverei mai un giallo ambientato a Montecitorio, mi annoierei. Alcune storie sono finite, altre no, mi fa piacere che il lettore sia libero di interpretarle in modo personale», ha spiegato il politico, ammettendo di avere cominciato a scrivere tanti anni fa, inviando i primi manoscritti a Elisabetta Sgarbi. Un’altra storia vera è quella del padre Giorgio, partigiano. «Una storia vera, della mia famiglia, che mi ha fatto piacere raccontare». L’ ispirazione viene all’autore dal vuoto della pianura padana, «la pianura è piena di gente un po’ strana, Antonioni, il pittore Ligabue, Fellini». I protagonisti sono tutti personaggi che si ribellano, però tornano tutti a Ferrara, perché «quando ti allontani tutto diventa poetico - ricorda Franceschini - e non è solo nostalgia».
Veronica Capucci
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