world press photo: la mostra al pac
L’immagine che si fa storia Lezioni di fotogiornalismo
La mostra del World Press Photo, attualmente esposta al il padiglione d’arte contemporanea di Ferrara, visitabile fino al 29 ottobre, è un contest -cioè un concorso- che si propone di raccontare le...
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La mostra del World Press Photo, attualmente esposta al il padiglione d’arte contemporanea di Ferrara, visitabile fino al 29 ottobre, è un contest -cioè un concorso- che si propone di raccontare le realtà del mondo attraverso fotonotizie.
Questa esposizione è stata promossa dall’omonima fondazione nata nel 1955 ad Amsterdam e, data la sua natura internazionale, non si presenta solamente come una galleria d’immagini ma, anche, come un documento che permetta di rievocare gli eventi di cronaca di maggiore spessore del nostro tempo. Infatti, la fotografia rappresenta lo strumento attraverso il quale ciascuno di noi entra in relazione con il mondo, strumento capace di abbattere le barriere culturali e linguistiche, proponendo immagini universali e di immediata interpretazione.
Il premio World Press Photo, uno dei più importati riconoscimenti nell’ambito del fotogiornalismo, è assegnato da una giuria indipendente di esperti internazionali, chiamata a esprimersi su più di ottantamila foto provenienti da 125 paesi. Quest’anno il vincitore è stato Burhan Ozbilici con la foto An Assassination in Turkey, scattata il 19 dicembre 2016, il giorno dell’assassinio dell’ambasciatore russo Andrey Karlov durante l’inaugurazione di una mostra d’arte in Turchia.
L’immagine vincitrice è inserita in una composizione di altre foto che ritraggono il terrore e lo sgomento negli occhi dei presenti e che sono state scattate nonostante la situazione di grande pericolo. Mary F. Calvert ha commentato la fotografia premiata dicendo che la scelta è stata molto difficile, ma, alla fine, la giuria ha ritenuto che la foto dell’anno dovesse essere un’immagine potente e attuale, che parlasse dell’odio e della violenza che ancora prepotentemente sono presenti al giorno d’oggi.
L’impatto visivo deve essere talmente forte da incarnare la definizione di ciò che il World Press Photo Of The Year rappresenta, facendo anche in modo che il messaggio non debba essere più dimenticato.
Anna Bonazza, Laura Fabbri, Camilla Finotti, Giulia Pirazzini
Questa esposizione è stata promossa dall’omonima fondazione nata nel 1955 ad Amsterdam e, data la sua natura internazionale, non si presenta solamente come una galleria d’immagini ma, anche, come un documento che permetta di rievocare gli eventi di cronaca di maggiore spessore del nostro tempo. Infatti, la fotografia rappresenta lo strumento attraverso il quale ciascuno di noi entra in relazione con il mondo, strumento capace di abbattere le barriere culturali e linguistiche, proponendo immagini universali e di immediata interpretazione.
Il premio World Press Photo, uno dei più importati riconoscimenti nell’ambito del fotogiornalismo, è assegnato da una giuria indipendente di esperti internazionali, chiamata a esprimersi su più di ottantamila foto provenienti da 125 paesi. Quest’anno il vincitore è stato Burhan Ozbilici con la foto An Assassination in Turkey, scattata il 19 dicembre 2016, il giorno dell’assassinio dell’ambasciatore russo Andrey Karlov durante l’inaugurazione di una mostra d’arte in Turchia.
L’immagine vincitrice è inserita in una composizione di altre foto che ritraggono il terrore e lo sgomento negli occhi dei presenti e che sono state scattate nonostante la situazione di grande pericolo. Mary F. Calvert ha commentato la fotografia premiata dicendo che la scelta è stata molto difficile, ma, alla fine, la giuria ha ritenuto che la foto dell’anno dovesse essere un’immagine potente e attuale, che parlasse dell’odio e della violenza che ancora prepotentemente sono presenti al giorno d’oggi.
L’impatto visivo deve essere talmente forte da incarnare la definizione di ciò che il World Press Photo Of The Year rappresenta, facendo anche in modo che il messaggio non debba essere più dimenticato.
Anna Bonazza, Laura Fabbri, Camilla Finotti, Giulia Pirazzini
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