La brutta notizia della morte dell’amico Cecio
Ecco un brano del libro di Rinaldi, intitolato VIII Epifania - Messaggio all’Araba infeliceCiao Cecio, oggi nel primissimo pomeriggio gli agenti in borghese della Questura hanno bussato forte alla...
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Ecco un brano del libro di Rinaldi, intitolato VIII Epifania - Messaggio all’Araba infelice
Ciao Cecio,
oggi nel primissimo pomeriggio gli agenti in borghese della Questura hanno bussato forte alla porta dell’ufficio. Mi chiedevano di Sergio M. ma all’inizio non capivo perché per tutti noi eri “Cecio”. L’orario insolito e l’incalzare delle domande mi avevano fatto pensare che stavolta l’avevi combinata grossa, oppure che ti eri cacciato in un bel pasticcio. Vanno via in fretta e sento sgommare la loro auto. È da un pezzo che non venivi in ufficio, perché troppo impegnato tra le attività della comunità di accoglienza e la borsa lavoro del servizio sociale. Poi, da quando ti sei trasferito dalla nostra casa, ci siamo persi di vista.
Torno alla mia scrivania: «No! Sergio M., no!». Rimango impietrito nel leggere i titoli cubitali di alcuni giornali online: «Trovato morto nei giardini del Barco». «Muore di overdose davanti alle poste». «Eroina, 50enne trovato morto vicino alle poste del Barco». Non sono parole, ma pugnalate. La crudele conferma viene dal volto sbiancato di Francesca, che ha appena finito di parlare al telefono con don Domenico Bedin il quale – presumo – l’abbiano chiamato d’urgenza per il riconoscimento. Faccio un giro di telefonate agli operatori che in qualche modo lo hanno conosciuto. Posso dire che ho sentito declinare Cecio in diversi modi: il 50enne ferrarese, il tossicodipendente, l’utente, la scheda, il paziente, il drogato, mentre mi rimane scolpita la memoria di una persona che una volta mi chiese di accoglierlo perché voleva mettersi nella carreggiata giusta, che voleva abbandonare i sentieri delle proprie resistenze e i sottoboschi delle soluzioni provvisorie, aveva voglia di rispecchiarsi nell’acqua pulita e calma della speranza, ...voleva dimostrare a se stesso e ai suoi cari che una rinascita dalle ceneri di un passato grigio e pesante era possibile, perché ardeva ancora la voglia di esserci. Una rinascita...
Ciao Cecio,
oggi nel primissimo pomeriggio gli agenti in borghese della Questura hanno bussato forte alla porta dell’ufficio. Mi chiedevano di Sergio M. ma all’inizio non capivo perché per tutti noi eri “Cecio”. L’orario insolito e l’incalzare delle domande mi avevano fatto pensare che stavolta l’avevi combinata grossa, oppure che ti eri cacciato in un bel pasticcio. Vanno via in fretta e sento sgommare la loro auto. È da un pezzo che non venivi in ufficio, perché troppo impegnato tra le attività della comunità di accoglienza e la borsa lavoro del servizio sociale. Poi, da quando ti sei trasferito dalla nostra casa, ci siamo persi di vista.
Torno alla mia scrivania: «No! Sergio M., no!». Rimango impietrito nel leggere i titoli cubitali di alcuni giornali online: «Trovato morto nei giardini del Barco». «Muore di overdose davanti alle poste». «Eroina, 50enne trovato morto vicino alle poste del Barco». Non sono parole, ma pugnalate. La crudele conferma viene dal volto sbiancato di Francesca, che ha appena finito di parlare al telefono con don Domenico Bedin il quale – presumo – l’abbiano chiamato d’urgenza per il riconoscimento. Faccio un giro di telefonate agli operatori che in qualche modo lo hanno conosciuto. Posso dire che ho sentito declinare Cecio in diversi modi: il 50enne ferrarese, il tossicodipendente, l’utente, la scheda, il paziente, il drogato, mentre mi rimane scolpita la memoria di una persona che una volta mi chiese di accoglierlo perché voleva mettersi nella carreggiata giusta, che voleva abbandonare i sentieri delle proprie resistenze e i sottoboschi delle soluzioni provvisorie, aveva voglia di rispecchiarsi nell’acqua pulita e calma della speranza, ...voleva dimostrare a se stesso e ai suoi cari che una rinascita dalle ceneri di un passato grigio e pesante era possibile, perché ardeva ancora la voglia di esserci. Una rinascita...
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