Ferrara, come 'sopravvivere' a Internazionale
Effetto ragnatela o selezionare gli eventi per 3 giorni che sembrano 6: una guida per godersi il festival
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FERRARA. Manuale s(c)emiserio per la sopravvivenza nei giorni del festival, a beneficio dei partecipanti e dei menefreghisti, con un bacio in fronte a questi ultimi. Giorni che sarebbero tre, ma per quanto risultano imbottiti di dibattiti, conferenze, mostre, workshop, coffee corner, aperitivi letterari, dopocene cinematografiche e sonnellini multiculturali, sembrano almeno sei. Al netto del jet leg concesso agli ospiti extraeuropei, parzialmente lenito da cappellacci e salama da sugo. Nella selva è impossibile orientarsi senza l'ormai mitologica guida agli eventi, il postmaoista libretto giallo da compulsare, squadernare, appuntare, trasformare via origami in aeroplanino low cost. Per affrontare la maratona, le correnti di pensiero, grossomodo, sono due: spalmare le presenze a 360 gradi, mettendo in pratica l'effetto ragnatela preferito dai prezzemolini che proprio non possono fare a meno di spizzicare qua e là l'antropologo indiano, la femminista kenyota e il pacifista antitrumpiano, tutto contemporaneamente a mo' di stordente jam session; oppure, e i benpensanti cultori dello slow food intellettuale vi diranno essere questo il modo giusto, battezzare un paio di appuntamenti dove concentrare le meningi, sempre che funzioni l'aggeggio della traduzione simultanea o in alternativa che il vostro inglese sia a prova di British Institutes. E comunque sia: via con le file, i tagliandi da conquistare, i posti da occupare. Il commento del ferrarese da bar, o di chi vede queste folle progressiste per la prima volta, si sorprende di come sia possibile l'esistenza di una meglio gioventù del genere, un'esplosione trattenuta sottovoce per un anno intero e implacabilmente soffocata dal baccano mediatico quotidiano.
È questo il miracolo del festival che si ripete dalla sua prima edizione, uno scioglimento del sangue che depura le vene e disintossica la mente. Eppure la contraddizione incombe, là fuori. Perché se all'interno di un centro storico gentrificato (con la "r" ben in vista, ci mancherebbe) si apparecchia un weekend rigorosamente dirittumanista, multireligioso e antipopulista, a distanza di appena un volo dell'aeroplanino internazionale i vetri dei grattacieli della Gad riflettono l'immagine delle divise dell'esercito, pistola in tasca, impegnate a sorvegliare i misfatti dei diversamente colorati. Ma questa è un'altra storia, o forse neanche poi tanto. (f.t.)
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