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Vaccini ed altre faccende L’altra faccia della medaglia

Vaccini ed altre faccende L’altra faccia della medaglia

Non poteva esserci occasione migliore per avere nuove prospettive sulla tematica di stretta attualità delle vaccinazioni e del ruolo oggi delle aziende farmaceutiche, che quella dell’incontro...

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Non poteva esserci occasione migliore per avere nuove prospettive sulla tematica di stretta attualità delle vaccinazioni e del ruolo oggi delle aziende farmaceutiche, che quella dell’incontro avvenuto nella Sala dei Comuni del Castello Estense con esperti del settore. Luca Arnaudo, che lavora all’autorità antitrust italiana dove si occupa di mercati farmaceutici, William Lazonick, economista e cofondatore e presidente dell’organizzazione no profit Academic-Industry Research Network, e Rohit Malpani, direttore della sezione policy and analysis della campagna Accesso ai farmaci di Medici senza Frontiere, hanno analizzato e approfondito le dinamiche che legano la produzione dei vaccini, la loro distribuzione nei Paesi in via di sviluppo, con le attività delle aziende farmaceutiche, tra ricerca scientifica ed enormi interessi economici. «Le aziende farmaceutiche», ha spiegato Lazonick, «hanno una propria attività di ricerca, lanciano i farmaci nel mercato per la vendita ed è una giusta attività, tenendo conto che un’impresa non dovrebbe essere fondata con il fine del profitto, per quanto sia necessario per lo sviluppo della stessa. Negli Stati Uniti, però, con la massimizzazione del valore delle azioni attraverso l’utilizzo di buona parte dei ricavi, i soldi finiscono nelle mani degli azionisti e non dell’azienda. Uno studio del 2015 ha rivelato come trentacinque alti dirigenti del settore farmaceutico guadagnavano quarantacinque milioni di dollari solo grazie a queste azioni. E il problema maggiore è che la società accetta tutto questo senza batter ciglio».

Chi invece è ben focalizzato sulla vaccinazione in situazioni di emergenza è Medici Senza Frontiere, come ha raccontato Malpani: «I tre ostacoli più grandi per noi oggi sono l’inaccessibilità di alcuni vaccini, le condizioni di estrema difficoltà in cui si opera nei Paesi in via di sviluppo, e spesso l’inesistenza di vaccini che possano curare patologie presenti nei Paesi poveri, a causa dei nulli interessi economici delle aziende farmaceutiche». Quali, allora, le soluzioni? Se per Arnaudo la democrazia si valuta nel passaggio dalla scienza alla vita di tutti i giorni, «e non è un male il potere di mercato in sé, se gestito bene», per Lazonick bisognerebbe investire di più nella formazione dei medici nonostante in primo luogo sia la società a rendere malate le persone, da un punto di vista sia fisico sia mentale: «Se, ad esempio - ironizza -, negli Stati Uniti 63 milioni di persone hanno votato Trump, bene non stanno…». (gp.b.)

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