«Questi luoghi sono realizzati con la materia dei sogni»
di DAVIDE BRUGNATTI*
L’architetto spiega l’unicità della città del Novecento nata per corrispondenza Da borgo di 600 anime a cittadina con 12mila abitanti, fabbriche, scuola e teatro
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Molte sono le città di nuova fondazione in Italia e nel mondo realizzate durante il Novecento, per diversissimi scopi e con fortune alterne. Le villes nouvelle realizzate in Francia a partire dalla metà degli anni Sessanta, per esempio, avevano lo scopo di realizzare uno sviluppo urbano multipolare riequilibrando un rapporto di popolazione principali del Paese troppo a favore della capitale. Un’altra tipologia di insediamenti sono le città minerarie, sorte nei pressi di giacimenti e al servizio delle attività estrattive come Raša in Croazia fondata col nome di Arsia durante il periodo fascista oppure Carbonia in Sardegna.
In mancanza di risorse naturali del sottosuolo ma in territori dalla grande ricchezza di risorse umane e in posizioni strategiche si assiste alla creazione di città industriali, nate a servizio e mantenimento di una o più fabbriche come Torviscosa (provincia di Udine, Friuli Venezia Giulia) e Crespi d’Adda (provincia di Bergamo, Lomardia), sorta nel 1875. Un caso peculiare è sicuramente quello di Tresigallo (nel Ferrarese), che da piccolo borgo di 600 anime viene rifondato a cittadina progettata per 12.000 abitanti nell’intento di fornire un nuovo modello di sviluppo territoriale a zone economicamente depresse e ricche di manodopera scarsamente specializzata, come potevano essere gli spondini e i braccianti al termine delle opere di bonifica del territorio ferrarese. La nuova realtà nasce in pochi anni sotto l’impulso di Edmondo Rossoni, ministro dell’Agricoltura e delle foreste del Governo fascista. Le fabbriche impiantate si basano sull’economia autarchica dell’epoca e sono pensate per trasformare i prodotti agricoli locali (in particolare la canapa) in semilavorati e lavorati da immettere sul mercato nazionale. L’abitato nasce come complemento del luogo di produzione e in continuità con questo, anche dal punto di vista della concezione degli spazi urbani. La nuova cittadina viene arricchita non solo dai servizi di base, come la scuola elementare e l’ambulatorio medico, ma anche di servizi di concezione contemporanea come la palestra, l’ospedale-colonia post sanatoriale, l’asilo nido, la casa di riposo per operai anziani, il teatro… edifici e funzioni che rivelano l’ambizioso programma sociale di Rossoni, programma alla base del progetto urbanistico ed architettonico della cittadina.
Tresigallo è una città metafisica prima di tutto per la maniera con cui la sua idea è stata comunicata e tradotta in realtà: è tramite lettere che Rossoni invia schizzi e precisazioni puntuali all’ingegnere Carlo Frighi e a Livio Mariani che lo aiutano in loco a realizzare il suo progetto. Gli spazi architettonici sono progettati secondo i dettami dello stile razionalista che rappresentava l’avanguardia in campo architettonico non solo in Italia ma nell’Europa dell’epoca: le facciate degli edifici disegnano vere e proprie stanze urbane all’aperto che hanno il cielo come soffitto e che permettono al visitatore di immergersi in una “piazza d’Italia” dipinta da Giorgio De Chirico. Dopo gli anni del dopoguerra in cui questo patrimonio monumentale è stato identificato con la memoria della dittatura fascista, i tempi sono lentamente maturati per riscoprire il fascino indiscusso di questi spazi realizzati con la materia dei sogni.
Si è capito che gli edifici in se non sono né buoni né cattivi, indipendentemente da quale mano li ha realizzati. Sì è giunti finalmente alla consapevolezza che la migliore forma per condannare le nefandezze compiute nel passato è accettarle come fatti storici e ripartire convertendo quanto ci è stato lasciato in qualcosa di buono e utile per la comunità. In Italia e in Europa, attraverso anche progetti transnazionali come la Rotta Culturale Atrium, non solo si è riscoperto il valore intrinseco di questo tipo di architettura ma si è anche intravista l’enorme potenzialità di sviluppo locale attraverso la promozione intelligente di questo patrimonio dissonante, che da peso della storia si è trasformato in risorsa.
(*Architetto)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
In mancanza di risorse naturali del sottosuolo ma in territori dalla grande ricchezza di risorse umane e in posizioni strategiche si assiste alla creazione di città industriali, nate a servizio e mantenimento di una o più fabbriche come Torviscosa (provincia di Udine, Friuli Venezia Giulia) e Crespi d’Adda (provincia di Bergamo, Lomardia), sorta nel 1875. Un caso peculiare è sicuramente quello di Tresigallo (nel Ferrarese), che da piccolo borgo di 600 anime viene rifondato a cittadina progettata per 12.000 abitanti nell’intento di fornire un nuovo modello di sviluppo territoriale a zone economicamente depresse e ricche di manodopera scarsamente specializzata, come potevano essere gli spondini e i braccianti al termine delle opere di bonifica del territorio ferrarese. La nuova realtà nasce in pochi anni sotto l’impulso di Edmondo Rossoni, ministro dell’Agricoltura e delle foreste del Governo fascista. Le fabbriche impiantate si basano sull’economia autarchica dell’epoca e sono pensate per trasformare i prodotti agricoli locali (in particolare la canapa) in semilavorati e lavorati da immettere sul mercato nazionale. L’abitato nasce come complemento del luogo di produzione e in continuità con questo, anche dal punto di vista della concezione degli spazi urbani. La nuova cittadina viene arricchita non solo dai servizi di base, come la scuola elementare e l’ambulatorio medico, ma anche di servizi di concezione contemporanea come la palestra, l’ospedale-colonia post sanatoriale, l’asilo nido, la casa di riposo per operai anziani, il teatro… edifici e funzioni che rivelano l’ambizioso programma sociale di Rossoni, programma alla base del progetto urbanistico ed architettonico della cittadina.
Tresigallo è una città metafisica prima di tutto per la maniera con cui la sua idea è stata comunicata e tradotta in realtà: è tramite lettere che Rossoni invia schizzi e precisazioni puntuali all’ingegnere Carlo Frighi e a Livio Mariani che lo aiutano in loco a realizzare il suo progetto. Gli spazi architettonici sono progettati secondo i dettami dello stile razionalista che rappresentava l’avanguardia in campo architettonico non solo in Italia ma nell’Europa dell’epoca: le facciate degli edifici disegnano vere e proprie stanze urbane all’aperto che hanno il cielo come soffitto e che permettono al visitatore di immergersi in una “piazza d’Italia” dipinta da Giorgio De Chirico. Dopo gli anni del dopoguerra in cui questo patrimonio monumentale è stato identificato con la memoria della dittatura fascista, i tempi sono lentamente maturati per riscoprire il fascino indiscusso di questi spazi realizzati con la materia dei sogni.
Si è capito che gli edifici in se non sono né buoni né cattivi, indipendentemente da quale mano li ha realizzati. Sì è giunti finalmente alla consapevolezza che la migliore forma per condannare le nefandezze compiute nel passato è accettarle come fatti storici e ripartire convertendo quanto ci è stato lasciato in qualcosa di buono e utile per la comunità. In Italia e in Europa, attraverso anche progetti transnazionali come la Rotta Culturale Atrium, non solo si è riscoperto il valore intrinseco di questo tipo di architettura ma si è anche intravista l’enorme potenzialità di sviluppo locale attraverso la promozione intelligente di questo patrimonio dissonante, che da peso della storia si è trasformato in risorsa.
(*Architetto)
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