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Dündar e l’esilio Quando scrivere è un dovere civile

Dündar e l’esilio Quando scrivere è un dovere civile

Il premio “Politkovskaja” al giornalista turco Le verità scomode per il regime di Erdogan

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Con la consegna del premio Anna Politkovskaja al giornalista turco Can Dündar, candidato al Premio Nobel per la Pace, è cominciata l’undicesima edizione del Festival Internazionale, che porta a Ferrara giornalisti da tutto il mondo. L’inaugurazione del Festival è cominciata con le parole degli organizzatori e del sindaco Tiziano Tagliani, parole che hanno espresso l’orgoglio di tutti di essere a Ferrara per l’undicesima edizione del Festival. «Quest’anno il mondino ha un cannocchiale, in passato ci sono stati annaffiatoi, razzi…forse tra le possibili letture del cannocchiale c’è la voglia di scrutare nuovi orizzonti per possibili approdi», ha introdotto Giovanni De Mauro, direttore della rivista Internazionale. Di possibilità di guardare e capire gli avvenimenti importanti che si svolgono in altri paesi e di opportunità di allargare lo sguardo oltre l’orizzonte ferrarese ha invece parlato il sindaco Tiziano Tagliani. «È un privilegio essere qui», ha pronunciato Gabriele Eminente, direttore di Medici Senza Frontiere Italia. È il decimo anno che la Fondazione Unipolis si impegna per il Festival, e Walter Dondi, sottolinea come «ogni anno trovo una città accogliente, che attende questo appuntamento che favorisce la conoscenza e il dialogo». Roberto Santaniello, dal 1985 al Parlamento Europeo, spiega che «sarà una tre giorni in cui l’Europa tornerà a essere qualcosa di fondamentale. Cerchiamo di ascoltare cosa succede in Europa, parlando di problemi di economia, comunicazione, sicurezza, di noi, perché noi siamo l’Europa». Orgoglio per la possibilità di partecipare e contribuire al Festival lo ha espresso anche Federico Amico, di Arci Ferrara.

A inaugurare questa edizione del Festival, non potevano mancare Chiara Nielsen, vice direttrice dell’evento, e Luisa Ciffolilli, direttrice. A consegnare il premio Politkovskaja è il sindaco, premio che si dà a «una figura del giornalismo che è faro nella ricerca della verità, e che spesso paga con la vita questa ricerca. Per questo oggi il premio va a Can Dündar, che oggi vive in esilio in Germania. Volto notissimo della stampa e della televisione, i problemi con Erdogan sono iniziati nel 2013, quando la sua collaborazione con il quotidiano Millyet è stata interrotta perché aveva assunto posizioni troppo critiche sulla crisi di Gezi Park». Dal 2016 vive in Germania dove ha fondato il sito di informazione Ozguruz (Siamo liberi). Nel corso dell’intervista con il giornalista Jacopo Zanchini, Can Dündar davanti ai tanti ragazzi presenti al Cinema Apollo ha ripercorso la situazione attuale della Turchia, fatta di “160 giornalisti arrestati” e centinaia di migliaia di persone allontanate dalla pubblica amministrazione e da università chiuse. «Nonostante questo, lotto per difendere l’onore della penna, della notizia, della verità. Il premio che ricevo è una risposta alle minacce che ricevo e sostegno nella nostra lotta per la libertà di pensiero; cercherò di esserne all’altezza». Il pubblico si alza per applaudirlo più volte durante il suo intervento, ma sono le parole finali, rivolte alla moglie, che emozionano. «Non la vedo da un anno, ma lei è una donna coraggiosa, ne abbiamo parlato e mi ha detto che dobbiamo andare avanti. È grazie a lei e al suo coraggio se sono qui e lotto ancora. Fare questo mestiere è tanto difficile sapendo che con il nostro lavoro rigoroso esponiamo persone a cui vogliamo bene a minacce», ha detto il giornalista.

Veronica Capucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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