I forti sul Delta, teatri di mille battaglie
La mostra è frutto della ricerca di un appassionato con mappe delle fortificazioni
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All’Archivio di Stato in corso Giovecca è in corso la mostra “Giovani terre contese del Delta del Po”, la quale prende in esame l’area del Delta del Po così come si è andata formando dagli inizi del 1600 - dopo il taglio di Porto Viro, deciso dai veneziani a fine 1598 -. È divisa in tre sezioni, secondo ambiti storico-cronologici: secoli XVII e XVIII (con fortificazioni seicentesche e settecentesche, da un lato venete dall’altro papaline-ferraresi, che si fronteggiavano a breve distanza, più volte costruite e demolite poiché i trattati di pace fra Repubblica di Venezia e Stato Pontificio prevedevano il disarmo da entrambe le parti); il secolo XIX (con in risalto il telegrafo ottico, innovazione napoleonica di grande portata strategica, che superava la lentezza delle comunicazioni a cavallo: ad esempio tramite il telegrafo ottico la notizia dell’ingresso a Mosca da parte di Napoleone pervenne a Parigi in sole 22 ore anziché impiegare giorni); infine, la sezione dedicata alla Grande Guerra.
Durante il convegno tenutosi all’inaugurazione, la direttrice dell’Archivio, Cristina Sanguineti, ha spiegato come «lo studio che si presenta conferma la straordinaria ricchezza del fondo dei periti agrimensori conservato nell’Archivio di Stato. Splendide e dettagliatissime sono le mappe del perito camerale pontificio Giovanni Iacomelli, che l’Archivio di Stato di Ferrara ha concesso al ricercatore Luciano Chiereghin in riproduzione e che hanno consentito allo studioso di individuare con precisione, tramite attente operazioni di georeferenziazione, gli esatti siti in cui furono edificate le fortificazioni. L’edizione ferrarese della mostra itinerante (ricerca stampata su 22 pannelli) si caratterizza perciò per l’esposizione degli esemplari originali delle mappe settecentesche, oltre che per l’esposizione di un modello in legno del telegrafo ottico, importante innovazione napoleonica».
«La ricerca che viene presentata - ha aggiunto la direttrice - è ricca di spunti, tanto da meritare approfondimenti».
Oltre alla presentazione generale nella giornata inaugurale, sono state quindi programmate due giornate di approfondimento: mercoledì 18 ottobre proprio sul telegrafo ottico, con una conferenza sull’evoluzione della crittografia in collaborazione con il Dipartimento di matematica e informatica dell’Università di Ferrara; martedì 31 ottobre sulla Grande Guerra, con letture specifiche.
A parlare della mostra è intervenuto anche il professor Franco Cazzola, il quale ha ricordato come le nuove terre formatesi dopo il taglio di Porto Viro siano state a lungo oggetto di contesa fra Venezia e Ferrara e come la Repubblica di Venezia cercasse di accaparrarsi subito le nuove terre, che con lo scorrere del fiume ed il deposito dei relativi detriti si andavano formando anche attraverso un sistema di rapido accatastamento. «Per assicurarsi rapidità di esecuzione - ha spiegato - avrebbe pagato i tecnici a percentuale sul quantitativo di terre accatastate».
Meticoloso il lavoro svolto dal ricercatore Chiereghin, frutto della paziente georeferenziazione con la quale è riuscito ad individuare con precisione i siti dove furono erette le fortificazioni, operazione che non era mai riuscita sinora ad alcun ricercatore, vista la mutevolezza del corso del fiume e la difficoltà di trovare punti fermi per il lavoro di sovrapposizione delle mappe antiche sulle moderne. L'esempio pratico ha riguardato in tal senso i forti Bocchetta, ferrarese-pontificio, e Donzella, veneto, quest’ultimo dalla caratteristica forma a stella ad otto punte (nella foto).
La curiosità è che Chiereghin è un ricercatore non professionista, nel senso di non accademico, ma è un grande frequentatore dell’Archivio di Stato di Rovigo. La mostra è stata realizzata con il sostegno di tutti i Comuni della Bassa Rodigina, curata dal Centro ricerca e documentazione del Delta, con ricerca iconografica a cura dello stesso Chiereghin, Luigi Contegiacomo, Mihrah Tchaprassian e Maurizio Tezzon, coordinatore dell’intero progetto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Durante il convegno tenutosi all’inaugurazione, la direttrice dell’Archivio, Cristina Sanguineti, ha spiegato come «lo studio che si presenta conferma la straordinaria ricchezza del fondo dei periti agrimensori conservato nell’Archivio di Stato. Splendide e dettagliatissime sono le mappe del perito camerale pontificio Giovanni Iacomelli, che l’Archivio di Stato di Ferrara ha concesso al ricercatore Luciano Chiereghin in riproduzione e che hanno consentito allo studioso di individuare con precisione, tramite attente operazioni di georeferenziazione, gli esatti siti in cui furono edificate le fortificazioni. L’edizione ferrarese della mostra itinerante (ricerca stampata su 22 pannelli) si caratterizza perciò per l’esposizione degli esemplari originali delle mappe settecentesche, oltre che per l’esposizione di un modello in legno del telegrafo ottico, importante innovazione napoleonica».
«La ricerca che viene presentata - ha aggiunto la direttrice - è ricca di spunti, tanto da meritare approfondimenti».
Oltre alla presentazione generale nella giornata inaugurale, sono state quindi programmate due giornate di approfondimento: mercoledì 18 ottobre proprio sul telegrafo ottico, con una conferenza sull’evoluzione della crittografia in collaborazione con il Dipartimento di matematica e informatica dell’Università di Ferrara; martedì 31 ottobre sulla Grande Guerra, con letture specifiche.
A parlare della mostra è intervenuto anche il professor Franco Cazzola, il quale ha ricordato come le nuove terre formatesi dopo il taglio di Porto Viro siano state a lungo oggetto di contesa fra Venezia e Ferrara e come la Repubblica di Venezia cercasse di accaparrarsi subito le nuove terre, che con lo scorrere del fiume ed il deposito dei relativi detriti si andavano formando anche attraverso un sistema di rapido accatastamento. «Per assicurarsi rapidità di esecuzione - ha spiegato - avrebbe pagato i tecnici a percentuale sul quantitativo di terre accatastate».
Meticoloso il lavoro svolto dal ricercatore Chiereghin, frutto della paziente georeferenziazione con la quale è riuscito ad individuare con precisione i siti dove furono erette le fortificazioni, operazione che non era mai riuscita sinora ad alcun ricercatore, vista la mutevolezza del corso del fiume e la difficoltà di trovare punti fermi per il lavoro di sovrapposizione delle mappe antiche sulle moderne. L'esempio pratico ha riguardato in tal senso i forti Bocchetta, ferrarese-pontificio, e Donzella, veneto, quest’ultimo dalla caratteristica forma a stella ad otto punte (nella foto).
La curiosità è che Chiereghin è un ricercatore non professionista, nel senso di non accademico, ma è un grande frequentatore dell’Archivio di Stato di Rovigo. La mostra è stata realizzata con il sostegno di tutti i Comuni della Bassa Rodigina, curata dal Centro ricerca e documentazione del Delta, con ricerca iconografica a cura dello stesso Chiereghin, Luigi Contegiacomo, Mihrah Tchaprassian e Maurizio Tezzon, coordinatore dell’intero progetto.
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