trilogia
Maietti conquista il premio Locanda del doge per Cibotto
di MARCELLO PULIDORI
Prestigioso riconoscimento letterario per lo scrittore ferrarese Paolo Maietti. Domenica scorsa difatti, a Lendinara (in provincia di Rovigo), nelle sale di Palazzo Boldrin, Maietti ha ricevuto il...
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Prestigioso riconoscimento letterario per lo scrittore ferrarese Paolo Maietti.
Domenica scorsa difatti, a Lendinara (in provincia di Rovigo), nelle sale di Palazzo Boldrin, Maietti ha ricevuto il Premio speciale Locanda del doge, quest’anno dedicato, tra gli altri, a Gian Antonio Cibotto, noto scrittore-giornalista scomparso qualche tempo fa e non dimenticato narratore delle tragiche vicende che hanno seguito l’alluvione del Polesine del 1951, nonché fondatore di premi letterari come il Campiello e lo stesso Premio Estense.
Maietti, ferrarese, 75 anni, dice orgogliosamente di essersi «scoperto scrittore 3 anni, fa spinto dalla professoressa Gina Nalini Montanari che ha avuto modo di apprezzare un piccolo racconto sulla bicicletta da me scritto». Domenica scorsa il premio è stato consegnato nelle mani dello scrittore ferrarese dalla presidente della giuria Angioletta Masiero, nell’ambito di una cerimonia molto prestigiosa che ha visto in passerella autori di livello internazionale, confermando così il premio di Lendinara come uno dei più importanti nel panorama letterario italiano. Il premio di Maietti è legato alla Trilogia presentata dall’autore, «una raccolta di racconti - spiega lui stesso - che riguardano sia la mia vita che quella che ho visto scorrere attorno a me, e che hanno sempre come filo conduttore Ferrara, la città che amo e dove vivo. Mi preme sottolineare - ha detto ancora Maietti nel commentare l’importante premio ricevuto - , ringraziandolo, la bravura del mio editore, Fausto Bassini al quale devo una buona parte di questo successo, per la grafica, le fotografie e la fisionomia stessa che ha saputo infondere al libro finito»; un editore, Bassini, che con la sua Faust Edizioni oramai attiva da anni, si sta confermando fra i più autorevoli ed intelligenti editori ferrarese.
La motivazione è lusinghiera: «L’autore - vi si legge tra l’altro - con stile fluido, naturale, spontaneo, racconta rapporti con le persone».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Domenica scorsa difatti, a Lendinara (in provincia di Rovigo), nelle sale di Palazzo Boldrin, Maietti ha ricevuto il Premio speciale Locanda del doge, quest’anno dedicato, tra gli altri, a Gian Antonio Cibotto, noto scrittore-giornalista scomparso qualche tempo fa e non dimenticato narratore delle tragiche vicende che hanno seguito l’alluvione del Polesine del 1951, nonché fondatore di premi letterari come il Campiello e lo stesso Premio Estense.
Maietti, ferrarese, 75 anni, dice orgogliosamente di essersi «scoperto scrittore 3 anni, fa spinto dalla professoressa Gina Nalini Montanari che ha avuto modo di apprezzare un piccolo racconto sulla bicicletta da me scritto». Domenica scorsa il premio è stato consegnato nelle mani dello scrittore ferrarese dalla presidente della giuria Angioletta Masiero, nell’ambito di una cerimonia molto prestigiosa che ha visto in passerella autori di livello internazionale, confermando così il premio di Lendinara come uno dei più importanti nel panorama letterario italiano. Il premio di Maietti è legato alla Trilogia presentata dall’autore, «una raccolta di racconti - spiega lui stesso - che riguardano sia la mia vita che quella che ho visto scorrere attorno a me, e che hanno sempre come filo conduttore Ferrara, la città che amo e dove vivo. Mi preme sottolineare - ha detto ancora Maietti nel commentare l’importante premio ricevuto - , ringraziandolo, la bravura del mio editore, Fausto Bassini al quale devo una buona parte di questo successo, per la grafica, le fotografie e la fisionomia stessa che ha saputo infondere al libro finito»; un editore, Bassini, che con la sua Faust Edizioni oramai attiva da anni, si sta confermando fra i più autorevoli ed intelligenti editori ferrarese.
La motivazione è lusinghiera: «L’autore - vi si legge tra l’altro - con stile fluido, naturale, spontaneo, racconta rapporti con le persone».
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