La Nuova Ferrara

De Stefani scala anche la solidarietà L’alpinista presenta il suo “Mani”

di FRANCESCO ROMANI
De Stefani scala anche la solidarietà L’alpinista presenta il suo “Mani”

Dopo averle salite, averle amate oggi Fausto De Stefani le montagne le sta spostando. Sono i monti dell'indifferenza, della diseguaglianza, della povertà. Macigni enormi più delle cime che ha scalato...

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Dopo averle salite, averle amate oggi Fausto De Stefani le montagne le sta spostando. Sono i monti dell'indifferenza, della diseguaglianza, della povertà. Macigni enormi più delle cime che ha scalato nella sua vita. Sesto uomo al mondo ad aver salito tutti gli 8mila della terra, da quindici anni De Stefani si dedica a dare un futuro a migliaia di bambini in Nepal, fra quelle catene montuose che tanto gli hanno dato. «Dovevo pur restituire qualcosa» dice svelando l’economia del dono e dello scambio che sta alla base della sua intensa esperienza di vita.

E il più grande omaggio è a Kirtipur, 60mila abitanti a sud della capitale Katmandu che oggi ha uno dei complessi scolastici più moderni e attrezzati del Nepal, la fondazione Rarahil. Con edifici colorati e vivaci, un sogno che De Stefani coltivava sin da bambino.

«A Castelnuovo di Asola abitavo in campagna. Andavo alle elementari a piedi, passando per i campi che in primavera erano pieni di colori, di fiori. Poi arrivavo all'edificio in cemento, grigio, con poche finestre. Mi sembrava un incubo e sognavo una scuola colorata». Quello che non ha avuto lui, l'ha donato a bimbi e ragazzi nepalesi. Mille ormai, ogni anno che frequentano le sei scuole, dalla materna alle superiori, nel complesso che ora dispone di un convitto, di mense, auditorium, laboratori. Una scuola che ha oltre 70 computer, un poliambulatorio, una scuola d’arte. E dalla quale escono giovani che trovano subito lavoro nel settore dell’accoglienza, del turismo, come guide naturalistiche. «L’educazione è l'unica forma di riscatto nei paesi poveri - dice De Stefani - ha ragione Malala. E a scuola non si imparano solo le materie del curriculum. Ma anche la solidarietà. Come dopo il terremoto del 2015, quando i nostri studenti andavano nei villaggi a distribuire cibo e lamiere per sostituire i tetti crollati». Già il terremoto. 25 aprile 2015, un ricordo lontano per la comunità internazionale che dopo la mobilitazione dei primi giorni, ha sospeso gli aiuti. «Di più - aggiunge de Stefani - in certi posti isolati non ci sono nemmeno arrivati. Abbiamo portato aiuti in villaggi dove per la prima volta in trent’anni di Nepal ho visto bimbi denutriti perché rimasti orfani. Come in Africa: ginocchia e ventre gonfi. Una cosa che non può lasciare indifferenti».

Così De Stefani non si è fermato. Dopo avere raccolto in quindici anni 4 milioni costruendo le sei scuole della fondazione Rarahil ha varato per il 2017 quattro nuovi progetti. «Con il primo portiamo l’assistenza sanitaria nei villaggi - spiega - perché il Nepal è in ginocchio: mancano soldi, le strada sono disastrate e al poliambulatorio della scuola i medici in camice rischiavano di attendere per nulla. Poi eleveremo due edifici di un piano per ricavare alloggi per gli orfani, che dopo il terremoto sono diventati un problema enorme, infine amplieremo area giochi e sportiva».

Progetti che costano e ai quali De Stefani dedica i ricavi della sua attività intensa di conferenziere e le donazioni che arrivano alla Fondazione Senza Frontiere. E senza chiedere aiuto allo stato nepalese. «Anche giorni fa ero in Nepal e il ministro dell'istruzione voleva incontrarmi. Io ho sempre rifiutato perché non voglio che la scuola sia per nessun motivo usata per fini di propaganda. I governi cambiano, la scuola resta. Meglio fare da soli». «Forse sono un sognatore - conclude - ma penso sempre a quello che mi diceva mio padre: le cose si possono anche fare bene». Semplice forse, ma difficile come scalare una montagna.

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