Bononi ha preso possesso delle sale dei Diamanti
di FABIO ZIOSI
L’allestimento delle opere a pochi giorni dall’inaugurazione della rassegna Il curatore: «Ha saputo interpretare la tensione religiosa del suo tempo»
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Il lunotto con sopra scritto “Carlo Bononi. L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese. 14 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018”, è all’ingresso della biglietteria. Tra oggi e domani sarà sistemato sopra il portone di Palazzo dei Diamanti. Fuori, sulla facciata, stanno coprendo con diamanti di stoffa quelli veri, per abbellire la facciata nascosta dalle impalcature. Più che mai il Palazzo è un cantiere aperto dentro e fuori. Alla visita in anteprima della mostra d’inverno di Ferrara Arte, a farci da guida c’erano i curatori Giovanni Sassu, conservatore dei Musei d’arte antica, e Francesca Cappelletti, docente di Storia dell’arte a Unife, accompagnati da Maria Luisa Pacelli direttrice della mostra e delle Gallerie d’arte moderna e contemporanea.
All’interno delle sale una parte dei quadri è già al suo posto, tecnici e curatori stanno lavorando alacremente per fa si che tutto sia pronto per sabato prossimo.
«È un appuntamento importante – ha detto Pacelli – perché conferma anche l’aspetto di studio e ricerca che dedichiamo anche ad artisti meno noti. Ma lo è anche perché questa prima monografica mai realizzata, è una sorta di risarcimento nei confronti del ferrarese Bononi. Artista che non ha goduto della fama che avrebbe meritato perché il Seicento è stato offuscato dalla stagione estense del Quattro e Cinquecento». Una mostra che consentirà di studiare, capire e valorizzare la Ferrara del ‘600, per troppo tempo schiacciata dai fasti estensi.
Non a caso, come è stato ricordato, ai visitatori verrà anche consegnata una mappa della città con i luoghi del Bononi, un nuovo percorso culturale che va oltre la temporaneità della mostra. «La prima metà del ‘600 – ha detto Sassu - non è stata affatto un periodo buio della storia ferrarese. I visitatori della Ferrara del Seicento e Settecento non andavano a Schifanoia ma a Santa Maria in Vado per vedere le splendide opere del Bononi che vi sono ancora conservate».
Un pittore che ha saputo interpretare «in modo sublime e intimamente partecipato, la tensione religiosa del suo tempo». Come hanno detto i curatori: «Pittore di grandi cicli decorativi sacri e di pale d’altare, Bononi elabora un linguaggio pittorico che pone al centro l’emozione, il rapporto intimo e sentimentale tra le figure dipinte e l’osservatore».
La sua arte è stata accostata a quella di Tintoretto e Caravaggio e di altri pittori del suo tempo come i Carracci. Il dialogo con questi c’è stato come è ben visibile nelle opere esposte ai Diamanti. Sin dalla prima sala il confronto di assonanze è presente tra il San Girolamo del Guercino, la Trinità con Cristo morto di Ludovico Carracci e la splendida Pietà di Bononi con una Madonna piangente con lacrime memorabili tanto da averle dato il nome di Afflittissima.
«In questa sala – ha detto la Cappelletti – c’è la spettacolarità del Barocco e sono contenuti i temi che troveremo sviluppati nelle altre sale». Nella seconda sala inizia il percorso cronologico, che parte da inizio Seicento. Una Madonna con bambino e due santi riporta dipinto in un angolo il Castello estense com’era in quel periodo. Tra gli altri quadri esposti vi è una Sibilla proveniente dalla Fondazione Cavallini-Sgarbi che era nell’Oratorio di Santa Maria della Scala (vicino alla chiesa di San Francesco) che era considerato una sorta di Sistina di Ferrara e che vide lavoravi contemporaneamente, altre a Bononi, Ludovico Carracci, Scarsellino e Federico Zuccari. Nella terza sala vi sono i primi successi di Bononi come l’Annunciazione commissionata dai Bentivoglio.
Nella quarta sala sono esposti e disegni di quello che è considerato il suo capolavoro che possiamo vedere nei soffitti e nel catino absidale di Santa Maria in Vado. La sala successiva è dedicata al viaggio a Roma tra Naturalismo e Barocco, poi risplendono i San Sebastiano che coniugano «un miracoloso equilibrio tra la sensualità del nudo con le esigenze votive». Nella settima sala Bonomi dimostra di essere pittore non solo di pale d’altare ma anche di quadri di piccole dimensioni per case e palazzi. Nell’ultima sala vi sono gli anni della piena maturità con, tra gli altri, l’incompiuto “San Luigi di Francia invoca la fine della peste” del 1632, il suo testamento poetico.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
All’interno delle sale una parte dei quadri è già al suo posto, tecnici e curatori stanno lavorando alacremente per fa si che tutto sia pronto per sabato prossimo.
«È un appuntamento importante – ha detto Pacelli – perché conferma anche l’aspetto di studio e ricerca che dedichiamo anche ad artisti meno noti. Ma lo è anche perché questa prima monografica mai realizzata, è una sorta di risarcimento nei confronti del ferrarese Bononi. Artista che non ha goduto della fama che avrebbe meritato perché il Seicento è stato offuscato dalla stagione estense del Quattro e Cinquecento». Una mostra che consentirà di studiare, capire e valorizzare la Ferrara del ‘600, per troppo tempo schiacciata dai fasti estensi.
Non a caso, come è stato ricordato, ai visitatori verrà anche consegnata una mappa della città con i luoghi del Bononi, un nuovo percorso culturale che va oltre la temporaneità della mostra. «La prima metà del ‘600 – ha detto Sassu - non è stata affatto un periodo buio della storia ferrarese. I visitatori della Ferrara del Seicento e Settecento non andavano a Schifanoia ma a Santa Maria in Vado per vedere le splendide opere del Bononi che vi sono ancora conservate».
Un pittore che ha saputo interpretare «in modo sublime e intimamente partecipato, la tensione religiosa del suo tempo». Come hanno detto i curatori: «Pittore di grandi cicli decorativi sacri e di pale d’altare, Bononi elabora un linguaggio pittorico che pone al centro l’emozione, il rapporto intimo e sentimentale tra le figure dipinte e l’osservatore».
La sua arte è stata accostata a quella di Tintoretto e Caravaggio e di altri pittori del suo tempo come i Carracci. Il dialogo con questi c’è stato come è ben visibile nelle opere esposte ai Diamanti. Sin dalla prima sala il confronto di assonanze è presente tra il San Girolamo del Guercino, la Trinità con Cristo morto di Ludovico Carracci e la splendida Pietà di Bononi con una Madonna piangente con lacrime memorabili tanto da averle dato il nome di Afflittissima.
«In questa sala – ha detto la Cappelletti – c’è la spettacolarità del Barocco e sono contenuti i temi che troveremo sviluppati nelle altre sale». Nella seconda sala inizia il percorso cronologico, che parte da inizio Seicento. Una Madonna con bambino e due santi riporta dipinto in un angolo il Castello estense com’era in quel periodo. Tra gli altri quadri esposti vi è una Sibilla proveniente dalla Fondazione Cavallini-Sgarbi che era nell’Oratorio di Santa Maria della Scala (vicino alla chiesa di San Francesco) che era considerato una sorta di Sistina di Ferrara e che vide lavoravi contemporaneamente, altre a Bononi, Ludovico Carracci, Scarsellino e Federico Zuccari. Nella terza sala vi sono i primi successi di Bononi come l’Annunciazione commissionata dai Bentivoglio.
Nella quarta sala sono esposti e disegni di quello che è considerato il suo capolavoro che possiamo vedere nei soffitti e nel catino absidale di Santa Maria in Vado. La sala successiva è dedicata al viaggio a Roma tra Naturalismo e Barocco, poi risplendono i San Sebastiano che coniugano «un miracoloso equilibrio tra la sensualità del nudo con le esigenze votive». Nella settima sala Bonomi dimostra di essere pittore non solo di pale d’altare ma anche di quadri di piccole dimensioni per case e palazzi. Nell’ultima sala vi sono gli anni della piena maturità con, tra gli altri, l’incompiuto “San Luigi di Francia invoca la fine della peste” del 1632, il suo testamento poetico.
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