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Il mondo degli “invisibili” visto dal direttore di Viale K

Il mondo degli “invisibili” visto dal direttore di Viale K

Rinaldi ha appena concluso il primo libro intitolato “Metafisica dello sterco” Dieci racconti e con personaggi legati a fatti di cronaca della nostra città

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Un libro che rimette al centro tutte quelle vicende di uomini e donne che fingiamo di non vedere, che definiamo “gli invisibili” ma che in realtà sono visibilissimi, storie di persone che preferiamo ignorare perché ci fa comodo, perché è più facile dire “ma tanto ci pensano i servizi sociali, i volontari”, anziché cercare un contatto seppur superficiale con chi è in difficoltà. Il libro è La metafisica dello sterco (Pluriversum edizioni), curato da Davide Magnani, opera prima di Raffaele Rinaldi, operatore sociale, direttore della struttura Viale K, che per lavoro ha quotidianamente ha a che fare con storie e vicende legate alle varie forme di povertà e disagio.

Il testo inaugura una collana di narrativa sociale che si chiama “Schegge dall’Altrove”. Già il titolo, La metafisica dello sterco è un ossimoro, quasi un pugno nello stomaco al lettore, un tentativo di risvegliare le nostre coscienze anestetizzate. Il significato del titolo ce lo spiega lo stesso autore. «Metafisica nel corso del tempo ha mutato il suo senso originario di libri collocati dopo la Fisica che aveva assunto con Andronico di Rodi, filosofo greco che aveva riorganizzato la prima edizione completa delle opere scientifiche e filosofiche di Aristotele, che nella sua edizione seguiva i libri della Fisica, da cui dal greco, dopo la fisica, metà tà physikà. La parola Metafisica con il tempo ha allargato il significato - aggiunge Rinaldi -, per indicare qualcosa che va oltre la realtà sensibile. A contrasto, lo sterco è la riduzione antropologica dell’altro a scarto, a degrado urbano, una sorta di regressione culturale dell’umanità che ha subito un imbarbarimento».

Dieci racconti che attraversano diversi stili narrativi, dal fantasy allo stile epistolare. Al centro tanti i personaggi, tra cui un ragazzo morto per overdose, una donna che ha subìto violenza familiare, lo stesso autore in visita alla mostra sull’Ariosto che si addormenta e nel sogno insegue i ladri, dei Mori, ma si ritrova in una serie di metafore che raffigurano l’ignoranza e il bestiario moderno in mezzo a creature mostruose, il detenuto, una clochard convinta di essere inseguita dal diavolo, la visita dell’autore al Palazzo degli Specchi dove incontra un’umanità dolente e la miseria, un racconto sui profughi, una sui due ragazzi coinvolti nell’omicidio Tartari in cui l’autore si chiede cosa possa avere determinato in due ragazzi a compiere una simile efferatezza, e uno in cui l’autore spiega che l’esercito serve ma è solo un pezzo di soluzione, pensando piuttosto a un esercito di pensionati che insegnano ai ragazzini a costruirsi una vita, di giornalisti che cercano cronaca bianca come l’oro, di insegnanti cui vengano dati strumenti per la formazione, di donne che generano accoglienza, di genitori che ascoltano i figli.

In sostanza, secondo l’autore, «è meglio esercitarsi nella cittadinanza piuttosto che avere una cittadina militarizzata».

Luoghi e vicende sono ferraresi, ma simbolicamente qualsiasi città potrebbe essere l’ambientazione di questi racconti, che si svolgono tra cavalcavia, stazione, carcere, abitazioni dove vivono persone sole, lo stesso ufficio di Viale K.

Non a a caso nel libro, l’autore scrive di Epifanie, nel senso di «storie che si manifestano, sic et simpliciter, storie visibilissime». La copertina, che raffigura le Muse inquietanti di De Chirico rivisitate, allude agli emarginati, ridotti a manichini dall’incapacità dell’uomo a guardare oltre, a capire cosa ha prodotto la situazione di disagio che quell’individuo sta vivendo. Lo stesso cielo verde, raffigura il rovesciamento di valori. «Abbiamo la sindrome di Polifemo, perché vediamo con un occhio solo, ma l’altro ci serve per creare la prospettiva, la profondità. Ecco, ritengo che oggi agli uomini manchi il secondo occhio».

Per combattere questo imbarbarimento culturale, che trasforma l’accoglienza in business e la solidarietà in buonismo, «serve rapportarsi con l’altro, avvicinarsi, incontrarsi, diventare adulti responsabili, e si è tali solo quando ci si prende cura dell’altro», conclude Rinaldi.

La metafisica dello sterco è disponibile da ieri nelle librerie ferraresi e su Amazon: il ricavato sarà interamente devoluto all’associazione di Viale K. La prima presentazione del libro è mercoledì 18, alle 18, alla libreria Feltrinelli, in via Garibaldi.

Veronica Capucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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