La Nuova Ferrara

La rinascita degli spazi urbani grazie alla forza della cultura

di PAOLO VERRI* ;
La rinascita degli spazi urbani grazie alla forza della cultura

La rivincita dei cosiddetti “centri minori”: il progetto di un cambiamento possibile L’esempio di Matera: creatività motore per trasformare la città, senza snaturarla

4 MINUTI DI LETTURA





Qualcosa nel turismo sta cambiando e a dimostrarlo è l’attenzione che centinaia, migliaia di turisti stanno riservando ai cosiddetti “centri minori”. Quei luoghi che fino a poco tempo fa erano considerati di serie B o addirittura di serie C, stanno avendo ora la loro rivincita. La voglia di genuinità e “cose semplici” ha fatto sì che realtà stupende ma ai più sconosciute stiano conquistando un proprio spazio, una propria voce; che Comacchio sia arrivata fino all’ultimo round nella selezione della Capitale Europea della Cultura, del resto, ne è un chiaro manifesto.

di PAOLO VERRI*

Cosa sono le città creative e come possono sviluppare progetti innovativi? Quando Matera si è candidata a capitale europea nella cultura, ormai ben otto anni fa, il panorama di riferimento internazionale era molto diverso e in qualche modo subiva ancora forti eredità del XX secolo. In quel contesto, erano importanti solo i grandi players, città internazionali che potevano essere driver di cambiamento globale. Città come Londra, Singapore, Shanghai, metropoli con oltre 10 milioni di abitanti capaci di attrarre gli hub continentali delle maggiori corporation del commercio e dei media, soggetti che hanno migliaia di dipendenti, con enormi budget di comunicazione. Era evidente che nessuno città italiana, se non Milano – dove oggi non a caso si concentra circa il 45% del giro di affari di tutto il nostro Paese! – poteva ambire a diventare davvero una città creativa così come immaginato da Richard Florida e come teorizzato da Charles Landry.

Bisognava fare un grande passo indietro per farne due o tre in avanti. Il titolo di capitale europea della cultura era stato inventato nel 1985 da Melina Mercouri, la grande attrice e pasionaria politica greca, fondatrice del partito socialista nel suo paese, esiliata prima e divenuta poi ministro della cultura. La Mercouri, con grande coraggio, sostenne al Parlamento Europeo che non era l’economia a tenere insieme il Vecchio Continente, e soprattutto che non erano gli interessi geopolitici a determinarne il futuro, ma le comuni radici culturali. Il suo discorso ebbe vasta eco all’epoca, e nel 1985 Atene divenne la prima “città della cultura” d’Europa, seguita subito dopo da Firenze nel 1986. Ma chi ben comprese le parole dell’attrice-politica fu un giovane anglosassone, nativo di Edinburgo ma residente a Glasgow, che fu incaricato come direttore allorché il Regno Unito, con grande sorpresa di tutti, scelse la città scozzese per rappresentare l’identità anglosassone nel 1990 quanto toccò a Londra portare in Europa il vessillo della propria cultura.

Glasgow 1990 fu un incredibile successo: riportò in auge i talenti del design che ne avevano fatto la storia nei primi anni del Novecento e fu motore di un sistema di riqualificazione urbana destinato a divenire modello per tutte le città europee di quelle dimensioni. Torino come Lille, Genova come Liverpool, appresero la lezione, la prima candidandosi a ospitare le Olimpiadi del 2006, le altre divenendo capitali europee nel 2004 (Genova e Lille insieme) e nel 2008 – anche Liverpool, sfruttando circa 100 milioni di sterline, seppe cogliere questa incredibile occasione per trasformarsi, e portare sulle rive del Mersey una sede della Tate Gallery e una porzione della Bbc. La rivoluzione industriale aveva portato benessere in queste città; ma le aveva anche ricondotte a modelli di sviluppo univoci, monoculturali, con uno scontro frontale tra capitale e classi subalterne, provocando scontri politici ma anche distruzione selvaggia del paesaggio. Eppure queste città, quelle che hanno più di 250.000 abitanti ma che raramente raggiungono il milione, sono solo il 25% dell’Europa.

Il resto del nostro continente è fatto di città piccole e piccolissime, sparse intorno alla cosiddetta banana blu dello sviluppo economico. Città lontane dai centri decisionali e in cui di solito si consuma cultura prodotta altrove, dove esistono pochi teatri e pochissimi cinema, dove le tradizioni non sono base per lo sviluppo ma invece sono usate dalle miopi elites locali come elemento di micro poteri.

È possibile invertire questa tendenza? E’ possibile contaminare un passato meraviglioso, specie in Italia, dove queste città fiorirono tra il XII e il XVI secolo, facendole tornare all’attenzione di un sistema dell’informazione globale, ma soprattutto frenando l’emorragia di talenti, di giovani e di competenze, necessariamente in fuga verso centri più grandi e quindi più attrattivi? Questa è stata la sfida di Matera, la città più povera d’Italia nel 1952, negli anni Sessanta proprio a causa della sua condizione luogo di ispirazione per figure come Pasolini e Olivetti? Matera non era sempre stata povera, anzi: chi la visita oggi rimane sorpreso non solo dei Sassi ma soprattutto della civita medievale, dei tanti conventi, palazzi nobiliari che cozzano contro la narrazione pauperista contenuta nel “Cristo si è fermato ed Eboli” con cui Carlo Levi l’ha immortalata. Divenuta grazie a Pietro Laureano patrimonio mondiale Unesco nel 1993, per il 2019 Matera ha deciso di puntare sul digitale, sulla lingua inglese, sul suo centro di geodesia spaziale (uno dei cinque al mondo!), sulla collaborazione tra cittadini, sulla sostenibilità, sull’accessibilità a tutti del proprio patrimonio materiale e immateriale.

Con un progetto sorprendente basato sul coraggio e la fiducia tra istituzioni è diventata la meta di riferimento del Sud con una crescita del turismo pari al +170% in 4 anni, la maggior presenza di strutture su Airb’n’b e un nuovo campus universitario di grande qualità. Ora la si presenta una nuova sfida: come non diventare un’altra Venezia, ma rimanere autentica, saggio incrocio tra passato e futuro?

(*Direttore Fondazione Matera Basilicata 2019)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google