la fragilità del territorio
Il mondo, un luogo da restaurare
Dalla desertificazione al dissesto idrogeologico, i rischi da prevenire
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L’uomo: restauratore dell’ambiente che ci circonda. Nella prima giornata del Festival di Internazionale, alla Biblioteca Ariostea, si è tenuto un incontro incentrato sul modo in cui l’uomo risponde e si adatta ai cambiamenti ambientali sempre in mutazione. La ricercatrice Enrica de Cian, ha subito sottolineato l’urgenza di agire da parte di ogni individuo per cercare di proporre nuove strategie preventive a questi fenomeni che ci colpiscono sempre più direttamente: prevenzione è il concetto chiave su cui lavorare per creare sistemi informativi per i cittadini. Con l’invito dell’Europa a sottoporre piani nazionali di adattamento, l’Italia ha reagito dividendo il territorio in sei zone differenti, individuando quelli che sono i fattori di rischio che gravano a seconda dell’ubicazione, così come in Pianura Padana il rischio di siccità e desertificazione, nell’Arco Alpino il problema del dissesto idrogeologico.
Marco Merola, giornalista e divulgatore scientifico, con il suo progetto “Adaption: nature’s challenge to man in the era of climate change”, ha dimostrato come diverse parti del mondo stiano già attuando delle tecniche per affrontare l’innalzamento delle temperature, come ad esempio, l’ Olanda. Infatti, quest’ultima ha captato le maggiori fragilità territoriali e le ha prevenute, entrando in sintonia con la natura stessa. Il frate francescano Paolo Benanti, professore dell’Università Gregoriana, pone, invece, l’accento sull’attuale era Antropocenica, in cui ogni uomo diventa responsabile delle sue azioni nei confronti dell’ambiente. Anche dal punto di vista dell’alimentazione, si è verificato un cambiamento notevole. Partendo da quanto è accaduto a Londra nel 2013, cioè dal tentativo di produrre carne sintetica, si è verificata una nuova forma di adattamento attraverso cui risolvere momenti di difficoltà alimentare anche nel futuro oramai molto vicino. Da questo incontro è evidente come si voglia sensibilizzare la società e anche il singolo individuo agli improvvisi cambiamenti globali, limitando i danni attraverso azioni propedeutiche, che non portino ad una condizione estrema il genere umano.
Elisa Caruso, Greta Coltorti Isabella Greghi, Anna Salvadego
Marco Merola, giornalista e divulgatore scientifico, con il suo progetto “Adaption: nature’s challenge to man in the era of climate change”, ha dimostrato come diverse parti del mondo stiano già attuando delle tecniche per affrontare l’innalzamento delle temperature, come ad esempio, l’ Olanda. Infatti, quest’ultima ha captato le maggiori fragilità territoriali e le ha prevenute, entrando in sintonia con la natura stessa. Il frate francescano Paolo Benanti, professore dell’Università Gregoriana, pone, invece, l’accento sull’attuale era Antropocenica, in cui ogni uomo diventa responsabile delle sue azioni nei confronti dell’ambiente. Anche dal punto di vista dell’alimentazione, si è verificato un cambiamento notevole. Partendo da quanto è accaduto a Londra nel 2013, cioè dal tentativo di produrre carne sintetica, si è verificata una nuova forma di adattamento attraverso cui risolvere momenti di difficoltà alimentare anche nel futuro oramai molto vicino. Da questo incontro è evidente come si voglia sensibilizzare la società e anche il singolo individuo agli improvvisi cambiamenti globali, limitando i danni attraverso azioni propedeutiche, che non portino ad una condizione estrema il genere umano.
Elisa Caruso, Greta Coltorti Isabella Greghi, Anna Salvadego
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